Quando il trasloco diventa isolamento

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Nell’età della pensione, capita che uno dei coniugi provi il desiderio di trasferirsi stabilmente dalla città in luoghi  di villeggiatura. Ma l’altro potrebbe sentirsi sdradicato e privato delle relazioni di una vita.

 

Lui accarezza un sogno da anni, e dopo la vacanza in Liguria, adesso è tornato alla carica, più agguerrito che mai: visto che sono entrambi in pensione e i figli hanno preso il volo da tempo, perché non lasciare la città per trasferirsi definitivamente in qualche località di mare?

Clima migliore anche nella brutta stagione, ritmi più lenti, prezzi più bassi quando non ci sono i turisti, panorama più bello e così via. Ma lei non è convinta, teme di annoiarsi: ha molti interessi (il volontariato in parrocchia, il corso di ginnastica, le amiche con cui esce per l’aperitivo o il cinema un paio di volte alla settimana) e il mare nella bassa stagione è un mortorio.

Dopo varie discussioni, come compromesso gli ha proposto di scegliere un luogo non troppo lontano dalla città così da poterlo raggiungerlo nei weekend, ma lui non è del parere: non vuole restare da solo nel resto della settimana, soprattutto finché non avranno fatto nuove amicizie sul posto. «La dimensione di coppia cambia con il passare del tempo: all’inizio si è molto attenti ai bisogni del partner», premette Benedetta Comazzi, psicologa del centro polispecialistico Medikern di Milano. «Ma dopo tanti anni di matrimonio, non è raro che succeda il contrario e ci si ritrovi a concentrarsi solo sui propri bisogni e sulle proprie necessità.

A volte con un senso di rivalsa, di rivendicazione un po’ egoistica: “Adesso mi riprendo tutto quello che ti ho dato e che non mi hai concesso di fare”». Ciò dipende anche da una differente visione del futuro: «Le donne tendono ad avere una maggiore progettualità a lungo termine, mentre gli uomini sono più legati nel cercare benefici immediati. Succede così che la moglie in pensione sia riuscita ad organizzarsi la vita, investendo le sue energie in diverse aree che le danno soddisfazione e sicurezza, mentre lui sembra più attratto dai vantaggi del mare vissuti nei mesi estivi, e poi si vedrà. Quello che consiglierei è di fare una prova: possibilmente scegliendo una località ben servita, comunque con una popolazione attiva e vivace anche d’inverno, magari dandosi un orizzonte temporale – per esempio trascorrendoci sei mesi – e cercando di inserirsi in qualche associazione o gruppo locale di volontariato». Nulla vieta di tornare indietro se l’esperienza non fosse soddisfacente.

«E resta sempre il compromesso di vivere sei mesi in città e sei mesi nella casa al mare», conclude la psicologa. «Si può sperimentare sempre, mentre in genere andando avanti con l’età c’è spesso l’idea che le decisioni debbano essere solide, stabili e definitive: ma nessuna legge lo stabilisce, e, anzi, quando non si deve più rendere conto a un datore di lavoro né ci si deve prendere cura di figli piccoli o di persone care anziane è forse il momento migliore per provare una svolta di vita». L’ipotesi di ritrovarsi nel weekend dipende di più dalla dimensione specifica della coppia: «Può funzionare se marito e moglie hanno sempre conservato autonomia e indipendenza, mentre è difficile che venga accettata se hanno sempre fatto tutto insieme e condiviso ogni esperienza, anche nel tempo libero, perché è una proposta che va improvvisamente a minare sicurezze importanti e consolidate».

Aggiunge padre Giovanni Calcara, domenicano del convento di Soriano Calabro (Vibo Valentia): «Nella coppia e nella famiglia c’è una progettualità che non sempre può essere condivisa: per esempio per ragioni di lavoro o di impegni familiari distinti – come la cura di un anziano o la gestione dei figli piccoli – e allora il problema di dover fare tutto sempre insieme non si pone. Ma nel momento in cui si va in pensione o il lavoro per uno dei due diventa meno impegnativo, è possibile che subentri il desiderio di modificare le condizioni di vita comune. Innanzitutto va salvaguardata l’unità della famiglia, che presuppone il rapporto con il coniuge ma anche i rapporti con i figli. Va bene trovare un compromesso, vivendo un po’ in città e un po’ al mare, ma è importante che sia all’insegna della condivisione di un progetto, non del riposo o del quieto vivere.

Padre Giovanni Calcara

C’è la dimensione comunitaria: abbiamo rapporti sociali a tutti i livelli – hobby, sport, associazioni, volontariato,… – e allora deve esserci la capacità di capire che la nostra vita non va sradicata: non è perché ho più tempo la mia vita diventa solo “cosa mia” e faccio quello che voglio. La vita non è solo autorealizzazione, ma è sempre un dono per gli altri, e a maggior ragione se si ha più tempo. E allora perché non condividere la scelta del volontariato fatta dall’altro, mettendo a frutto i propri talenti? Ci sono coppie che decidono di trasferirsi, ma, per esempio, per andare a fare un periodo di servizio in una missione, mettendo a frutto la loro professione per insegnare un mestiere o per curare i malati o insegnare ai bambini. Una scelta di volontariato e di impegno può essere anche trasferita in una località normalmente di villeggiatura, i bisogni ci sono ovunque».

 

 

 
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