Omicidio Roberta Siragusa: ultime udienze a carico di Pietro Morreale, spunta il giallo della sciarpa




Il processo a carico di Pietro Morreale, il diciannovenne caccamese accusato dell’omicidio di Roberta Siragusa la notte del 23 gennaio del 2021 a soli 17 anni, va avanti. La prossima udienza sarà il 21 settembre. Sarà la volta dell’avvocato della difesa di Pietro Morreale, l’avvocato Gaetano Giunta. Seguirà la sentenza.

Nell’udienza di oggi gli avvocati di parte civile che assistono i genitori e il fratello di Roberta Siragusa hanno ripercorso gli ultimi giorni della ragazza caccamese e hanno chiesto l’ergastolo, così come lo ha fatto il PM, Giacomo Barbara, che ha coordinato le indagini condotte dai carabinieri del reparto territoriale di Termini Imerese.

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Gli avvocati Giovanni Castronovo, Simona La Verde, Sergio Burgio e Giuseppe Canzone ritengono che bisogna continua a indagare perché per compiere l’omicidio Pietro Morreale avrebbe avuto dei complici almeno per abbandonare il corpo della giovane nel dirupo. Secondo la ricostruzione degli avvocati di Roberta è stata “stordita e bruciata viva nei pressi del campo sportivo”. Nessuno di loro crede alla tesi del suicidio: “Le evidenze scientifiche sono chiare, è stato un omicidio efferato e premeditato”.

Lo dimostrerebbero i “33 episodi di violenza subiti da Roberta nei mesi antecedenti alla morte”. Per ultimo quello riferito da un testimone: “Quattro giorni prima del ritrovamento del cadavere, avvenuto nel gennaio 2021, Morreale avrebbe stretto una corda attorno al collo di Roberta”.  Non si sarebbe rassegnato alla fine del loro fidanzamento. Una volta commesso il delitto, secondo i legali di parte civile, il ventenne imputato avrebbe invitato un amico a giocare on line di notte alla Play Station e ha inviato dei messaggi telefonici a Roberta per chiederle come stava e dove si trovasse. Durante l’udienza è stato ripercorso quanto successo quella notte a Caccamo.

Ogni passaggio è stato ricostruito grazie a decine di fotogrammi dei sistemi di videosorveglianza che hanno ripreso tutti gli spostamenti compiuti dall’imputato quella sera. Particolare attenzione è stata rivolta all’analisi del video in cui si vede la fiammata che avrebbe avvolto il corpo di Roberta.

I legali hanno chiesto alla Corte di trasmettere gli atti alla Procura affinché si continui a indagare sulla eventuale presenza di complici che potrebbero avere aiutato il giovane a fare sparire il corpo. Una circostanza che emergerebbe dal fatto che all’indomani, quando Morreale accompagnò i carabinieri, non riconobbe subito il luogo dove si trovava il cadavere.

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E poi c’è il giallo di una sciarpa consegnata alla madre di Roberta, ma che in realtà, secondo i legali, apparterebbe ad un parente dell’imputato. Era stata ritrovata a Monte Rotondo, dove c’era il corpo della ragazza. In alcuni passaggi del suo esame, Morreale ha parlato al plurale. Si è confuso oppure davvero ha avuto dei complici?


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