Omicidio Roberta Siragusa: ecco le incongruenze che hanno incastrato Pietro Morreale

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La Corte di appello di Palermo, guidata dal presidente Angelo Pellino, ha recentemente confermato la condanna all’ergastolo per Pietro Morreale. Questo giovane di Caccamo è stato accusato di aver ucciso l’ex fidanzata diciassettenne, Roberta Siragusa, in un atto che è stato definito aberrante, crudele e premeditato. La decisione della Corte rappresenta la risposta sanzionatoria adeguata per un crimine così grave.

Bugie e comportamenti fuorvianti di Pietro Morreale”

La Corte ha elencato gli indizi a carico dell’imputato, Pietro Morreale. L’anomalia comportamentale sia del ragazzo che dei membri della sua famiglia è stata ritenuta significativa. Morreale si è presentato ai carabinieri per denunciare la tragedia, che fosse un suicidio o un incidente, sette ore dopo il decesso. Questo ritardo solleva dubbi sulla sua condotta. Inoltre, gli accertamenti medico-legali escludono la possibilità che si tratti di un incidente.

Il collegio giudicante ha anche evidenziato una sequela di bugie e comportamenti fuorvianti da parte di Morreale. Ha cercato di costruirsi un alibi, ma i suoi tentativi sono stati considerati puerili ma lucidi. Un fatto inquietante è emerso poco prima del delitto: Morreale aveva consigliato a un amico di leggere quotidianamente notizie sui social network riguardanti un giovane ucciso con il fuoco. In realtà, si riferiva alla povera Roberta Siragusa, la sua fidanzata, che fu assassinata brutalmente la notte tra il 23 e il 24 gennaio 2020. 

Il suo corpo carbonizzato fu ritrovato nei pressi dello stadio.

Morreale è stato condannato all’ergastolo per omicidio premeditato aggravato dalla crudeltà e occultamento di cadavere.

“Il giudizio della corte”

La Corte non ha alcun dubbio: il delitto presenta tutte le caratteristiche di un femminicidio. Questi elementi includono un senso patologico del possesso, la reificazione della ragazza, l’insofferenza verso qualsiasi spunto di libertà da parte della vittimaepisodi pregressi di violenza fisica e l’instillazione di un senso di rassegnazione e paura.

La Corte ha anche confermato il risarcimento dei danni a favore della madre della diciassettenne, Iana Brancato, del padre, Filippo Siragusa, del fratello Dario e della nonna, Maria Barone. Questi familiari erano parte civile nel processo, assistiti dagli avvocati Giovanni Castronovo, Giuseppe Canzone, Sergio Burgio e Simona La Verde.

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