Covid-19: anche il mondo della cultura messo a dura prova. Intervista a Melinda Zacco, scrittrice ed editrice

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In tempo di distanze le parole diventano cura. La pandemia globale che ha tentato di isolare l’uomo ha invece moltiplicato il nostro bisogno di ritrovarci e di comunicare. Ed una di queste cure è proprio la cultura.

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In tempo di distanze le parole diventano cura. La pandemia globale che ha tentato di isolare l’uomo ha invece moltiplicato il nostro bisogno di ritrovarci e di comunicare. Ed una di queste cure è proprio la cultura.  Ne parliamo con la giornalista Melinda Zacco, scrittrice ed editrice.

Palermo come ha reagito culturalmente a questa tempesta virale?

La cultura non va in quarantena. Nonostante le tante restrizioni la cultura, la musica, la religione e lo sport hanno aperto le porte alla solidarietà digitale.  Palermo si è adeguata mettendo in campo tante iniziative per provare a vivere una vita in sicurezza ma quanto più normale possibile. Il primo a non fermarsi è il Teatro Biondo che ha deciso di alzare il sipario ma in un modo diverso, ovvero in streaming su un canale Youtube che ha riscosso molto successo. Ad aderire all’iniziativa digitale anche il Teatro Massimo che ha avviato una programmazione di opere, concerti e spettacoli attraverso la propria web tv.  Non solo teatri, ma anche gruppi musicali si sono organizzati per dare il proprio contributo, come ad esempio i Tre Terzi, ovvero la band palermitana un po’ pop e un po’ rock nota al pubblico perché suona sempre e ovunque. Anche lo sport non si arrende. C’è, così, chi continua a dare lezioni di benessere fisico anche dietro a uno schermo. Tutti in casa abbiamo organizzato una mini palestra pronta all’uso, seguendo online corsi gestiti da istruttori specializzati. Lo stesso vale per le chiese di ogni ordine e grado. In un momento tanto difficile la Parola di Dio entra ugualmente nelle case trasmettendo in streaming la liturgia senza popolo ma in diretta Facebook e con una partecipazione forse più ampia e accorata.

A quanto pare anche il mondo editoriale ha risentito della pandemia.

I dati Istat per il mese di febbraio evidenziano un incremento dell’11% della vendita al dettaglio di libri e cartoleria, ma l’editoria non sta bene e penso che le librerie, anello debole della filiera, siano state messe a dura prova dalla chiusura per il Covid-19. Però gli editori non si danno per vinti e continuano a lottare, mettendo in campo nuove iniziative. Infatti, è nata Solidarietà Digitale anche per quanto riguarda il settore e i libri adesso vanno anche online.

Cosa intende con “i libri vanno online”?

Il Sistema Bibliotecario Cittadino di Palermo ha deciso di partecipare al progetto dal titolo “Il Maggio dei Libri” in programma dal 23 aprile al 29 maggio. L’iniziativa, promossa dal Centro per il Libro e la Lettura del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e anticipata in coincidenza della Giornata mondiale del Libro, si svolge interamente online, lanciando la sfida ad essere ancora più “smart” per superare confini e ostacoli ed ampliare il pubblico dei lettori. Ciò significa  che su internet saranno disponibili incontri tematici e video che saranno pubblicati nella pagina Facebook istituzionale Palermo Città che Legge, nel canale Youtube del Comune di Palermo, playlist Sistema Bibliotecario, e nel sito librarsi.

A proposito di libri, in qualità di editrice so che ha all’attivo diversi libri, quali suggerisce al nostro pubblico?

L’ultimo che è stato pubblicato con la Casa Editrice Zacco e che sta riscontrando parecchio successo è intitolato “Le Intelligenze Invisibili”. Un racconto appassionato ed un’analisi profonda sulle problematiche della scuola, caratterizzano il libro di Rosario Ognibene, insegnante e dirigente scolastico. Attento osservatore dopo anni di lavoro, in questo suo esordio letterario, traccia un quadro d’insieme sulla realtà della scuola media cosiddetta a rischio di Palermo, attraverso avvenimenti vissuti da ragazzi particolari.

E in qualità di scrittrice quale tra i suoi libri quello al quale tiene maggiormente?

Ogni pubblicazione è un’emozione. Ogni libro mi ha arricchito d’esperienza ed è legato a un percorso particolare della mia crescita di giornalista e di scrittrice. Certo, sono fiera che uno dei miei libri ovvero Grand Hotel et des Palmes – Storia e Mistero, in occasione della Fiera Internazionale del libro al Cairo nel 2006, sia stato l’unico volume accolto nella storica Biblioteca di Alessandria d’Egitto, custodito nella sezione “Libri Speciali”.

Un volume è entrato anche a far parte della sontuosa biblioteca del Vaticano e donato a Sua Santità Papa Benedetto XVI. È un libro unico per il suo contenuto esclusivo e per la manifattura interamente artigianale, di cui esistono solo 120 esemplari numerati. Un volume prezioso, realizzato artigianalmente con una particolare carta unica al mondo, in puro Cotone Linters che non produce microrganismi, prodotta secondo le antiche tecniche Arabo-Normanne di mille anni fa.

Ma anche il libro Il Mondo in un Cassetto è nel mio cuore. È il primo romanzo che ho scritto, riportando alla luce un pezzo di “storia” di Palermo attraverso un filo sottile tra storia e fantasia.

Mentre il libro Palermo da Riscoprire – non solo in tv è il frutto delle mie trasmissioni televisive, prodotte e condotte da me su TGS. Un libro che apre le pagine su scenari riguardanti realtà sicuramente ignorate dai più e che fa scoprire una nuova e impensabile Palermo, considerata, in ogni tempo, da celebri personaggi italiani e soprattutto stranieri, come una delle più affascinanti e aristocratiche città d’Europa.

Ancora, il libro Palermo Bellissima da sempre… importante per me, perché è il frutto di un sogno che si realizza, ovvero Edizioni ZAcco. In questo libro racconto Palermo dai tempi della preistoria fino al digitale terrestre, ed è un volume che è stato molto apprezzato tanto che ho in preparazione la quarta edizione.

Non solo, ma so che ha avuto l’idea di raccontare in un suo libro anche la Prima Guerra mondiale a Palermo? 

Nel 2015 sono iniziate le commemorazioni per il centenario della Prima Guerra mondiale che spinse migliaia di uomini a offrirsi volontari per morire. Nasce da questo l’esigenza di capire meglio cosa fosse accaduto a Palermo durante la Grande Guerra nonostante fosse la terra più lontana dal Fronte.  Così mi sono recata in diverse Biblioteche palermitane per saperne di più. Ma con grande sorpresa scopro che non esistono libri sulla Grande Guerra a Palermo, mentre sono centinaia le pubblicazione sulla Seconda Guerra Mondiale. Inevitabilmente mi rendo conto che era mio dovere di giornalista, di siciliana e di donna, raccontare quelle verità che i libri di scuola non dicono. Man mano studiavo i giornali dell’epoca ho appreso verità a me sconosciute. Da quel momento ho sentito la necessità di recuperare un passato che non dovrebbe essere disperso, perché fa parte della nostra identità di siciliani.

Sappiamo che per la realizzazione del libro sono state usate molte fonti storiche, tra le quali lettere inviate dai soldati alle famiglie, ma anche la documentazione di giornali dell’epoca e interviste. Operativamente come è stato realizzato il libro?

Il mio lavoro inizia con il recupero di notizie attraverso alcuni giornali, quali il Giornale di Sicilia e L’Ora, dal 1915 al 1919. Non solo, sono riuscita a trovare in Biblioteca Nazionale “G. Bombace” gli atti della Conferenza dal titolo “Le vicende della nostra Guerra” del palermitano Generale C.A. Rodolfo Corselli, allora Colonnello di Stato Maggiore, tenuta a Palermo il 6 aprile 1919 nella grande aula della Storia Patria, dove sono raccontate le  brutalità e crudeltà commesse dai nemici, sia verso i nostri prigionieri, sia verso le popolazioni nelle terre che essi avevano invaso. Ho trovato migliaia di lettere di sodati e fotografie grazie ad alcune collezioni private e molte notizie le ho anche recuperate attraverso interviste mirate.  Ho cercato di rispolverare il passato con la speranza che fra altri cento anni, se qualche altra giornalista curiosa volesse documentarsi sulle ripercussioni della Grande Guerra a Palermo, almeno troverà il libro di Melinda Zacco che mette insieme un po’ di materiale che possa servire da spunto per continuare le ricerche. Sono, infatti, convinta che se ognuno di noi rovistasse tra i cassetti dei nostri nonni ancora qualcosa si può trovare per raccontare e non dimenticare.

Tra il materiale che ha studiato per la realizzazione del libro, cosa l’ha colpita maggiormente? Sia come autrice che come lettrice.

I libri di storia che ho studiato a scuola non dicono che il 90% delle vittime di questa Guerra era gente del Sud a cui avevano promesso terre e condizioni migliori di vita. Se giriamo per la nostra città di Palermo, ma anche in diverse altre città e paesi del Sud, prestando un po’ di attenzione, troviamo tantissime lapidi con centinaia di nomi caduti per la Guerra, un’intera generazione. Eppure i meridionali lasciarono le proprie case, i campi, le proprie famiglie per rispondere alla chiamata alle armi e irrobustire le file di un esercito forse per la prima volta veramente nazionale, che avrebbe dovuto difendere un confine e la Patria.  Morirono in tanti, pensate che i meridionali impiegati nella Grande guerra furono il 51,3% dei soldati contro il 48,7% impiegato dall’Italia Settentrionale. Ben 5.903.000 uomini chiamati alle armi. Nelle forze dell’ordine istituzionali furono impiegati oltre 158.000 uomini, tutti di origini meridionali. Ma le vere vittime della guerra, oltre il 56% ,  furono i civili e i contadini che dovettero lasciare a casa la zappa per inforcare la baionetta che non sapevano nemmeno come fosse fatta. Intanto, i Siciliani caduti in guerra furono ben 65.000. La Sicilia fu, fra le Regioni italiane, quella che ebbe in assoluto ed in proporzione il maggior numero di caduti, nonostante fosse la terra più lontana dal “Fronte” e dalla pur vasta area nella quale erano avvenute le maggiori operazioni belliche. E ciò vale anche per le battaglie navali. La Sicilia, quindi, non fu, come territorio, investita direttamente dagli eventi bellici veri e propri, se non per le conseguenze negative dei disagi e dei costi della Guerra. Ma fu condannata a dare un altissimo contributo in termini di sangue e di soldati caduti, perché mandati spesso incontro a morte sicura. Si usava, allora, un’espressione orribile, come “CARNE DA CANNONE” che ancora molti siciliani ricordano, poiché ricorreva spesso dai racconti dei propri padri o nonni. Le Regioni del Nord, invece, pur avendo avuto i loro disagi, uscivano dalle vicende belliche ulteriormente avvantaggiate e anche arricchite, soprattutto in termini di industrie, di produttività e per le forniture di guerra effettuate. Come siciliana sono orgogliosa del comportamento, spesso eroico, dei nostri soldati. Ma come giornalista ho il dovere di raccontare la verità. Non solo, ma ho il dovere di riportare alla luce il ricordo di quei giornalisti morti in quella terribile guerra.

Come donna cosa l’ha colpita di questa storia di grande sofferenza?

Soprattutto il patriottismo di uomini disposti a morire per amore della Patria. Non si può e non si deve dimenticare il sacrificio di tanti palermitani tra i quali Giuseppe, Ignazio e Manfredi Lanza di Trabia, deceduti in guerra, o il contributo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Quella Guerra ha cambiato non solo la storia di tanti uomini, ma anche la nostra. Le donne, per la prima volta, diventano membro attivo dell’economia e della società collettiva. Tra queste si distinguono Annetta Tasca Bordonaro e Giulia Florio, che insieme a molte altre donne aristocratiche della città, organizzarono ospitalità ed assistenza per i soldati che tornavano feriti o malati dalla zona delle operazioni. Con la Grande Guerra le donne furono costrette a prendere il posto dei mariti, anche nei ruoli più pesanti, pur lavorando anche in casa. Si trattò di un momento molto importante per la storia sociale del Paese. Il loro ruolo passò da “angelo del focolare domestico” a membro attivo dell’economia e della società collettiva. È pur vero che già molte di loro erano abituate a contribuire al lavoro nei campi mentre, a livello industriale, la loro presenza era già stata registrata nel settore tessile. Ma adesso il loro numero era aumentato considerevolmente e furono presenti in settori del tutto nuovi come la metallurgia (riconvertita alle esigenze belliche), la meccanica, i trasporti e mansioni di tipo amministrativo. Circa duecentomila donne tra il 1915 e il 1918 fecero il loro ingresso di massa nelle fabbriche. Le donne presero il posto dei mariti anche in quelle faccende domestiche tipicamente maschili come le questioni burocratiche, gli acquisti o le vendite di prodotti agricoli ed i problemi di natura legale. Tutto ciò contribuì a modificare non solo il loro stile di vita, ma anche il loro modo di pensare, entrando nel mondo del lavoro gestivano in piena autonomia il sussidio e si occupavano di tutte le incombenze che all’interno della famiglia erano tradizionalmente riservate agli uomini.

A livello sentimentale, questa storia cosa le ha lasciato?

La speranza. Mai il mondo è stato più unito come nel momento del suo scontro più terribile.  Dopo tante sofferenze e tanto sangue, la passione degli uomini desiderava preparare la loro rigenerazione. Ma non è così oggi. Anzi la situazione è peggiorata. Rimane solo la speranza. Oggi menti potenti mettono in campo una tecnologia di morte che evita il contrasto corpo a corpo, come stiamo vedendo adesso col Coronavirus che sta mietendo migliaia di morti innocenti. Un massacro mai visto dove la vera guerra è quella psicologica e politica. 










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