Termini Imerese: Giacinto Lo Faso Jannelli, il nostro eroe

A CURA DI NANDO CIMINO

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Il Capitano Giacinto Lo Faso Jannelli, nato nel 1884, fu tra i primi militari termitani a morire eroicamente nel corso della Grande Guerra.
 
Era l’undici novembre del 1915; e le trincee del Monte Sei Busi, quel giorno si macchiarono del sangue di tanti giovani combattenti. Il Monte Sei Busi si trova nel Carso, in Friuli Venezia Giulia; ed è non molto distante dal ben noto Sacrario di Redipuglia.
 
La notizia della morte del valoroso soldato, giunse nella nostra città con un dispaccio militare; e gettò nello sconforto una intera comunità che, del giovane capitano, aveva ben conosciuto ed apprezzato le doti morali ed umane. Giacinto Lo Faso Jannelli era peraltro nipote del Barone Don Enrico Jannelli; e, in taluni scritti, viene definito di: “…giovanile ardore, d’ingegno pronto e nutrito, di alta coscienza civile, di patriottismo…..ed invero…buono, ardente, intelligente, colto, coraggioso…”
 
Appena ventenne egli è già sottotenente di Fanteria; scrive di questioni morali, ed è apprezzatissimo dai suoi superiori. Partecipa alla campagna libica a Nalut ed a Tripoli; al punto da meritarsi, già a 30 anni, il grado di Capitano dell’Esercito. Ma ecco come ne parla l’Avv. Antonino Marfisi, descrivendo il momento in cui Giacinto lascia la sua famiglia e la sua terra per andare a combattere al fronte:
“……Giacinto Lo Faso in tale supremo frangente, mantenne vive, ringagliardì anzi, le idealità patriottiche…..baciò la madre col più caldo affetto, le sorelle, gli amici, e sognando eroici ardimenti e la palma della vittoria, alla testa dei suoi soldati pervenne anche lui là dove si muore per vincere…..”Mamma carissima, (scriveva) domani sera partiremo, per la zona di guerra credo, per il continente ad ogni modo, e forse andremo dove si combatte e combatteremo anche noi….”
 
E la cronaca di quei duri giorni di battaglia viene così raccontata: “….Nella zona di monte sei Busi, egli alla testa della sua compagnia, il 2 novembre è pervenuto ormai in primissima linea, donde, la dimane, inizierà un’avanzata per espugnare la trincea nemica. Nell’avanzata assolvette eroicamente vittoriosamente il suo compito. Al formidabile assalto delle sue truppe si rovesciò la trincea nemica…..E venne il fatale giorno undici…..”
 
A Rosario Pirrone, un familiare, Giacinto forse presagendo il tragico destino che lo aspettava, scrive queste parole; che sono quasi un testamento: “….Troppe volte sono stato fortunato! Ti bacio perciò e ti prego caso mai di salutare gli zii, i cugini, gli amici…e di confortare i miei…”
 
Giacinto, con i suoi soldati del 144°, va più volte all’assalto e non esita a scagliarsi impavido contro il nemico. Il meriggio di quel tragico giorno di San Martino, sta per cedere all’imbrunire; quando l’ardimentoso Giacinto, colpito alla testa da una scheggia di granata, stramazza al suolo esanime.
 
In quel solo giorno e su quella montagna, oltre al nostro concittadino morirono ben 10 ufficiali e 486 militari di truppa. Fu una strage! – La città di Termini, per onorarne la memoria, in occasione del trigesimo che si celebrò il giorno 11 dicembre, si cinse a lutto. Queste alcune delle parole che vennero dette in occasione dei discorsi ufficiali:
“……La nostra Termini, ed in ciò potrà andarne orgogliosa, ha saputo combattere, ha dato pure il suo contributo col sangue dei suoi figli, tra cui primeggia il prode, di cui oggi commemoriamo il trigesimo de la gloriosa morte: il Capitano Giacinto Lo Faso Jannelli…..” – Nel catafalco posto ai piedi dell’altare maggiore così era pure scritto:
“…….Al Prode Giacinto lo Faso Iannelli, Capitano di Fanteria caduto nel nome d’Italia al monte Sei Busi. Addì XI Novembre MDCCCCXV eroicamente pugnando contro orde di barbari. I Termitani orgogliosi del nome di lui vera stirpe latina queste onoranze tributano…..”
 
La città non dimenticò certo il nostro eroico concittadino; ed ancora ad un anno dalla morte, lo volle ricordare con una partecipata commemorazione che si tenne il 19 dicembre del 1916, martedì, nel salone del Circolo Margherita. E come riporta anche un opuscolo, fatto stampare per la solenne occasione, il relatore Antonino Marfisi dal cui discorso ho ripreso alcune delle notizie, iniziava così il suo intervento:
“…….La spettabile Deputazione di questo nostro Circolo, ha voluto qui adunarci, affidandomi l’angoscioso ufficio di parlarvi, per rendere tributo di affetto ed omaggio all’eroismo del Capitano Giacinto Lo Faso Jannelli…..”
Nel nostro cimitero di Giancaniglia dove riposano anche i resti del Barone Jannelli suo antenato, dei genitori, del fratello Enrico e della sorella Elvira, una lapide ricorda le gesta del nostro eroe; e così vi si legge:
“CAPITANO GIACINTO LO FASO JANNELLI – Alla Patria che sognava più grande immolata con l’eroismo dei forti la giovine vita di romano pugnando il di 11 novembre 1915 allora che il mondo ardea nel fragor delle armi radioso nella luce del martirio vivrà immortale nei secoli il suo nome quale vate divino degli eterni destini d’Italia”
A Giacinto Lo Faso Jannelli la Patria conferì una medaglia d’argento al Valor Militare con la seguente motivazione: “Costante esempio di arditezza e di disprezzo del pericolo, conduceva con sereno ardimento la propria compagnia all’attacco di una forte postazione nemica, rimanendo colpito a morte”. Anche la città di Termini Imerese volle onorare il suo eroe intitolandogli una strada.
(Si ringrazia per la foto l’Avv. Dott. Pietro Sorce)


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