Termini Imerese: “U luttu pa fuitina”

A cura di Nando Cimino

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In questi giorni di novembre ho avuto modo di parlarvi di talune usanze che si manifestavano qui in Sicilia, ed anche nella mia città Termini Imerese, in occasione di eventi luttuosi.

Ma, e di questo forse non tutti si ricordano, c’era chi vestiva a lutto anche quando in realtà il morto non c’era. Sarà una commedia pirandelliana direte; invece no, accadeva veramente. Per fortuna non era cosa frequente; e, tale esagerata reazione, dipendeva essenzialmente dalla gravità del caso.

Dovete sapere che anticamente quando qualche ragazza, magari perché ostacolata nel suo rapporto amoroso, si avventurava nella classica fuitina, mandava talmente nello sconforto i genitori che questi, per la troppa disperazione, a volte e davanti al fatto compiuto, si vestivano a lutto.

Ovviamente ciò succedeva quando il giovane spasimante non era per nulla gradito; altrimenti ci si accomodava comunque. Infatti per la mentalità retrograda del tempo, c’erano taluni genitori che in quel caso, ritenevano chiusi i rapporti con la figlia al punto da considerarla morta.

Il bello è che per completare la sceneggiata, anche quel “lutto”, che poteva essere solo metaforico, in realtà veniva estrinsecato proprio come se ci trovasse in presenza di un vero defunto. Infatti, oltre a vestire con abiti scuri, c’era pure chi manifestava quella “disgrazia” mettendo anche sulla porta una bella fascia nera.

Erano anche dei messaggi chiari nei confronti della “ex” figlia che, da quel momento in poi, veniva di fatto considerata come non più esistente. C’era anche chi, all’apice della aberrazione, si rivolgeva pure a qualche fattucchiera; per far si che i due avessero a vivere dolori per tutta la vita. Incredibile direte; si, ma a volte accadeva. Ed a tal proposito un antico proverbio siciliano diceva: “Fuiri è vrivogna, ma è sarvamentu di vita”

 


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