Coronavirus, la lettera di una studentessa pendolare di Trabia al presidente della Regione Siciliana

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Caro presidente della regione siciliana,
Mi presento: Mi chiamo Miriam, ho 17 anni, vivo a Trabia, un piccolo paesino del
palermitano e sono una studentessa pendolare. Oggi le scrivo a mio nome e a nome di tutti
quegli studenti con cui ogni giorno condivido ore di viaggio. Mi scuso anticipatamente per il
linguaggio, non mi sforzerò di trovare le parole più giuste, ho bisogno di essere più diretta
possibile e, le prometto, anche molto sintetica.
Non so se queste righe verranno mai lette e se, in tal caso, riceveranno una corrispondenza
da parte sua. Ma in questo momento l’unico mezzo per arrivare a lei è questo e ne approfitto
più che posso.
Da domani, mercoledì 30 settembre, entrerà in vigore la nuova ordinanza n. 36 del
27/09/2020 da lei emanata. Fra le altre cose, ci chiede di indossare in qualsiasi momento
della giornata, quando siamo fuori casa, la mascherina e in più, chiede di non fare
assembramenti. Chiede l’impegno di tutta la popolazione ma, soprattutto queste sono le
parole che più mi hanno colpito del suo discorso: “[…] La Sicilia non vuole un nuovo
lockdown, ma per impedirlo dobbiamo impegnarci tutti, soprattutto i più giovani”.
” Soprattutto i più giovani” , si perché ormai sono i giovani quelli incoscienti, quelli ribelli che
non hanno a cuore la propria salute e quella dei propri cari. Su questo, caro presidente,
avrei molto, moltissimo da dire, ma non è questo il motivo per cui le scrivo.
Quello che mi porta a scriverle è, invece, il risultato di una settimana di rabbia, paura e
insicurezza. Mi spiego meglio: il 24 settembre, con mia grande gioia, io e altre centinaia di
studenti siamo finalmente tornati tra quei banchi che più di sei mesi fa ci sembravano una
galera ma che adesso, dopo tutto questo tempo, sono una delle cose che più desideriamo
avere. La mia scuola, il liceo linguistico Jacopo del duca di Cefalù , come tutte le scuole
siciliane, ha saputo intervenire in modo eccezionale per garantire la sicurezza di alunni,
insegnanti e personale ATA. Tutto questo impegno, rispetto e voglia di sconfiggere il virus,
però, fuori da quelle mura sembra scomparire del tutto e le assicuro, non per colpa degli
studenti. A Cefalù, la maggior parte degli studenti pendolari viaggia con il treno diretto a
Palermo. Siamo quasi 300 alunni costretti, ogni mattina, a viaggiare in treni che hanno meno
di 150 posti omologati. Ogni mattina siamo costretti a viaggiare all’impiedi, per una tratta di
quasi un’ora, stretti tutti uno sull’altro. Per non parlare del ritorno, quando un treno di stesse
dimensioni deve trasportare, non solo tutta la scolaresca, ma anche tantissimi turisti diretti a
Palermo e molti cittadini provenienti da Messina. Oggi, 29/09/2020, abbiamo toccato l’apice
dello, mi permetti la parola, SCHIFO. Arrivato il treno, infatti, il pubblico ufficiale di Trenitalia
ha ben deciso di scegliere chi far salire e chi no urlandoci in maniera molto maleducata e
soprattutto senza mascherina. Purtroppo io e le mie amiche non siamo state “scelte” (si, fa
un po’ ridere). Hanno, per fortuna, portato un autobus che, però, aveva capienza massima di
54 persone. Cosa significa questo? Che gli studenti restanti avrebbero dovuto aspettare il
treno successivo che sarebbe passato dopo due ore.
Tutto questo per dire: sono cinque anni che vivo questa storia, sono cinque anni che mi alzo
alle sei per prendere il treno alle sette, viaggiare per un’ora all’impiedi per arrivare a scuola
alle 08:10 più stressata, nervosa e confusa che mai. Sono cinque anni che sono costretta ad
aspettare, alla fine della scuola, un treno che, già so, non sarà mai abbastanza capiente per
tutti quanti e che sarò, quindi, costretta a viaggiare all’impiedi, stretta stretta, attaccata ad
altri ragazzi, ancora una volta. Sono cinque anni che viviamo così e cinque anni che non
abbiamo mai fatto nulla per amore di arrivare a scuola e studiare. Ma adesso basta. Il virus
ci impedisce di continuare a calare la testa e, me lo lasci dire, siamo proprio stanchi di calare
la testa. Noi pretendiamo e meritiamo di viaggiare in sicurezza! Lo meritiamo per i 75 euro
mensili che facciamo spendere ai nostri genitori per poter andare a scuola. Lo meritiamo per la nostra famiglia, per i nostri nonni, perché vogliamo sentirci liberi di poterli abbracciare. E,
infine, lo meritiamo per noi stessi! Perché stiamo soffrendo non potendo abbracciare i nostri
amici, stiamo soffrendo non potendo vivere la nostra età con la spensieratezza più totale che
dovrebbero avere gli anni di adolescenza che non ci tornerà indietro nessuno. Lo meritiamo
perché ci stiamo impegnando e tutti questi sforzi NON DEVONO minimamente essere resi
vani dall’incoscienza degli adulti. Non lo accettiamo!
Noi, caro presidente, lo sforzo lo stiamo mettendo e continueremo a metterlo, ogni giorno di
più. Ma è ora che siate voi a fare qualcosa. Se non lo farete voi, ci faremo sentire noi,
alzeremo la voce noi per i nostri diritti e sappia che siamo veramente pronti! Cos’è che ci
arma? La rabbia. Sì, siamo arrabbiati, tantissimo. È giusto che lo sappia.
Perché non è possibile che “sui treni regionali, dall’otto settembre è possibile occupare l’80%
di tutti i posti per il quale il treno è omologato, PRIVILEGIANDO I POSTI A SEDERE.” mi
dispiace ma è impossibile e non sicuro. Sapete perché? Ogni giorno la tratta Palermo –
cefalù e viceversa conta la media di 300 passeggeri ed un treno, il minuetto, che conta il
totale di 148 posti a sedere e 200 posti omologati all’impiedi. La domanda, adesso, sorge
spontanea: Coloro i quali hanno deciso che su questo tipo convoglio possano viaggiare 200
persone in piedi, sanno realmente cosa significhi? Noi studenti, caro presidente, lo
sappiamo bene, molto bene. E sappiamo cosa significhi una frenata in queste condizioni.
Sappiamo cosa significhi un colpo di tosse o uno sbadiglio in queste condizioni. Ma
probabilmente è proprio chi se ne occupa che non sa minimamente cosa possa significare
tutto ciò.
Concludo promettendole che il mio impegno e quello dei miei coetanei aumenterà ogni
giorno di più perché, al contrario di quello che si pensa, sappiamo essere maturi, teniamo
tanto alla nostra salute e a quella dei nostri cari. Lei ci ha chiesto impegno e noi, ragazzi del
palermitano, siamo pronti a renderlo fiero di noi. Adesso tocca a lei, però, dimostrarci che lei
c’è, che la regione c’è, che ci ascolta e che ci tutela. Speranzosa di una sua risposta, le
chiedo a gran voce: Non ci deluda, presidente!










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