Tribunale Termini Imerese: mafia, boss con reddito di cittadinanza assolto

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Si è concluso presso il Tribunale di Termini Imerese con un’assoluzione piena il processo a carico di C.S. accusato di aver indebitamente richiesto e ottenuto il reddito di cittadinanza, con conseguente danno per lo Stato di diverse migliaia di euro, omettendo di dichiarare, al momento della presentazione della domanda, di avere riportato una precedente condanna intervenuta nel decennio precedente per associazione mafiosa.

Il Tribunale lo ha assolto con la formula “perché il fatto non costituisce reato”.

La Procura aveva ipotizzato il reato previsto dall’articolo 7 della legge istitutiva del sussidio, che punisce con pene severe chiunque fornisca dati falsi o ometta informazioni dovute per ottenere il beneficio, specialmente in presenza di condanne definitive per reati di criminalità organizzata.
Nel corso del dibattimento, tuttavia, la difesa dell’imputato rappresentata dall’avvocato Giuseppe Minà è riuscita a dimostrare l’assoluta buona fede del proprio assistito. Secondo quanto emerso, la compilazione della domanda non sarebbe stata guidata dalla volontà di raggirare lo Stato, bensì da un errore interpretativo o da una mancata chiarezza nella modulistica che regolava l’accesso alla misura di sostegno.

Avv. Giuseppe Minà

La formula scelta dal giudice, “il fatto non costituisce reato”, conferma proprio l’assenza dell’elemento soggettivo del reato: l’azione materiale è stata posta in essere, ma è mancata la consapevolezza e l’intenzione di commettere un illecito.
“Il nostro assistito non ha mai voluto truffare lo Stato”, ha commentato il legale della difesa nel corso del giudizio. Tesi integralmente accolta dal Tribunale in sentenza.

Redazione

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