Il confronto con persone maggiori d’età può essere stimolante, ma anche rischioso, esponendo a situazioni a cui non si è pronti. Occorrono l’occhio vigile e la prontezza nel dialogo dei genitori
All’oratorio, a danza o nel giardino condominiale Sara, 8 anni, preferisce sempre giocare o fare gruppo con ragazzini più grandi, addirittura delle medie. È una bambina matura, nei discorsi e negli atteggiamenti, dice che con i piccoli si annoia, ma ciò non impedisce alla mamma di essere preoccupata: teme che la figlia rischi di ascoltare discorsi, vedere cose o essere coinvolta in situazioni non adatte per la sua età o addirittura pericolose, come sigarette o flirt troppo precoci, magari attratta dal più “bulletto” del gruppo…. «Può capitare che qualche bambino, per la sua indole, per il contesto in cui è cresciuto o il modo in cui è stato educato sia un po’ più maturo e senta la necessità di rapportarsi con bambini più grandi invece che con i coetanei», conferma Benedetta Comazzi, psicologa a Milano.
«È comprensibile anche la preoccupazione del genitore, però questo confronto con i più grandi può essere molto stimolante per il bambino, perché la crescita avviene col confronto con situazioni che non sono proprio “comodissime”. È vero che però ciò può esporlo a situazioni per le quali non è ancora pronto: perciò è fondamentale supervisionare la situazione, non si può evitare al bambino di 8-9 anni attratto da quelli di 11-12 di stare con loro, anche perché nessun genitore lo controlla costantemente, ma occorre mantenere il dialogo con il figlio o la figlia: questo è il modo migliore per capire cosa sta succedendo e anche, di riflesso, per poter aiutare il bambino o la bambina a comprendere cose che sono successe, ad avere delle spiegazioni, a tutelarli da eventuali rischi. Se c’è un buon dialogo e il figlio quando torna a casa sa di potersi aprire sulle cose che gli sono capitate, si confida e dà la possibilità all’adulto di intervenire e di moderare cose che possono sembrare troppo forti per la sua età». Attenzione agli stereotipi: «Può essere rischiosa, per altri aspetti, la situazione del bambino che preferisce rapportarsi con compagni di gioco più piccoli. Anche in questo caso, benché ci siano meno rischi “relazionali”, ci sono quelli dovuti al fatto che si trova in un contesto sotto-stimolante e quindi non ha modo di crescere, di evolvere o di essere messo in situazioni che possano aiutarlo a diventare più autonomo, più grande. In ogni caso, la comunicazione e il dialogo è l’unica strada percorribile, perché il divieto di frequentare compagnie sgradite al genitore è ingestibile e impedisce di capire le regole, se ci limitiamo a “Non giocare con quell’amichetto” per il bambino è incomprensibile e appena possibile continuerà a frequentarlo. Poi ci sono molti modi per avere il controllo della situazione, a seconda del contesto: se le amicizie riguardano per esempio l’oratorio, può essere utile il confronto con animatori e catechisti o con il sacerdote responsabile per capire come stanno le cose, come sono i ragazzini più grandi, in modo da tranquillizzarci».
Per padre Giovanni Calcara, domenicano del convento San Domenico di Palermo, «Oggi è più difficile collocare in un tempo certo “l’’età della crescita”: i bambini fin dalla prima infanzia sono chiamati a fare scelte o a esprimere preferenze, cosa che un tempo era impensabile. E allora questo crescere in “età, sapienza e grazia innanzi a Dio e agli uomini”, implica da parte di genitori ed educatori una capacità di osservazione e di discernimento molto profondo. Perché da una parte il bambino può cercare quello più grande per trovare sicurezza e serietà nei comportamenti che non trova nei coetanei, oppure pensa che dai loro più imparare: parole, gesti, comportamenti, conoscenze.

Però questo è un ruolo che dovrebbero avere i genitori, e se il bambino lo cerca in ragazzini più grandi, forse è perché non vede negli adulti di riferimento la capacità di apertura e completare la sua sete di conoscenza, informazioni, anche affrontando problemi e argomenti che vanno al di là del gioco e del divertimento. Se il bambino o la bambina sono abbandonati a loro stessi, c’è il rischio che vengano attratto da ragazzini più grandi da prendere come punto di riferimento. D’altra parte, c’è anche il rovescio della medaglia: quando un ragazzino già grandicello non riesce a relazionarsi con i suoi coetanei ma cerca bambini più piccoli, per incapacità, immaturità, paure di affrontare atteggiamenti spavaldi, senso di inadeguatezza. E allora di va sul sicuro con i bambini più piccoli, con i quali magari mantiene un ruolo da leader e non di confronto a pari livello. Il confronto fra bambini di età diverse può essere anche positivo, può far crescere: nella “gara” il bambino può mettere in campo capacità che non sapeva di avere, non solo nel gioco o nello sport, ma anche nel sapersi relazionare e distinguere gli amici, i compagni di squadra, i “rivali” e così via. Sempre con l’aiuto dei genitori».
Mariateresa Truncellito
In “Maria con te” n, 17, 27 aprile


