Fase 2 a Palermo, Figuccia (Udc): “Il Comune conceda più spazi gratuiti all’aperto a bar e ristoranti”

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“La riapertura delle attività commerciali di bar e ristoranti può avvenire soltanto se si rispetteranno le norme di distanziamento sociale, costringendo, così, quasi tutti gli esercenti ad adeguamenti forzati, che rischiano di portare al fallimento attività anche storiche per la nostra città”, afferma Sabrina Figuccia.

Sabrina Figuccia
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La riapertura delle attività commerciali di bar e ristoranti può avvenire soltanto se si rispetteranno le norme di distanziamento sociale, costringendo, così, quasi tutti gli esercenti ad adeguamenti forzati, che rischiano di portare al fallimento attività anche storiche per la nostra città. Ecco perché credo che il Comune, per rispondere a questo tipo di esigenza, debba concedere gratuitamente spazi pubblici, dove possibile, per ampliare l’area commerciale. In questa maniera si otterrebbe un duplice obiettivo: oltre a maggiori garanzie in termini di sicurezza sanitaria, ci sarebbe anche una riqualificazione di aree pubbliche, oggi spesso abbandonate o peggio ancora vandalizzate, come ville, piazze, giardini, larghi marciapiedi e aree verdi in genere”. Lo afferma Sabrina Figuccia, consigliere comunale dell’Udc di Palermo che  prosegue: “Ieri, durante la seduta della settima commissione con l’assessore alle attività produttive, abbiamo discusso di estendere le concessioni di suolo pubblico per sostenere le attività commerciali in questo difficile momento, norma già prevista a livello nazionale. Si tratta di imprenditori fortemente penalizzati dalle molteplici prescrizioni di sicurezza a tutela della salute pubblica. Quindi, credo che si debba inserire nel regolamento sui dehors e sulla Tosap la possibilità di aumentare la superficie del suolo pubblico occupabile, che non dovrà avere alcun costo per la superficie aggiuntiva e semplificare al massimo le procedure burocratiche“.

È importante però, concedere tale possibilità anche a chi non era già in possesso di tale concessione, nonché non prevedere la cessazione immediata delle occupazioni del suolo pubblico con il cessare dello stato di emergenza. Immagino, ad esempio, se l’epidemia dovesse cessare, come tutti speriamo, il 31 luglio, tutti i locali estivi dovrebbero improvvisamente riorganizzare le proprie attività da un giorno all’altro, considerato che attrezzare un’area esterna comporta investimenti notevoli. Ecco perché è importante dare anche un tempo più lungo per poter ammortizzare tali costi. La mia proposta è dunque quella di prorogare la scadenza oltre la fine dell’epidemia e almeno fino al 30 settembre”, conclude Sabrina Figuccia.








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