Il nostro giornalista Mauro Bondì, giovane insegnante, risponde idealmente alla signora che ha attaccato l’istruzione italiana

Cara signora,
gira da giorni sul web la sua lettera di addio (o presunto tale) alla Sicilia, dettato dall’insoddisfazione verso il nostro sistema scolastico. Chi scrive non è abituato a facili ipocrisie e le assicura fin da subito una cosa ben nota anche a noi: la scuola italiana ha un milione di carenze.

Assunta questa premessa, mi permetto di farle bonariamente alcuni appunti circa le sue affermazioni, parlando a nome di tanti colleghi (che si sono un po’ sentiti chiamati in causa dalle sue critiche), o forse solo a titolo personale.

Parto dalla frase più iconica della sua dissertazione: “Mio figlio ne sa più dei professori!”. Bene signora. Io faccio questo mestiere relativamente da poco, ma le assicuro che docenti molto più venerandi di me potranno confermare quanto sostengo.

Ogni scarrafone è bell’a mamma soja” direbbero in un’altra città italiana che le consiglio vivamente di visitare ed è legittimo che ogni genitore misuri la realtà scolastica attraverso il severissimo metro di valutazione degli adolescenti (è andata così pure quando a scuola andavamo noi).

Non è stato per niente carino però mettere queste legittime considerazioni in pubblica piazza, dal momento che dietro ad ogni cattedra non ci sono automi telecomandati, ma persone fatte di carne, sentimenti e sacrifici.

Nessuno qui sta dicendo che non sia come dice lei ma le assicuro che le sue parole sanno a molti di “già sentito”, di cliché, di luogo comune sul nostro paese, sulla nostra regione e assumono un suono sgradevole se pronunciate a mezzo stampa.

Non conosco i docenti siracusani in cui si è imbattuta, non sono a conoscenza delle loro eventuali carenze (che abbiamo tutti, perché siamo umani!), di certo però non è dandoli in pasto ai social che li aiuterà a diventare persone migliori! Se ad ogni incomprensione scolastica ci si muovesse con un comunicato, probabilmente ci sarebbe una grande rivitalizzazione dell’editoria nostrana, ma la scuola diventerebbe un vero e proprio campo di battaglia.

E le dirò di più: lei si aspettava forse che in due mesi i suoi figli individuassero la propria dimensione, il proprio livello tra i banchi di scuola? Ha forse idea di quanto tempo occorra perché un docente trovi la giusta maniera di porsi con il singolo studente, ne studi i punti di forza ed eventuali difficoltà ? Ha forse chiaro quanto tempo occorra per “amalgamare” una classe con qualità diverse, specie se qualche alunno si è aggiunto dopo o proviene addirittura dall’estero? È irreale pensare che tutto questo possa avvenire con una manciata di comparsate tra ottobre e dicembre, in soli due mesi. Quale reincarnazione di Maria Montessori avrebbe potuto fare tanto?

Lei è un’artista, da quanto leggiamo, e immagino che dipingere una tela comporti la ricerca di tanta ispirazione, di riflessione, di approfondita elaborazione. Per i docenti funziona alla stessa maniera: noi dipingiamo sulle tele bianche di questi giovani adulti e di certo ci serve tempo per farlo in maniera adeguata, talvolta commettendo anche errori.

Mi permetto poi di dire qualcosa sui “terribili” insegnanti arrabbiati del suo plazer rovesciato. Come scrivevo sopra, anche noi siamo umani e spesso ci troviamo ad affrontare situazioni tutt’altro che semplici da gestire. Non è solo una questione di carattere o di rabbia: in questi anni abbiamo visto sempre più disgregarsi il rapporto di collaborazione scuola-famiglia e troppo spesso i maestri/prof si sono ritrovati ad essere al tempo stesso docenti, formatori, educatori, psicologi, genitori, piantoni dell’esercito, burocrati e tanto altro. Non è sempre così, per fortuna, e di genitori fantastici pronti a collaborare ne conosco tantissimi. Le assicuro però che senza questo genere di sinergia, scolarizzare diventa complicato e si è costretti talvolta ad alzare educatamente la voce per farsi rispettare.
Non è che si è forse soffermata troppo sulle reazioni dei docenti, senza considerare gli atteggiamenti che le hanno scatenate ?

Infine vorrei focalizzarmi un attimo sul paragone tra scuola italiana e scuola finlandese da lei enfatizzato. La sua è un’ esperienza, una fra mille, legittimamente andata male, ma assolutamente individuale. 
Sbaglia – a mio dire – quando generalizza sul nostro sistema scolastico , sia perché le cose non vanno ovunque così, sia perché Italia e Finlandia sono nazioni profondamente diverse. Scarsi sono gli investimenti fatti nel settore scolastico da parte delle istituzioni (vero è!) ma le assicuro che con un sistema fiscale meno opprimente e con un’evasione più bassa, lo Stato, le regioni, i comuni avrebbero molte più risorse da investire nella scuola. E migliorare la nostra istruzione non significa per forza farla assomigliare a quella finlandese. L’Italia detiene ancora oggi un primato formativo e metodologico de facto riconosciuto in tutto il mondo. I docenti saranno pure “agitati”, le aule saranno pure tristi, i laboratori saranno pure antiquati, ma la completezza culturale offerta dalla scuola italiana non la troverà facilmente altrove. Magari i nostri studenti non avranno i bagni con la musica rilassante, ma usciranno dal percorso scolastico in grado di affrontare un’interrogazione, di scrivere un elaborato, di argomentare in maniera multi disciplinare, mettendo insieme addirittura filosofia, scienze naturali e scienze motorie. Saranno soprattutto in grado di iscriversi a qualsiasi percorso universitario, senza “settorializzare” il sapere a priori, o di studiare per un bando di concorso.

Le auguro quindi ogni bene, auspicando alla sua famiglia di trovare altrove tutto ciò che non avete trovato qui. Un consiglio soltanto: generalizzare e ragionare un po’ “per cliché” non è proprio una grande cosa, non è tutta questa eleganza. La aspettiamo nuovamente in Sicilia, sperando che questa simpatica polemica di inizio anno possa essere un’occasione di miglioramento per tutti.

Un prof., Mauro Bondì


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