Ritorno a scuola a Termini Imerese: la lettera dell’assessore Buttà agli studenti

didattica a distanza



Cari ragazzi, da domattina tornerete seppur gradualmente alla Scuola in Presenza.
Chissà come sarà domani varcare i cancelli al suono della campanella. Con quale stato d’animo ci ritroveremo fisicamente in classe.
Già in queste ultime settimane tanti gli slanci per il ritorno in presenza, così come tanti i dubbi e le paure. E la domanda: “la Scuola è forse diventato un luogo sicuro?”

Certamente no. Sappiamo bene che per la natura del virus e per le sue evoluzioni, ad oggi non esistono luoghi sicuri. Vorrei però ricordare che la vita stessa non è un luogo sicuro. Anzi, proprio la vita “Vita” è il luogo che massimamente si presenta come il meno sicuro. Ẻ un mare ampio, affascinante quanto misterioso. Cioè sempre prodigo di opportunità quanto di insidie.

Lo sa bene “l’uomo di ogni tempo”, che con questo mare si è dovuto misurare e dichiarare che più ci si addentra, più lo si naviga, più lo si domina, ancor più la sua forza salina scatena una insaziabile sete. Perché ad ogni approdo, conquistato a fatica, Ella si offre con orizzonti sempre nuovi.

Non è la prima volta che la storia ci presenta eventi che sembrano porre un “limite” alla vita. I nostri nonni, che con il loro lavoro paziente hanno scelto di non soccombere alle macerie dell’Italia del dopoguerra. I loro padri, che sono stati costretti a combatterla quella guerra. E i tanti nonni dei loro padri, che hanno solcato l’oceano su piroscafi per raggiungere le Americhe. Nessuno di loro lo fece con gioia. Eppure da quel “limite”, vissuto fino in fondo, è sorta la vita: quella di ciascuno di questi uomini, degna ancora oggi di essere narrata, e da essa una nuova epoca di prosperità, pace e benessere.

L’assessore Maria Concetta Buttà

Siamo anche noi davanti ad un evento epocale. Il punto di svolta non è appena sconfiggere la pandemia, ma è forse il dovere accettare di scegliere ad ogni istante, ciascuno nel posto/porto in cui è messo. Decidere se quello che abbiamo davanti è solo un “abisso orrido, immenso” che divora tutto o può essere altro. Non credo nella sorte. Dio non gioca a dadi, rispondeva Einstein a una lettera inviatagli dal fisico tedesco Max Born.

Per cui miei cari ragazzi, vi auguro buon viaggio, sempre e comunque. Non soccombete alla paura, non abbiate paura della paura. La paura è un nobile sentimento perché preserva la vita. A noi uomini però, a differenza degli animali, è dato di poter giocare nella paura il desiderio. A noi uomini è data la ragionevolezza di spingerci oltre il limite avendone il giusto riguardo. Credo che nel vostro cuore seppure sottaciuta vi sia la grande domanda. Credo di poter dire che fu la domanda dei vostri nonni, dei loro padri e dei padri dei loro padri. Ed è anche la mia, se guardo ai miei figli e alle vostre giovani vite: “Perché proprio a noi?”

Ecco, questa è la grande domanda. Chiedete conto e ragione alla Vita del “perché proprio a voi”. Fatelo con la sincerità d’animo che vi contraddistingue. Chiedetelo alla vita e agli adulti, vostri compagni di viaggio. Fatelo, non con rancore, ma con il desiderio di comprenderne il senso. Che nella ristrettezza di questi tempi, possiate sempre avere nella coda dell’occhio l’attesa di un fatto, di un incontro che dia alla vita un nuovo orizzonte e, con ciò, la direzione decisiva.
Con l’augurio di potervi incontrare presto, e se lo permettete, la Vostra compagna di viaggio, Maria Concetta Buttà.





Condividi questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *