Processioni del venerdì Santo e riti della settimana Santa: le indicazioni del monsignor Corrado Lorefice




“La cessazione dello stato di emergenza non coincide di fatto con un completo superamento della crisi pandemica. La risalita dei contagi ci obbliga a non abbassare la guardia e ad agire con estrema cautela e prudenza. Dobbiamo inoltre sentire forte l’appello a custodire un clima di sobrietà in questo momento in cui tanti nostri fratelli e sorelle muoiono sotto le macerie causate dalla guerra”

La decisione della revoca dello stato di emergenza sanitaria, ci induce a ripristinare le processioni religiose, a partire – come indicato nel comunicato finale della Sessione Primaverile della Conferenza Episcopale Siciliana – da quella che solitamente si suole tenere la Domenica delle Palme. A seguire, tra le più attese, le processioni del Venerdì Santo, nella loro multiforme espressione e, soprattutto, quella tradizionale del Cristo morto e dell’Addolorata.

Mi sembra, tuttavia, opportuno fare con voi alcune necessarie considerazioni per far tesoro dei preziosi insegnamenti che ci lascia la dura esperienza della sosta forzata di questi ultimi due anni.
La cessazione dello stato di emergenza non coincide di fatto con un completo superamento della crisi pandemica. La risalita dei contagi, soprattutto nella nostra Isola, ci obbliga a non abbassare la guardia e ad agire con estrema cautela e prudenza.
Se i protocolli governativi non prevedono più le severe restrizioni dei mesi passati, questo non significa che possiamo imprudentemente ritornare alle abitudini di un tempo.
Si aggiunga l’allarmante situazione generata dal conflitto Russo-Ucraino che suscita ulteriore tensione, in un contesto già di suo critico. Comprendiamo bene quanto sia doveroso per tutti fare attente valutazioni e vagliare decisioni che siano le migliori in questo momento.
In tal senso, il comunicato dei Vescovi ci ricorda con chiarezza che dobbiamo sentire forte l’appello a custodire un clima di sobrietà in questo momento in cui tanti nostri fratelli e sorelle muoiono sotto le macerie causate dalla guerra e altri vivono sotto la continua minaccia di bombardamenti sempre più intensi e distruttivi.
È in questo contesto che dobbiamo pensare la ripresa delle nostre processioni perché, in questo clima, esprimano ancor più il loro intrinseco carattere originario di “manifestazione di una vita teologale animata dall’azione dello Spirito Santo che è stato riversato nei nostri cuori (cfr Rm 5,5)” (Francesco, Evangelii gaudium, 125). E se va custodito in esse il ricco patrimonio di fede e di cultura del nostro popolo, vanno comunque purificate da quegli elementi che ne offuscano il significato più profondo e che le espongono ad alcuni rischi e percoli, quali: il prevalere delle manifestazioni devozionali sulla preghiera liturgica della Chiesa, spesso sconosciuta e tralasciata proprio nel Triduo Pasquale; il ritenere la processione come momento esclusivo della festa; la degenerazione della processione stessa, che da testimonianza di fede, diventa spesso un intrattenimento spettacolare soggetto sempre più ai criteri del marketing del folclore religioso (cfr Evangelii gaudium, 69-70).

Pertanto, fermo restando quanto già disposto nel Regolamento per le feste religiose della nostra Arcidiocesi, già a partire dalla prossima Settimana Santa ci si attenga alle seguenti indicazioni:

– La sera del Giovedì Santo la Chiesa celebra il mistero dell’Eucaristia, istituito da Cristo durante l’ultima cena: si eviti tutto ciò che contrasta con lo spirito di questa celebrazione e anticipa indebitamente aspetti propri del Venerdì Santo (processione del Cristo alla colonna con relative drammatizzazioni e accompagnamento di bande musicali che eseguono marce funebri).

– Il Venerdì Santo, l’inizio della processione sia programmato in modo tale da dare la possibilità di partecipare prima, nelle parrocchie e nelle chiese autorizzate, alla Celebrazione della Passione del Signore. Così pure si preveda il rientro entro e non oltre le ore 23,30. Il percorso processionale sia studiato in modo tale che risulti agevole e senza improvvise deviazioni. Per quanto possibile ci si limiti a itinerari che rientrino entro i confini del territorio parrocchiale. Se per motivi pastorali attentamente ponderati si esige il passaggio nel territorio di un’altra parrocchia, ciò avvenga sempre sentito il parroco di quest’ultima e avendone da lui esplicita autorizzazione. Si predispongano percorsi processionali brevi, in grado di toccare simbolicamente le vie principali del rione; si evitino in ogni caso inutili e insensati rallentamenti che prolungano e appesantiscono la processione, così da evitare che i fercoli con i simulacri rimangano per lunghi tratti senza la partecipazione dei fedeli. Va da sé che resta invariata la disposizione di sottoporre l’itinerario agli uffici competenti per le dovute autorizzazioni.

– I fercoli processionali siano addobbati con sobrietà e decoro. Non si affiggano carta-moneta e preziosi su di essi, tanto meno sulle sacre immagini. Di fondamentale importanza resta l’animazione della processione. Si preveda una sola banda musicale (è davvero segno di spreco averne più di una!), in modo da alternare alle marce bandistiche canti e preghiere che aiutino i fedeli a mantenere un clima spirituale e orante. Si preveda, a tal fine, un buon sistema di amplificazione per favorire la partecipazione dei fedeli ai momenti di canto, di riflessione e di preghiera.

– Consapevoli che le “rappresentazioni” o “drammatizzazioni” della Passione non sono sostitutive della Celebrazione del Venerdì Santo, si eviti che esse si svolgano prima della processione: si destini ad esse eventualmente un altro momento.

Ci si adoperi affinché le processioni stesse non siano pensate come l’alternativa alla liturgia e che non assumano forme di spettacolarizzazione, con l’inserimento di elementi scenici che distraggono e di inopportuni doppioni, come per esempio i piccoli simulacri (le cosiddette “varicedde”).
Si ritengono sconvenienti – dunque da evitare – gli “incontri” tra il Cristo morto e l’Addolorata, non congruenti con lo spirito dell’azione sacra.

– Tenuto conto del particolare momento, si abbia ancora grande cura di mantenere ogni precauzione igienico-sanitaria, dettata soprattutto dal buon senso.

– «Quale gesto concreto di compassione col popolo ucraino, i Vescovi invitano tutti ad evitare i fuochi o le cosiddette “bombe pirotecniche” per le prossime feste pasquali (Domenica delle Palme – Pasqua). […] In segno concreto di solidarietà, si invita a convertire il corrispettivo dei fuochi pirotecnici in aiuti umanitari ai profughi che saranno accolti nelle nostre Diocesi e nelle nostre Città» (Nota Cesi 9.3.2022).

E nel Messaggio alle Confraternite, consegnato dai Presuli Siciliani ai 1053 Sodalizi dell’Isola, facendo eco alla voce del Papa, così i Vescovi si esprimono: «Viviamo questo percorso personale e comunitario di conversione, preghiera e condivisione delle nostre esperienze. Questo tempo ci aiuti a rivisitare, nella nostra memoria comunitaria e personale, la fede che viene dal mistero pasquale di Gesù Cristo morto e risorto, la speranza animata dal soffio dello Spirito e l’amore, la cui fonte inesauribile è il cuore misericordioso del Padre».

Con la speranza che cresca nella nostra Arcidiocesi un più profondo desiderio di Camminare insieme, e una più viva coscienza della comune partecipazione all’unica missione della Chiesa, tutti benedico di cuore.

Il documento integrale

Himeralive.it -CS 04.04.22 – INDICAZIONI ARCIVESCOVO ALLE CONFRATERNITE PER LE PROCESSIONI E I RITI DELLA SETTIMANA SANTA


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