Omicidio Roberta Siragusa, nuova udienza per ricostruire i fatti: i familiari di Pietro Morreale si avvalgono della facoltà di non rispondere

Prossima udienza il 25 maggio per sentire il medico legale e i consulenti di parte

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All’udienza dello scorso 12 maggio 2022, svoltasi dinanzi alla sezione seconda della Corte di Assise di Palermo, i familiari dell’imputato, Pietro Morreale, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Le parti processuali tutte, su richiesta del difensore dell’imputato, hanno acconsentito affinché venissero acquisiti i verbali di testimonianza resi il 24 gennaio 2021, subito dopo il ritrovamento del corpo della povera Roberta, da Ivan Morreale, padre dell’imputato, da Antonina Zoida, madre dell’imputato e da Chiara Morreale, sorella dell’imputato.

Subito dopo l’acquisizione dei verbali però gli avvocati di parte civile, Sergio Burgio, Giuseppe Canzone, Giovanni Castronovo e Simona Lo Verde, hanno chiesto di potere porgere loro alcune domande a chiarimento rispetto a quanto dagli stessi sostenuto nei verbali di Sit.

Il presidente ha invitato allora i testimoni a rispondere alle parti facendoli sedere nel banco dei testimoni al cospetto dei familiari di Roberta- tutti presenti- e del figlio all’interno della cella in aula.
I genitori e la sorella si sono avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande che avrebbero posto gli avvocati di parte civile .

Ivan Morreale aveva riferito in sede di sit ai Carabinieri che la mattina si era svegliato alle 6 e aveva visto Pietro turbato. Alla domanda cosa fosse accaduto ebbe a riferire che era successo una cosa bruttissima e che Roberta dopo essersi accesa una sigaretta si era cosparsa di benzina dandosi fuoco. Ha anche riferito che la benzina si trovava nella macchina del figlio perché serviva per la vespa che si trovava nel garage a casa di Roberta.

Il teste Marco Sineni, amico di Pietro Morreale, però sentito come testimone ha smentito quanto asserito da Pietro Morreale e dal padre Ivan. Infatti, sulla presenza della benzina in auto di Pietro, a domanda del pubblico ministero ha riferito che aveva chiesto a Pietro, qualche giorno prima del fatto, a cosa gli servisse la bottiglia con la benzina e Pietro ebbe a rispondere che su Facebook avrebbe avuto modo di leggere di un ragazzo che si sarebbe dato fuoco con la benzina, alludendo al fatto che lui stesso si sarebbe dato fuoco. Sineni ha spiegato che non diede peso a questa affermazione perché Pietro rideva mentre parlava.

Il padre di Pietro ebbe a riferire ai Carabinieri che il rapporto tra Pietro e Roberta era strano. «Roberta non era rispettosa, non aveva neanche fatto gli auguri per Natale. Lui aveva detto a Pietro che si dovevano lasciare. Non ritenevo i genitori di Roberta rispettosi verso di noi».

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Il padre ha riconfermato che Pietro ebbe a riferire che la ragazza si era data fuoco sul monte San Calogero dove si erano appartati. In merito all’occhio nero che Pietro qualche mese prima gli aveva procurato ha ribadito che era stata una reazione di Pietro ad una aggressione di Roberta con un cacciavite.

Anche questa circostanza è stata smentita dall’escussione degli altri testimoni perché è emerso che Roberta venne picchiata con un pugno al volto da Pietro Morreale perché in auto si stava fumando uno spinello e Roberta lo prese e lo buttò fuori dal finestrino.
In relazione alla reazione di Pietro di fronte al presunto gesto suicidario della povera Roberta, il padre ebbe a riferire che Pietro raccontò che aveva cercato di aiutarla e cercato di spegnere le fiamme e poi che era svenuto.
Anche in questa circostanza viene smentito dalle risultanze probatorie emerse durante l’escussione degli altri testi , perché non solo Roberta muore al campo sportivo e non sul monte San Calogero, ma Pietro Morreale mentre Roberta bruciava restava fermo in auto e cercava di contattare i suoi amici in particolare a Marco Sineni per giocare alla play station.

Dello stesso tenore le dichiarazioni rese a verbale dalla sorella Chiara che ha riferito di avere fatto rientro a casa alle 07.35 e di avere trovato una situazione tranquilla, anche se, così come risulta agli atti, la sorella ebbe una fitta conversazione in chat con il fratello intuendo che fosse successo qualcosa (così emerge dal tenore della chat). 

La madre Antonina Zoida ha riferito sostanzialmente la medesima versione riferita dal marito, ha riferito che Pietro non era geloso e che in occasione dell’occhio nero provocato da “due schiaffi di Pietro” era stato provocato da Roberta e che ebbero un chiarimento con i genitori di Roberta perché Roberta si era assunta la responsabilità di averlo provocato.

Circostanze smentite dagli stessi genitori di Roberta che invece, dopo avere visto il volto tumefatto di Roberta, proibirono a Roberta di uscire di nuovo con Pietro. Circostanze ribadite dall’amica di Roberta che sentita come testimone ha riferito che Roberta aveva paura di Pietro , che Pietro era gelosissimo e che impediva a Roberta di uscire con loro.
Anche il cugino di Roberta ha riferito che Roberta gli confidò che era stata picchiata più volte da Pietro per la gelosia, che aveva paura a dirlo ai suoi genitori perché Pietro gli disse chiaramente che avrebbe fatto del male a Roberta e a ai genitori.
L’udienza è stata rinviata al 25 maggio per sentire il medico legale e i consulenti di parte.

Le dichiarazioni degli avvocati della famiglia Siragusa a margine dell’udienza 

«Gli avvocati di parte civile pur riconoscendo il diritto, previsto dal codice di procedura penale, dei genitori di Pietro di avvalersi della facoltà di non rispondere, si sarebbero aspettati che gli stessi invece si determinassero a rispondere per difendere le posizioni del figlio accusato di omicidio aggravato ( per il quale è prevista la pena dell’ergastolo) , figlio che hanno sempre ritenuto essere innocente – affermano gli avvocati Sergio Burgio, Giuseppe Canzone, Giovanni Castronovo e Simona Lo Verde-. Avremmo chiesto alla madre che fine avesse fatto la tuta Adidas indossata da Pietro Morreale la sera dell’omicidio (tuta immortalata dalle immagini a colori del sistema di video sorveglianza di una tabaccheria di Caccamo, tuta riconosciuta dai testimoni presenti in aula e indossata da Pietro la sera dell’omicidio). Questa possibilità non ci è stata data. Avremmo chiesto come mai Pietro avesse una bottiglia di benzina in auto, ma anche questa possibilità ci è stata negata. Avremmo chiesto come mai non hanno subito allertato i Carabinieri non appena Pietro ebbe a raccontare l’accaduto la mattina del ritrovamento del cadavere di Roberta anziché recarsi con comodità in caserma la
mattina del ritrovamento  – concludono gli avvocati difensori -.  Tutte domande rimaste senza la loro risposta.
Nessun cenno di cordoglio e dispiacere per la morte di Roberta!
L’istruttoria ormai sta delineando un quadro accusatorio ben preciso a conferma del buon lavoro svolto in modo meticoloso dai Carabinieri della Compagnia di Termini Imerese coordinate dal Procuratore della Repubblica Giacomo Barbara e dal Procuratore capo, Ambrogio Cartosio».


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