La diocesi si prepara a fare ‘’sinodo’’, proseguono i lavori nel capoluogo siciliano



«É porsi sulla stessa via del Verbo fatto uomo: seguire le sue tracce, ascoltando la sua Parola insieme alle parole degli altri. E’ scoprire con stupore che lo Spirito Santo soffia in modo sempre sorprendente, per suggerire percorsi e linguaggi nuovi» – dice Papa Francesco.

Cosi proponiamo un brevissimo studio sull’opera letteraria ‘’GLORIA’’, di BALTHASAR H. U. VON, sugli ‘’ASPETTI ESTETICI DELLA RIVELAZIONE’’.

L’opera si pone come in rapporto estetico alla rivelazione di Dio, come fonte d’ispirazione alla totale comprensione delle opere visive della chiesa ad uscire dal proprio guscio e rapportarsi alla grande visione di un mondo che usa la fede come comprensione della bellezza, che le stesse donano agli uomini in maniera del tutto semplice e non più del tutto incomprensibile di un cosmo difficile da leggere.

Dove si vede un Dio muoversi nei confronti dell’uomo, per abbracciare la magnificenza del visibile al fine di  ricondurli  all’invisibile secondo canoni ben precisi e di possibile traduzione nei confronti di coloro che voglio abbattere il muro dell’indecifrabile contesto di un isolamento che vede la chiesa lontana dai fedeli.

Si sottolinea un certo scetticismo nei confronti dell’autore nel periodo della sua vita, ma lo stesso ha continuato la propria battaglia culturale fino a giungere ad una totale accettazione, che hanno portato i suoi studi alla condivisione che  apre la strada ad un nuovo millennio di studio estetico alla rivelazione della teologia secondo un concetto di unicità e di un nuovo approccio al cristianesimo corrente che vede lo stesso Dio a muovere e dirigere la comprensione dell’uomo. Appunto ad un nuovo percorso ‘’Teopragmatico’’.

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Quindi l’aprirsi ad una via estetica e totalmente intuitiva da parte dell’uomo, secondo una visione divina e assoluta di totale approccio con la bellezza del creato, per un incontro con il ‘’Divinissimum, Dio’’. Dove non si vede il continuo ‘’transumanare’’ dell’intera umanità, ma una via ascensionale che lega il creatore con la creatura, e le sue opere compiute. Nel ‘’ Gloria ‘’ troviamo la via ad una estetica teologica secondo la percezione della manifestazione di Dio, che possiamo e dobbiamo rintracciare nella scrittura biblica, dove ‘’il Padre‘’ si manifesta nel figlio ‘’Gesù‘’ per mettere in risalto che l’impoverimento della fede si evidenziava nella perdita della bellezza.

Ed infatti utilizza il ‘’Pulchrum’’ nella rivelazione teologica d’occidente, che si muove in chiave estetica, grazie ad una attenta lettura filosofica e matematica nel leggere l’arte, dove Dio si esibisce nella sua magnificenza ed in tutto il suo splendore, per rendersi visibile e dare rivelazione della sua presenza nell’arte ed oltre, per essere letto come deità, come avviene secondo una visione.

Si parla di una visione teologico-filosofica che nel passato trova una grande rilevanza nella traduzione di un pensiero contemporaneo, come lo stesso autore mette in evidenza. “La bellezza vista nella forma, vista come luce che irrompe, infestazione che illumina, grazie alla manifestazione unica dell’apparizione dell’essere e dell’ esistente in questo mondo”. Un primato assoluto della visione umana, che nello studio della forma supera le regole della dottrina antropologica, vedendo nei semplici canoni della percezione, qualcosa che non si riesce più a dominare, con una rivisitazione della bellezza secondo dei canoni indefiniti del cosmo.

In questo vengono a cedere tutte le regole logico-matematiche, dove la forma prende forza nello spirito che agisce secondo un’apertura all’essere, dove la disponibilità umana si lascia guidare verso la divinità di Dio. Infine terminiamo con le parole scritte da San Giovanni Damasceno: «Se un pagano viene e ti dice: Mostrami la tua fede! Tu portalo in chiesa e mostragli la decorazione di cui è ornata, e spiegagli la serie dei quadri sacri».


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