Spaccatura nel partito del presidente Schifani nel giorno della presentazione della Giunta.

Sembra non esserci pace per il neo presidente della Regione, Renato Schifani, eletto con oltre il 40% dei consensi lo scorso 25 settembre.

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Dopo le tribolazioni per la formazione della Giunta, gli intrecci con le nomine del Governo Meloni, lo scontro con la linea romana di Fratelli d’Italia (che alla fine ha prevalso su quella “regionale”), la nuova grana per il Governatore è tutta interna al suo partito, Forza Italia.

Che i rapporti umani e politici con Gianfranco Micciché non fossero idilliaci era già cosa nota da tempo. Ma l’esclusione di quest’ultimo dall’Esecutivo nazionale e l’uscita di scena come presidente dell’Ars hanno fatto nuovamente riscaldare gli animi tra il nuovo presidente e il numero uno di FI sull’isola. Già nel giorno dell’elezione di Gaetano Calvagno (FdI) a capo di sala d’Ercole, Micciché si era idealmente chiamato fuori dalla maggioranza.

Oggi questa spaccatura sembra diventate plastica, al momento della formazione dei gruppi parlamentari, uno dei primi atti della legislatura. 
Mentre il grosso dei deputati azzurri (9, quelli lealisti, vicini a Schifani) ha formalizzato la costituzione del gruppo “Forza Italia” ed eletto Stefano Pellegrino capogruppo, una pattuglia guidata dall’ex presidente Ars e composta da quattro parlamentari ha dato vita ad un gruppo parallelo “Forza Italia-Micciché”, rimasto formalmente fuori dalla maggioranza.

Un film già visto, quello dei doppioni “di lotta e di Governo”, che rimanda agli anni della Giunta Lombardo. All’epoca, sempre Miccichè si sganciò dal PDL (partito di maggioranza) ufficiale per creare il cosiddetto “Pdl Sicilia” e muoversi in autonomia rispetto alla linea azzurra. La scelta di allora fu l’antifona dell’uscita dalle schiere berlusconiane, fino alla formazione di un partito autonomo (“Grande sud”).


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