Il marito lavora, la moglie bada a casa e figli: questa divisione, abituale negli anni passati, oggi è superata. Ma quando il coniuge non può dare una grossa mano nelle faccende, perché non assumere una domestica in casa?
Alice e Francesco sono sposati da sei anni e hanno un bambino di tre. Alice lavora, e sua mamma le ha sempre dato una mano con le faccende di casa, ma ora non è più in grado, per ragioni di salute. Lei ritiene indispensabile un aiuto domestico, così da poter dedicare più tempo libero possibile al piccolo e alla coppia. Ma Francesco è contrario al far venire in casa una persona estranea: teme possa rompere cose, rubare, curiosare nei cassetti, sparlare…
Anche sua madre lavorava, ma riusciva a far tutto da sola e lui è comunque è pronto a fare la sua parte. Ma Alice è convinta che l’appoggio di una persona di fiducia sia comunque indispensabile, anche perché la suocera abita lontano e la divergenza col marito sembra insanabile.
«In queste situazioni spesso si ripropone il tema – ancestrale direi – della divisione dei ruoli maschili e femminili», sottolinea Benedetta Comazzi, psicologa a Milano.
«Per certi aspetti facilitante, nel senso che, soprattutto fino ad alcuni decenni fa, aiutava a capire l’identificazione di genere. Ma con l’evoluzione della società questa rigida divisione dei ruoli, anche solo mentale, diventa limitante. In questo caso entra in gioco anche la ripetizione dello schema genitoriale, visto che – non avendo avuto esperienza di collaboratori domestici – il marito vuole riproporre nella sua relazione di coppia qualcosa che ha visto nella famiglia in cui è cresciuto: ciò è piuttosto frequente, anche in relazione ad altri argomenti. Sicuramente è faticoso staccarsi da modelli assorbiti dall’infanzia, ma è necessario sempre contestualizzare: questa divisione di compiti e ruoli andava bene nel passato, quando le donne spesso non lavoravano o smettevano all’arrivo dei figli o comunque difficilmente trovavano un’occupazione molto lontana da casa. Ma non è più funzionale nel presente».
Altro tema, la casa come luogo sicuro, rifugio dove ci sente protetti e che racchiude tutte le cose più care e preziose che abbiamo: «E quindi è un luogo a suo modo “sacro” per ciascuno di noi, e quindi l’accesso di una persona estranea può essere percepito come una sorta di invasione nella privacy, col timore che qualcosa di nostro possa essere utilizzato o non rispettato e danneggiato. Credo che una soluzione possa essere affrontare la decisione con gradualità: conoscere la persona sulla quale è caduta la scelta, farla venire le prime volte mentre noi siamo in casa per vedere come lavora, e spiegarle bene le nostre esigenze, magari darle piccoli compiti di fiducia, così da verificare se effettivamente se la merita, e costruire un rapporto leale nel tempo. Da non sottovalutare l’aspetto relazionale del dissidio: la moglie manifesta un bisogno concreto e il marito antepone i suoi timori, non riconoscendone le fatiche. Ancora, magari la possibilità di fare le pulizia nel weekend ci sarebbe, ma dopo una faticosa settimana di lavoro e pendolarismo si preferirebbe dedicarsi a un hobby, a una gita all’aria aperta, al cinema. È bene affrontare tutte queste questioni, se ci sono, con con un sereno dialogo e la ricerca di una soluzione di compromesso».
Per padre Giovanni Calcara, domenicano del convento San Domenico di Palermo, «È chiaro che ogni decisione che riguarda la famiglia deve essere valutata tenendo conto di ciò che permette la massima serenità per la coppia: se è necessario, perché i coniugi sono impegnati nel lavoro, un aiuto domestico può essere la cosa migliore. Ma può esserlo anche, sempre che entrambi siano d’accordo, riservare il fine settimana alla gestione delle pulizie e delle faccende in condivisione, coinvolgendo magari anche i figli. Nel primo caso, è importante cercare una persona con buone referenze, raccogliendo più informazioni possibili: e ciò è più facile in ambito parrocchiale o nelle associazioni di volontariato, dove non di rado c’è chi si offre come collaboratrice domestica o c’è chi raccomanda qualcuno che conosce in cerca di lavoro, facendosene anche garante delle qualità professionali e dell’onestà.

Non è garantito al cento per cento che si trovi subito la persona giusta, ma credo che le probabilità siano maggiori rispetto all’affidarsi a un’agenzia dove, magari, viene valutato solo il curriculum dei candidati. Dovrebbe essere scontato, ma una persona assunta con regolare contratto offre sicuramente maggiore stabilità e affidabilità di qualcuno pagato “in nero” – cosa tutt’altro che infrequente nell’ambito dei collaboratori domestici. Se tra i coniugi non c’è accordo e la diffidenza diventa una questione dirimente, si può anche valutare l’utilizzo di telecamere – ovviamente avvertendo la persona che verrà a occuparsi della casa – che possono essere utili anche in caso di imprevisti o per ragioni di sicurezza».
Mariateresa Truncellito
In “Maria con te” n. 12


