Palermo, centrosinistra in frantumi: Orlando senza maggioranza

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Il sindaco ai ferri corti con Italia Viva.

PALERMO – E’ crisi all’interno della maggioranza di centrosinistra al Comune. Il sindaco Leoluca Orlando attraversa ore difficili per l’ennesimo scontro con pezzi della sua coalizione. Questa volta, i protagonisti dell’alterco sono i maggiorenti di Italia Viva, il partito renziano, guidato a Palermo da Davide Faraone, a un passo dalla rottura definitiva con il professore.

Un crescendo di tensioni, sfociato poi nella bocciatura del piano triennale delle opere pubbliche, che ha aperto di fatti una crisi già nell’aria da tempo. Iv ha chiesto al sindaco un cambio di passo, non indifferente: la fine del centrosinistra al governo della città e la creazione di un’Amministrazione “di salute pubblica”, sostenuta da tutte le forze politiche, per traghettare il Comune alle elezioni del 2022. Un “modello Draghi”, per gestire la pandemia ed evitare le dimissioni del primo cittadino.

Senza un accordo con i consiglieri renziani, infatti, Orlando non avrebbe più la maggioranza in Consiglio comunale. Ricordiamo, infatti, che non solo si tratta di uno dei gruppi più nutriti dell’assemblea cittadina, ma è anche quello che esprime il presidente del Consiglio.

Ma il sindaco sembra tutt’altro che propenso alle larghe intese. In una nota diramata ieri, il professore ha attaccato i maggiorenti renziani, accusandoli di voler portare la Lega al governo della città:

“Mai con la Lega. Italia Viva? Ha fatto un atto di chiarezza e per questo li ringrazio: adesso gli assessori decidano se restare o trarne le conseguenze e se non lo faranno revocherò loro le deleghe”.

Resta quindi da capire quali saranno le strategie dei dissidenti: se ritirare i due assessori vicini a Matteo Renzi, Toni Costumati e Leopoldo Piampiano, sancendo così una rottura definitiva, o tornare a trattare col sindaco.

Qualora non si riaprisse il canale del dialogo, il primo cittadino potrebbe tentare la carta del dialogo con altre forze politiche presenti in consiglio (vedi il Movimento 5 stelle) o dimettersi e portare il comune ad elezioni anticipate.

 





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