Ergastolo Pietro Morreale, il sindaco di Caccamo: “Giustizia ha fatto il suo corso, la comunità è vicina alla famiglia di Roberta Siragusa”

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La Corte d’Assise d’Appello di Palermo ha confermato la pena dell’ergastolo a Pietro Morreale, il diciannovenne accusato di aver ucciso, il 24 gennaio 2021, la sua ragazza, Roberta Siragusa e di averne occultato il corpo. 

La decisione dei giudici è arrivata ieri nel primo pomeriggio, nel Palazzo di Giustizia di Palermo, in presenza di Morreale e dei familiari di Roberta.

“La Giustizia ha fatto il suo corso. Pietro ha commesso un crimine efferato, è stato condannato al massimo della pena prevista dal nostro ordinamento. Siamo vicini alla famiglia Siragusa, vogliamo che sappiano di poter sempre contare sulle istituzioni e sulla comunità caccamese; siamo consapevoli che la tragedia che li ha colpiti lascia una ferita incolmabile e che niente e nessuno gli restituirà la loro amata Roberta. – Ha dichiarato il sindaco di Caccamo Franco Fiore, che ieri ha presenziato in Tribunale nel processo contro Pietro Morreale, nel quale il Comune si era costituito Parte Civile. – Quello che ferisce ulteriormente è che in questi lunghi mesi non ci sia stato alcun gesto di pentimento da parte del Morreale, né alcun gesto di cordoglio o di scuse da parte dei familiari del ragazzo. Come Istituzioni continueremo a lavorare per promuovere relazioni sociali serene e pacifiche fra i cittadini e per prevenire ogni forma di violenza di genere e sui minori. Le amministrazioni che si sono succedute nell’ultimo decennio hanno promosso costanti interventi nella lotta contro la discriminazione sociale e la violenza di genere, coinvolgendo le donne, agendo con le associazioni”.

La nota di rettifica dell’avvocato Gaetano Giunta, legale di Pietro Morreale

«Il sottoscritto Avv. Gaetano Giunta del Foro di Catania, quale difensore del signor Morreale Pietro, con la presente avanza richiesta di rettifica relativa all’articolo pubblicato in data 28.11.2023, sulla testata online del giornale HimeraLive.it, nel quale veniva riportato in maniera acritica il contenuto postato sul profilo Facebook del Comune di Caccamo.
 
Premesso che, in situazioni come quella verificatasi, ciò che maggiormente preme sottolineare è innanzitutto l’esigenza di garantire e di rispettare il dolore di chi ha perso Roberta e con altrettanta energia si esige che la medesima considerazione sia rivolta al giovane Pietro, il quale si protesta da sempre innocente. Quest’ultimo, infatti, oltre ad avere visto morire davanti ai propri occhi la fidanzata, è stato condannato a quella che, senza dubbi di sorta, può essere ritenuta una “morte civile”, atteso che lo stesso, in due differenti gradi di giudizio, è stato condannato alla pena dell’ergastolo (ancora sub iudice).
 
Avrebbero, altresì, meritato maggiore riguardo anche i familiari dell’imputato, i quali devono essere ritenuti “vittime collaterali” della tragedia in questione, dal momento che, a prescindere dalle valutazioni in ordine alla eventuale responsabilità penale del figlio, stanno patendo anche loro un dolore impossibile da quantificare. È innegabile, infatti, che la vicenda del 24 gennaio 2021, abbia scombussolato la loro vita, poiché ha dato luogo ad un iter giudiziario che, al momento, vede il giovane figlio condannato, il quale si protesta da sempre innocente.
 
Oltre al dolore di tutte le parti coinvolte, non è stato rispettato dall’articolo che si contesta e di cui si chiede la rettifica, neppure il principio costituzionale della presunzione di innocenza ex art. 27 Cost. Pietro Morreale, infatti, nonostante nella norma richiamata si affermi testualmente che “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”, è stato, all’interno dell’articolo in questione (ad elevata diffusione mediatica), definito come l’autore certo di un crimine così efferato. Affermazione, quest’ultima, che non può trovare cittadinanza nel nostro Ordinamento, poiché il procedimento giudiziario volto a stabilire i fatti de quibus non è ancora giunto a compimento. Da ultimo è, inoltre, venuto meno anche il rispetto del principio di verità nel diffondere e pubblicare notizie sui media.
 
In particolare, non si comprende da cosa l’Egregio Sindaco del Comune di Caccamo, Franco Fiore, abbia ricavato che “la tesi del legale del signor Morreale sia stata giudicata ”fantasiosa dai giudici di primo grado”, dato che nessun Giudice ha mai impiegato tale affermazione. Lo scrivente, infatti, nel dire difensivo a favore di Morreale, non ha assolutamente posto in essere tesi fantasiose ( come sostenuto dal predetto Sindaco), ma si è attenuto 2 scrupolosamente agli atti processuali e, soprattutto, al video registrato dal DVR dell’esercizio commerciale allocato di fronte il campo sportivo di Caccamo dove si è consumata la tragedia, dal quale si vede in modo chiaro e incontrovertibile che nel momento in cui esplode la bolla di fuoco dal diametro di oltre metri cinque ( che avvolge la ragazza) Pietro Morreale si trovava a (26 mt.) ventisei metri di distanza da Roberta. Si chiede, pertanto, la rettifica dell’articolo in questione e la conseguente pubblicazione con la medesima diffusione, posto che esso non risponde a verità ed è lesivo della funzione difensiva che giova ricordarlo, anche in questa sede, ha rilevanza costituzionale al pari del principio di presunzione di innocenza, come statuito negli artt. 24 e 27 Cost. In difetto, decorsi giorni due (2 gg.) dal ricevimento della presente, si procederà a norma di legge per riaffermare la verità e il corretto esercizio del diritto di cronaca, oltre al risarcimento dei danni consequenziali».

 
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