Montemaggiore Belsito, padre Tato: “La scuola no, l’aperitivo si”

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“La scuola no, l’aperitivo si”. Così esordisce il parroco della chiesa di Sant’Agata di Montemaggiore Belsito, padre Tato, il quale spiega: “Devo dare ragione alla protesta della ministra Azzolina, che giustamente mette in luce la contraddizione della chiusura delle scuole con il totale via libera alle movide, ancora dopo mesi incontrollate.

Le vie e le piazze delle città come dei paesi piene di giovani, e non solo, che ignorano qualsiasi pittoresca coloritura delle nostre regioni, mettono in evidenza la drammatica e squallida emergenza educativa cui la pandemia sta solo dando occasione di esplodere ma che da anni ormai è in atto. La chiusura di tutte le agenzie educative laiche e religiose per i motivi ovvi legati a concreti rischi di contagio, ha lasciato libero campo ai ragazzi e ai giovani di sviluppare un senso dell’aggregazione che annulla l’idea stessa di comunità e assorbe tutto nel buco nero dell’individualismo.
Quel che conta è fuggire all’impegno e alla responsabilità di essere dentro un’umanità fatta di valori, di sentimenti, di impegno – ha aggiunto padre Tato -.

La mia impressione è che queste nuove generazioni oltre ad essere appiattite su un livello culturale inesistente e in fondo costrette a ritualizzare la bevuta e la fumata serale nei sacri luoghi della movida, siano spinte, da inspiegabili deroghe alle norme, a credere di essere molto più forti di tutto e di tutti.

A pagare le conseguenze è innanzitutto l’idea stessa di paese, di nazione e di Stato, obiettivamente oggi troppo debole per far fronte a questa emergenza etica ed educativa.

Sia chiaro che per me il problema non è politico o economico. Il mio auspicio è semmai che ognuno possa svolgere il suo lavoro e ogni lavoro, ma al tempo stesso di vedere crescere una generazione potenzialmente ricchissima di idee, di energie e di progetti, che ora appare totalmente spenta dall’assenza di chi deve educare, perché costretto a chiudere le proprie attività o perché ormai ha tirato i remi in barca.

Dopo il pensiero dei morti che la pandemia ha causato e delle grandissime sofferenze fisiche e interiori di chi si è ammalato e delle loro famiglie, quello che più mi fa soffrire è che ai giovani oggi è davvero tolta la possibilità di declinare i verbi al futuro.

A questo punto meglio tornare a scuola anche alle otto di sera…piuttosto che lasciare che le nuove generazioni crescano con l’idea che l’unica cosa da fare per ammazzare la noia è riunirsi a bere e a fumare – ha concluso padre Tato -. L’emergenza da noi è molto seria. Va oltre il lecito, fino a episodi di prostituzione per assicurarsi una bevuta o una dose di sostanze stupefacenti.
Eppure due mesi fa, eravamo quelli pronti a rivedere tutto perché avevamo capito di aver toccato il fondo. Pregherò per la comunità e per i nostri giovani soprattutto, ma a volte la preghiera non basta, ci vuole un cambio serio e vero.  E questa è una di quelle situazioni”.




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