Intervista impossibile al mitico…Ulisse

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Himera Live

Confesso che questa intervista è nata nel modo più strano della mia recente attività di “scrittore da quattrosoldi”.

 
Qualche sera fa il telefonino squilla. Sul display compare un numero sconosciuto, ma in genere non rispondo mai se non alle chiamate già codificate in rubrica. Ma il numero è preceduto da una località greca Ιθάκη (itaca). Incuriosito dopo qualche tentennamento rispondo.
 
Dall’altra parte una voce profonda dice:
“Pronto… sono Ulisse, re di Itaca”.
Penso immediatamente a uno scherzo organizzato da qualche amico e penso subito a Nando Cimino o Totò Gatto.
Invece la voce continua:
“Ho appena visto il film Odissea. Mi ha emozionato rivedere sul grande schermo il mio viaggio. Certo, qualche licenza poetica c’è, ma il cinema deve anche sognare. Comunque ti telefono per un altro motivo”.
Rimango senza parole.
Ulisse ( semprecchè fosse stato veramente lui) prosegue:
“Da giorni ricevo continue telefonate da Bruno Vespa che vorrebbe intervistarmi. Perfino alcuni noti politici, suoi grandi estimatori, stanno facendo da intermediari per convincermi ad andare in televisione a “Porta a Porta” Ma io ho deciso diversamente”.
“E cioè?” chiedo incredulo.
“Voglio concedere la mia prima intervista a te. Ho visto i tuoi lavori, il modo con cui racconti la storia e i personaggi del passato. E questo mi piace”.
Per qualche secondo rimango in silenzio.
Poi riesco soltanto a dire:
“Per me è un onore immenso”.
 
Ulisse ride.
“Allora ci vediamo domani mattina davanti al Castello di San Nicola l’Arena. Arriverò con la mia vecchia imbarcazione. Dopo tremila anni naviga ancora meglio di certe barche moderne.”
Naturalmente mi presento con largo anticipo.
All’improvviso, all’orizzonte, compare una nave dal profilo antico. Le vele sono gonfie di vento e la prua sembra tagliare il mare con la stessa eleganza raccontata da Omero.
Pochi minuti dopo Ulisse scende dall’imbarcazione, mi saluta con un sorriso e dice:
“Cominciamo. Ma ti avverto: niente domande banali.”
Ci sediamo nel bar antistante il mare e così ha inizio quello che, con ogni probabilità, resterà l’incontro più straordinario della mia vita.
Mariano Barbara: Maestà, posso chiamarla così? la prima domanda è inevitabile. Ci ha messo dieci anni per tornare a casa. Non aveva un navigatore?
Ulisse: Se avessi avuto il GPS, Omero avrebbe scritto un libretto di venti pagine… e tu oggi non staresti qui ad intervistarmi”
Mariano Barbara: Qual è stato il momento più difficile del suo viaggio?
Ulisse: Sceglierne uno è impossibile. Polifemo voleva mangiarmi, le Sirene volevano incantarmi, Poseidone voleva affondarmi… ma la prova più dura è stata non perdere mai la speranza.
Mariano Barbara: Polifemo ce l’ha ancora con lei?
Ulisse: Credo proprio di sì. A dire il vero, nemmeno io sarei felice se qualcuno mi accecasse con un palo d’ulivo
Mariano Barbara: Circe o Calipso?
Ulisse: Penelope.
Mariano Barbara: Risposta diplomatica…
Ulisse: No. Semplicemente intelligente. Dopo tutto quello che ho passato, non ho alcuna intenzione di ricominciare un’altra Odissea!
Mariano Barbara: Le Sirene cantavano davvero così bene?
Ulisse: Molto meglio di quanto raccontino i poeti. Per fortuna avevo chiesto ai miei uomini di legarmi all’albero della nave. È stata una delle poche volte in cui essere immobilizzato mi ha salvato la vita.
Mariano Barbara: Molti la considerano il simbolo dell’uomo curioso.
Ulisse: La curiosità è una grande virtù, purché non diventi imprudenza. Ho imparato che conoscere il mondo è importante, ma ricordarsi sempre perché si è partiti lo è ancora di più.
Mariano Barbara: È vero che la Sicilia le è rimasta nel cuore?
Ulisse: Come potrebbe essere diversamente? Tra l’Etna, i Ciclopi, le Eolie, Scilla e Cariddi… diciamo che non è stato un soggiorno rilassante, ma certamente indimenticabile.
Mariano Barbara: Lei ha navigato in tutto il Mediterraneo. Mi dica la verità: come si mangia in Sicilia?
Ulisse: Ah, finalmente una domanda importante! Se Omero avesse trascorso qualche giorno in Sicilia, invece dell’Odissea avrebbe scritto un ricettario!
Mariano Barbara: Quindi le è piaciuta?
Ulisse: Piaciuta? Dopo aver assaggiato il pesce appena pescato, il pane caldo, l’olio d’oliva e il buon vino, per un momento ho pensato di fermarmi. Poi mi sono ricordato che Penelope mi aspettava già da vent’anni… non era il caso di aggiungerne altri!
Mariano Barbara: E il suo piatto preferito?
Ulisse: Difficile scegliere. La pasta con le sarde profuma di mare, il pesce spada è degno della tavola di un re, le arancine sono una tentazione quasi pericolosa quanto il canto delle Sirene… e davanti a un cannolo siciliano persino Poseidone avrebbe deposto il tridente!
Mariano Barbara: Maestà, prima di continuare l’intervista… le va una Coca-Cola ben ghiacciata? Oppure preferisce qualcos’altro?
Ulisse: Ti ringrazio, Mariano, ma dopo tremila anni credo di poter fare a meno della Coca-Cola.
Mariano Barbara: E allora cosa le offro?
Ulisse: Se proprio vuoi farmi sentire a casa, ordina una coppa di vino bianco allungato con acqua fresca di sorgente, ben raffreddato con un po’ di neve delle Madonie. Ai miei tempi era una bevanda degna di un re… e molto più vicina ai miei gusti.
Mariano Barbara: Niente bibite gassate, quindi?
Ulisse: Ho affrontato Polifemo, le Sirene e Poseidone. Credimi, le bollicine non mi hanno mai impressionato!
Mariano Barbara: Allora ordino due calici. Uno per lei e uno per me.
Ulisse: Volentieri. Ma ricorda una cosa: da noi Greci il vino si beveva sempre con moderazione e quasi sempre mescolato con acqua. Bere vino puro era considerato poco elegante… e poco saggio.
Mariano Barbara: E le donne siciliane… come le ha trovate?
Ulisse: Bellissime, affascinanti, intelligenti e con un carattere che ricorda il mare della loro isola: a volte calmo, a volte impetuoso… ma sempre capace di lasciare il segno.
Mariano Barbara: Addirittura?
Ulisse: Certamente. Dopo aver affrontato Ciclopi, Sirene e Poseidone, ho capito che discutere con una donna siciliana richiede ancora più diplomazia!
Mariano Barbara: Maestà, durante i suoi viaggi ha trovato anche la mafia in Sicilia?
Ulisse: No. Ai miei tempi non esisteva. Ma ho conosciuto uomini che volevano comandare con la paura invece che con la giustizia. Cambiano i secoli, ma la prepotenza ha sempre la stessa faccia.
Mariano Barbara: Che cosa direbbe oggi ai mafiosi?
Ulisse: Direi che il coraggio non consiste nel fare paura ai più deboli. Il vero coraggio è difendere chi non può difendersi. Chi vive di violenza non sarà mai un eroe.
Mariano Barbara: E ai siciliani?
Ulisse: Direi di essere orgogliosi della loro terra. La Sicilia è molto più grande della mafia. È la terra dei templi, dei poeti, degli artisti, degli scienziati, del mare e dell’ospitalità. Non permettete mai che qualcuno vi rubi questa immagine.
Mariano Barbara: Un’ultima domanda, quasi d’obbligo, mentre vedo che il mare sta cambiando per l’arrivo di un forte vento di scirocco e le montagne di Trabia bruciano in maniera spaventosa. Maestà…ha visto il film Odissea di Christopher Nolan? Che impressione le ha fatto?
Ulisse: Mi è piaciuto. Rivedere il mio viaggio sul grande schermo è stato emozionante. Il regista ha raccontato la mia storia con il linguaggio del cinema, non con quello di Omero, ed è giusto così. Alcune scene le avrei fatte diversamente… soprattutto quelle con Polifemo: vi assicuro che era molto più brutto! Però il film ha un merito: farà conoscere la mia storia anche ai giovani, e questo è il regalo più bello che potessero farmi.
Mariano Barbara: E chiudo qui. Dopo quasi tremila anni, si sente ancora un eroe?
Ulisse: No. Mi sento semplicemente un uomo che ha continuato a remare anche quando il mare era contro di lui.
A quel punto Ulisse si alza, mi stringe la mano e sorride.
“Adesso devo andare.”
“Un altro viaggio?” gli chiedo
“No” risponde “Ogni tanto torno a controllare se gli uomini continuano a cercare la loro Itaca o la loro Himera. Finché ci sarà qualcuno disposto a inseguire un sogno senza arrendersi, io continuerò a navigare.”
Lo vedo allontanarsi lentamente verso la spiaggia e imbarcarsi sul suo storico legno.
Per un attimo mi pare di distinguere la sua antica nave, con la vela gonfiata dal vento, mentre si dirige verso l’orizzonte.
Proprio in quell’istante, però, il cielo sembra cambiare volto.
Uno scirocco impetuoso inizia a soffiare dal mare, piegando gli alberi e increspando le onde. Da lontano si vede una densa colonna di fumo: le fiamme stanno avvolgendo una zona periferica di Trabia, alimentate proprio da quel vento caldo e incessante.
Istintivamente rivolgo lo sguardo verso la nave di Ulisse.
“Spero che Poseidone oggi sia di buon umore” penso tra me e me.
Conoscendo il re di Itaca, però, sono certo che uno scirocco, per quanto forte, non ha cambiato i suoi programmi. Aveva affrontato tempeste ben più terribili, aveva sfidato l’ira del dio del mare, era sopravvissuto ai Ciclopi, alle Sirene, a Scilla e Cariddi.
Un vento contrario non potrebbe certo impedire il suo ritorno verso la tanto amata Itaca.
La sua nave diventa sempre più piccola, fino a confondersi con la linea dell’orizzonte.
Forse è soltanto il gioco della mia fantasia.
Buon viaggio…Ulisse
Himera Live

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