L’ospedale di Termini Imerese è destinato a chiudere?

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO LA NOTA DELL’AVVOCATO FRANCESCO GIUNTA

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Purtroppo, sembra proprio il destino che incombe sull’antica struttura ospedaliera, in passato punto di riferimento dei Comuni del circondario e anche oltre.
 
Tale centralità era la logica posizione di Termini Imerese, quale sbocco delle direttrici autostradale, stradale, ferroviaria e marittima, cui guardavano non soltanto i Comuni delle Madonie ma anche buona parte delle provincie limitrofe.
 
Nei ranghi del personale, succedutosi nel tempo, si sono annoverati illustri e altamente qualificati clinici e chirurghi. Del pari, il personale infermieristico era particolarmente apprezzato per impegno, spirito di sacrificio, umanità, quali corollari di alta professionalità ed esperienza.
 
Tutto ciò, avrebbe dovuto costituire motivo di una sempre maggiore attenzione da parte delle Istituzioni, in particolare la Regione Siciliana che, nel settore sanità ha competenza esclusiva.
 
Tuttavia lentamente ma inesorabilmente i reparti vengono chiusi o svuotati da figure professionali fondamentali.
 
Un esempio, per tutti, il reparto di “Pediatria”, dove da tempo l’organico è stato ridotto, è scoperto il posto di primario e i medici in servizio sono insufficienti per garantire una presenza continuata e la maggioranza di questi, peraltro, deve ancora acquisire la formale specializzazione. Ne consegue, che il reparto non è in condizione di offrire un servizio adeguato all’utenza, ma tale carenza ricade pesantemente sul reparto di “Ginecologia”, finora unico punto nascita dell’Azienda (che supera la soglia minima di 500 parti annuali, previsti dalla vigente normativa), in quanto ai bambini appena nati non è assicurata l’opportuna tutela pediatrica.
 
Altro settore importante che presenta carenze strutturali è la “Medicina” sia per la pluriennale assenza di un primario sia per l’insufficienza numerica del personale. Patologica è certamente la situazione del servizio “Cardiologia”, da tempo carente di adeguato numero di personale, aggregato a quello di “Medicina”.
 
Come è ovvio, non è tanto un problema, per quanto rilevante, di autonomia operativa, quanto la impossibilità di garantire all’utenza ospedaliera ed esterna adeguata e continuata assistenza.
Non è da meno la “Radiologia” che sebbene dotata di strumentazione moderna e adeguata, si deve limitare alle richieste provenienti dal Pronto Soccorso e dagli altri Reparti. E’ escluso, pertanto, l’utilizzo del servizio da parte dell’utenza esterna.
Il “Pronto Soccorso” e la relativa astanteria dispongono di locali adeguati e recentemente rinnovati. Tuttavia, stante la carenza cronica di personale, si assiste quotidianamente alle sofferenze psichiche cui sono sottoposti i cittadini che vi si recano a causa di un incidente o di un malore.
Infatti, continuano a registrarsi lamentele da parte di chi attende, anche per ore il proprio turno.
 
 
E’ appena il caso di ricordare che molti locali della struttura ospedaliera sono chiusi da anni, mentre potrebbero essere utilizzati a servizio del cittadino per una sanità pubblica più efficiente.
Di chi la colpa?
 
Non certo del personale sanitario, parasanitario e ausiliario, grazie al quale le carenze sono meno evidenti.
 
Ma certamente le responsabilità vanno individuate negli organi regionali e nella deputazione nazionale e regionale locale che hanno consentito la progressiva svalutazione della struttura sanitaria termitana.
 
Chiediamo con forza che la nuova Commissione Sanità dell’Assemblea Regionale Siciliana, non appena operativa, faccia un sopralluogo approfondito e analitico, ascoltando gli amministratori dei Comuni del Distretto sanitario, delle Organizzazioni Sindacali di Categoria, ma anche il singolo personale che vive ogni giorno la tragedia di una morte annunciata.
 
Si confida che gli amministratori comunali assumano iniziative “forti” per attirare l’attenzione su questa problematica, i cui temi, in questa sede sono stati soltanto accennati e che, invece, hanno bisogno di essere affrontati con determinazione e sincera voglia di conseguire l’obiettivo del rilancio della struttura sanitaria pubblica imerese.


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