Polizzi archeologica, una prima introduzione

polizzi



30 giugno 2001 aperto al pubblico il Museo civico archeologico di Polizzi Generosa destinato contenere i reperti della necropoli greco -ellenistica venuta alla luce in Contrada San Pietro ad est dell’ acrocoro su cui si sviluppa la attuale cittadina. Il museo, sistemato in una parte nel seicentesco collegio dei Gesuiti, è stato allestito su progetto dell’ingegnere Enzo ficile e dell’architetto Mario Ventimiglia, di Amedeo Tullio dell’università di Palermo.

All’interno è stata proposta la sezione che illustra i dati emersi con le recenti indagini condotte in Contrada San Pietro, in collaborazione con la Soprintendenza ai beni culturali e ambientali di Palermo.

La fase medievale

In Contrada San Pietro già da tempo era stato localizzato il sito di un insediamento medievale di cui parlano anche le fonti documentarie e la cui esistenza e ora convalidata dal rinvenimento di manufatti ceramici e alcuni frustoli di strutture murarie.

Nella parte superiore è ancora visibile una finestra monofora. Un’altra testimonianza architettonica è una” vera” di pozzo probabilmente costituita nel Settecento.

Nella fascia occidentale dell’area è venuto alla luce un muro . Presso questo,è stato individuato un vasto crollo di ciottoli in cui si è rinvenuto un follaro ovvero una moneta Metallica di piccolo taglio di Guglielmo II . Altri resti e dovevano verosimilmente trovarsi nell’area già sbancata prima dell’intervento della soprintendenza. Nell’area sud della Reggia ,  è stata rinvenuta un ‘interessante pentola di impasto poggiata direttamente sui resti di un segnacolo monumentale.

I manufatti documentano allo stato della ricerca una frequentazione di XII e XV secolo. Fino a non molti anni fa vi erano soltanto poche e contraddittorie testimonianze relative all’esistenza di un centro antico nel territorio di Polizzi ,poiché infatti, la statua di Iside triforme distrutto nel 1775 non si avevano  notizie di rinvenimenti archeologici effettuati nell’area urbana negli ultimi 50 anni.

Grande importanza avuto invece la scoperta della necropoli greco- ellenistica venuta alla luce casualmente con lo sbancamento effettuato per la costruzione di un edificio scolastico tra il 1992 e il 1995-96, fu così esplorata l’area.

Questa scoperta ha riaperto la questione relativa all’origine del nome di Polizzi variamente spiegato come Polis Isidis ovvero città di Iside per la presenza della celebre statua o come Basileòpolis città del re ho soltanto Polis “città trascritto” Bulis “dalle fonti arabe.

L’Indagine sul terreno si è articolata secondo un certo schema . La parte centrale dell’area era turbata dal vasto sbancamento effettuato. Il tutto si è si è concentrato inizialmente nella fascia occidentale dove si è proceduto per grandi aree. Scoperte ed esplorate circa 200 sepolture ed oltre cui vanno aggiunte quelle messe in luce nell’area a sud della Reggia Trazzera di Margi Palermo Petralia.

Qui infatti, una piccola area dove si è stata costruita una casa di riposo per anziani.

La frequentazione sembra essere stata meno intensa nella fascia a nord dello sbancamento .In questa forte pendenza verso nord, appare documentata soltanto la prima ed è la più antica fase della necropoli. Dall’indagine, è emersa una maggiore densità e frequentazione nel tempo delle fasce a contatto della regge tessera che continua ad occupare la sede dell’Antico asse. Nell’arco di poco più di due secoli si sono accumulati ben cinque livelli di frequentazione corrispondenti ad altrettante frase di utilizzazione dell’area come sepolcreto.

Gli strati, sovrapposizione senza soluzione di continuità interferiscono tra di loro e hanno consentito alcune osservazioni vanno fatte per presentare le Necropoli di Contrada San Pietro in relazione ai riti ed ai tipi di seppellimenti adottati nel tempo. I risultati delle indagini riportano dei caratteri distintivi ed immediatamente riscontrabili .Queste necropoli registrano una certa organicità di occupazione dell’area ,l’orientamento prevalentemente delle sepolture è quello sud-est e nord-ovest.

Queste peculiarità che nelle fasi più antiche sono adottate con maggiore rigore, assumono ancor più rilievo in relazione all’intensità di frequentazione.

Nell’aria utilizzata come sepolcreto, avviene il rito di inumazione in piena terra . In generazioni secondarie, nelle fasi successive è adottato il rito dell’incinerazione.

L’inumazione consiste nella deposizione del corpo, probabilmente sistemato su nel lettuccio su tavole, posto poi sulla terra nuda. L’incenerazione  è praticata con due diverse modalità : in una  il corpo viene bruciato altrove e le ceneri sono raccolte in un apposito contenitore ovvero il cinerario, in un’altra, nella modalità ,nella fossa stessa. L’incinerazione primaria è il il rito più rappresentato ,documentata in tutte le varie fasi . Nella fossa si  deponeva il corredo funebre e le offerte come mandorle, pinoli, uova eccetera .All’interno di alcune fosse , è stata delimitata una zona privilegiata in cui vengono raccolti i resti delle ossa carbonizzate. Per gli infanti, è adottato il rito dell’inumazione tra due tegole curve o in grandi contenitori che siano anfore onorarie per lo più.

Molte sepolture della Necropoli di Contrada San Pietro sono completate da segnacoli .

Lo studio delle necropoli assume significati e valenze che fino ad alcuni anni fa erano impensabili. Le  sepolture, Infatti, vengono lette come testimonianze della vita e della società del tempo che li produsse.

Il manufatto testimonia l’attività, la cultura e la condizione socio -economica del singolo defunto e quindi del centro di pertinenza della necropoli. Così le città dei morti contribuiscono alla conoscenza della città dei vivi.

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Infatti questo studio fa da analisi e  valutazione dei singoli manufatti che forniscono significativi riscontri per la cronologia. Non sono certo meno rilevanti i segni artistici e culturali che li produsse. Trattasi pertanto quindi di oggetti scelti non solo funzionali per noi oggi preziosi.

 

Dalle ricerche del prof. AMEDEO TULLIO





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