Rischiava una pena dai tre ai sette anni di carcere per avere più volte commesso atti di violenza psicologica e verbale ai danni della compagna tra il 2019 ed il 2020.
All’esito del giudizio, che si è svolto con il rito abbreviato, l’imputato è stato assolto dal Tribunale di Termini Imerese con la formula “perché il fatto non sussiste” e con conseguente rigetto della domanda di risarcimento del danno, accogliendo così integralmente le richieste dell’avvocato Giuseppe Minà.
Unica residuale contestazione, ritenuta in sentenza, invece è stata quella secondo cui nel 2021 avrebbe mediante minaccia arbitrariamente esercitato il diritto di riconoscere e frequentare la propria figlia, episodio per il quale è stato condannato alla pena di un mese di reclusione. La difesa sul punto ha preannunciato appello.

I fatti si sarebbero svolti a Trabia, dove la coppia al tempo abitava. La donna ha raccontato che l’ex compagno l’avrebbe più volte minacciata, spintonata e percossa, addirittura che lei “non poteva neppure uscire da sola”.
La difesa di tutt’altro avviso, nel corso della sua articolata esposizione dei fatti, ha rappresentato come la vittima dovesse essere al contrario ritenuta, all’esito del giudizio, scarsamente attendibile in ragione delle diverse versioni, contrastanti tra loro.
