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3.Fatti del giorno

Petralia Sottana, torna a risplendere la tela seicentesca di San Michele Arcangelo: svelati firma e data del dipinto

Restaurata la preziosa opera custodita nella chiesa di San Francesco d’Assisi. Grazie al sostegno della Fondazione Sicilia e all’impegno della Parrocchia Maria SS. Assunta, il dipinto è tornato alla sua originaria bellezza, rivelando importanti dettagli storici: la firma del pittore Matteo Cristadoro, la data 1659 e il probabile nome del committente, Andrea Gargano.

Un prezioso tassello della storia artistica e religiosa di Petralia Sottana è tornato a risplendere, restituendo alla comunità un’opera di grande valore storico, culturale e devozionale. Nei giorni scorsi è stato presentato il restauro della monumentale tela seicentesca raffigurante San Michele Arcangelo, custodita nell’antica chiesa barocca di San Francesco d’Assisi.

Il dipinto, che misura 310 per 208 centimetri, è stato recuperato grazie a un intervento finanziato attraverso il meccanismo dell’Art Bonus dalla Fondazione Sicilia, presieduta dalla professoressa Maria Concetta Di Natale, in favore della Parrocchia Maria SS. Assunta.

Un progetto portato avanti con determinazione dal parroco don Giuseppe Murè, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, con l’obiettivo di salvaguardare un’opera di pregio che, a causa delle precarie condizioni conservative, rischiava un progressivo e irreversibile deterioramento.

A occuparsi del delicato intervento è stata la ditta Tra Art di Giuseppe Inguaggiato, con il coinvolgimento delle professioniste petralesi Tiziana Polito e Vittoria Rinaldi e il contributo tecnico della restauratrice dottoressa Arianna Inguaggiato.

Un’iconografia ricca di significati

La tela presenta una composizione devozionale articolata, nella quale San Michele Arcangelo occupa una posizione centrale. L’arcangelo è raffigurato con la spada e la bilancia, attributi tradizionalmente legati alla lotta contro il male e al giudizio delle anime. Completano la rappresentazione una palma, simbolo del martirio di Sant’Andrea, e fiori blu che richiamano la spiritualità francescana.

Nella parte superiore del dipinto, la Madonna con il Bambino appare in cielo, circondata da angeli musicanti. Ai lati si riconoscono Sant’Andrea e San Francesco, figure che arricchiscono il significato religioso dell’opera e ne sottolineano il legame con la devozione cristiana.

Nella zona inferiore, tra i due santi, è raffigurato un uomo inginocchiato: si tratta del probabile committente del dipinto, identificato in Andrea Gargano grazie alle scoperte emerse durante le operazioni di restauro.

Proprio la pulitura della superficie pittorica ha riservato una delle sorprese più importanti dell’intervento: il ritrovamento della firma del pittore Matteo Cristadoro, accompagnata dalla data 1659 e da un riferimento che ha consentito di ipotizzare il nome del committente.

Elementi che contribuiscono a definire con maggiore precisione la storia dell’opera e il contesto nel quale venne realizzata, aggiungendo nuove informazioni al patrimonio artistico di Petralia Sottana.

Il restauro: un intervento complesso per salvare la tela

Prima dell’intervento, il dipinto presentava condizioni conservative particolarmente delicate. Gli sbalzi termici, l’umidità e il trascorrere dei secoli avevano provocato fessurazioni della superficie pittorica, fenomeni di sollevamento, lacune e problemi di adesione degli strati, aggravati da un consistente accumulo di sporco e dalla presenza di vernice ossidata.

Le indagini diagnostiche preliminari, condotte anche attraverso la riflettografia infrarossa e l’osservazione con luce ultravioletta, hanno permesso di approfondire la conoscenza della struttura e delle condizioni dell’opera, evidenziando una pregiata tela originale di lino costituita da un unico pezzo.

Come illustrato dalla restauratrice Arianna Inguaggiato, il lavoro è iniziato con una delicata velinatura, eseguita mediante carta giapponese e colla di coniglio, necessaria per mettere in sicurezza le parti instabili della superficie pittorica.

Successivamente, la tela è stata rimossa dal telaio e sottoposta a foderatura con una nuova tela di lino, utilizzando colla pasta. Questa fase ha consentito di recuperare la planarità del supporto e di risolvere i problemi di adesione attraverso un trattamento controllato che ha combinato umidità, calore e pressione.

Particolarmente significativa è stata la fase di pulitura, che ha permesso di eliminare lo sporco accumulato e gli strati di vernice ossidata, restituendo leggibilità ai colori e facendo riemergere la firma, la data del 1659 e la dedica.

L’intervento si è concluso con la verniciatura intermedia, la reintegrazione plastica e pittorica delle lacune e l’applicazione della verniciatura finale, prima del ricollocamento della tela nella sua sede originaria.

Un lavoro meticoloso che ha consentito non soltanto di recuperare la qualità visiva del dipinto, ma anche di preservarne la materia originale e restituire leggibilità ai suoi dettagli artistici e storici.

La collaborazione tra istituzioni e territorio

Il recupero della tela di San Michele Arcangelo rappresenta un esempio concreto di collaborazione tra istituzioni, comunità religiosa e professionisti della conservazione, dimostrando quanto sia importante investire nella tutela del patrimonio artistico locale.

L’Amministrazione comunale ha espresso un sentito ringraziamento alla Fondazione Sicilia e alla professoressa Maria Concetta Di Natale per il sostegno finanziario, a don Giuseppe Murè per l’impegno profuso nella realizzazione del progetto e a tutti i restauratori che hanno lavorato al recupero dell’opera.

La restituzione del dipinto alla sua collocazione originaria assume un significato che va oltre il risultato estetico. La tela, infatti, continua a raccontare secoli di fede, devozione e storia locale, mantenendo vivo il legame tra il patrimonio artistico e la comunità che lo custodisce.

Con il restauro della tela di San Michele Arcangelo, Petralia Sottana recupera così una testimonianza preziosa del proprio passato, che potrà essere nuovamente ammirata nella sua ritrovata bellezza e affidata alla responsabilità collettiva di quanti riconoscono nella tutela dei beni culturali un investimento per il futuro delle nuove generazioni.

Matilde La Placa

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