Manteniamo attivi i nonni di casa

Mariateresa Truncellito -In “Maria con te” n. 37 dell’11 settembre

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Se da una parte è giusto evitare che siano impegnati in faccende troppo pesanti, dall’altra è bene coinvolgerli in attività in grado di stimolarli, evitandone così il decadimento fisico e mentale.

Prendersi cura dei nostri cari quando non sono più giovani non dovrebbe limitarsi a verificare che stiano bene, dar loro una mano con la spesa o la burocrazia, accompagnarli dal medico e trascorrere con loro le feste comandate. Se vogliamo che restino con noi il più a lugno possibile in buona salute, è importante anche aiutarli a mantenersi attivi fisicamente e mentalmente impegnati, per rallentare l’inevitabile processo dell’invecchiamento: incoraggiandoli a tenere vivi i ricordi, lottando contro l’isolamento, facendo loro capire che il cervello va “sfidato” acquisendo nuove competenze a ogni età e mantenendo quelle vecchie adattate a eventuali difficoltà perché il fisico, i riflessi o la memoria non sono più quelli di una volta.

Molte attività – dalla cucina, al giardinaggio, alle pulizia per chi ha sempre gioito della cura della casa  per esempio –  si possono gustare insieme alla famiglia o in compagnia di amici, una persona può occuparsi di una parte e il nonno o la nonna svolgerne un’altra, e così non è necessario rinunciare a nulla. «Qualunque tipo di attività è vantaggiosa per il benessere fisico e mentale, che si tratti di un progetto creativo o semplicemente di preparare il caffè» scrive Helen Lambert, autrice di Mente attiva – per persone con disabilità di memoria e demenza (Edizioni Lswr, 24.90 e), un libro che raccoglie oltre 70 attività, molte semplici e per tutti i gusti – dall’arte all’artigianato, dalla raccolta di fotografie e ricordi, alla musica al ballo, ai rompicapo ai giochi – con cui è possibile rallentare il declino delle facoltà mentali e ridurne al minimo l’impatto sulla vita quotidiana. Secondo l’autrice mantenere la qualità della vita, le capacità comunicative e il benessere si può: concentrandosi su attività significative – quelle che piacciono -, e sulle cose che si riescono a fare e non su quelle che non riescono e partecipando ad attività sociali con gli amici o con la famiglia.

Padre Giovanni Calcara

È bene aiutare gli anziani a mantenersi fisicamente attivi: una nuotata, una biciclettata, una passeggiata, una corsetta. Ma anche camminare in giardino o muoversi di più in casa permette di non perdere mobilità, forza, equilibrio e una buona postura, riduce il rischio di dolori, fratture e cadute, mantiene in salute il cuore, aumenta l’afflusso al cervello di sangue rallentando il declino cognitivo e la perdita di memoria, migliora l’appetito e ill sonno. Se una volta il nonno giocava a calcetto con gli amici e adesso non ci riesce più, spronatelo a trovare un modo per partecipare lo stesso, invece che cullarsi nei rimpianti: per esempio, iscrivendosi a un club locale di calcio per seguire la squadra da tifoso. Le chiacchierate del dopo partita restano le stesse!

La chiave per la serenità sta nel non sovrastimare le proprie capacità tentando cose impegnative e finendo per sentirsi frustrati. Chi ha sempre amato il giardinaggio invece di tagliare le siepi con un attrezzo elettrico può godersi la potatura delle rose o coltivare verdure nell’orto. Ma anche tenere un “diario della natura”, osservando piante e animali durante una passeggiata o guardando fuori dalla finestra e annotando anche gli stati d’animo può essere piacevole. Partecipare a una lezione di yoga con le amiche può essere uno svago, ma è anche un modo per prendersi cura della propria salute. Fare qualcosa di utile  – cucinare un pasto, piantare fiori, progettare una gita – aiuta a conservare il senso dell’autostima: figli e nipoti possono svolgere attività quotidiane al posto del nonno o della nonna, ma perché mantenga le capacità che ha bisogna permettergli di esercitarle il più possibile.

«Aiutare gli anziani a mantenersi attivi è doveroso. Ma è un dovere anche verso se stessi, per evitare che poi tocchi a qualcun altro cercare delle cose da far fare a noi: l’agognata pensione – non solo come uscita dalla vita professionale, ma anche come fine degli impegni con i figli o con gli anziani – non deve aprire la strada a una fuga verso il vuoto», ammonisce padre Giovanni Calcara, domenicano del convento di Soriano Calabro (Vibo Valentia).

«La mancanza di interessi e relazioni rischia di essere la premessa per una caduta nell’apatia, nella noia, nell’indifferenza. E allora si sopravvive e si cerca qualcosa che possa riempire la giornata al bar, nelle sale giochi o guardando i cantieri. L’età della pensione rappresenta un cambio di stagione: sarebbe opportuno accompagnare i coniugi – ma anche i single – nel periodo del pre-prensionamento, così come si fa con i fidanzati in vista del matrimonio. C’è tanta gente che da impegnatissima si trova dall’oggi al domani senza più niente da fare e riempie le giornate seduta su una panchina di un parco o dinanzi alla tv, senza più progetti né prospettive. Quando invece ci sarebbe ancora tanto da fare per sé e per gli altri, in particolare nel volontariato sociale, in parrocchia, con i bambini, l’ambiente, il turismo locale e così via. A volte basterebbe solo offrire la propria disponibilità: dare per ricevere, guadagnando in salute e longevità mentale».

 


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