In questi giorni in cui va in scena il Festival di Sanremo mi sono ricordato di un grande artista, nostro concittadino, che è stato fra i cantanti italiani più famosi degli anni 30 del novecento. Si chiamava Andrea Zazzano; e qualcuno, avendolo ascoltato, lo immaginò subito come un nuovo Beniamino Gigli. Zazzano era nato proprio qui a Termini Imerese; ma purtroppo di lui quasi nessuno più si ricorda o ne conosce la curiosa storia.

La sua voce era calda e raffinata; e i numerosi dischi che ebbe modo di incidere in quegli anni, furono tutti di grande successo. Si ricordano in particolare “Chitarra Spagnola”, registrata a Milano nel 1938 con l’orchestra Gildon; poi “Gitana”, incisa sempre a Milano nel 1939 con l’Orchestra Ritmica della “Durium”, una delle più note case discografiche italiane; e ancora una bella versione di “Forse solo tu” canzone tratta dalla colonna sonora del film “Chi è più felice di me” con Tito Schipa. Altre sue esecuzioni furono “La Donna Riccia”, “Cocorico” e “Nà Bedda Siciliana”.

Insomma, tutti dischi da alto gradimento; roba che se a quei tempi ci fosse stato il festival di Sanremo, lui sicuramente avrebbe avuto un posto tra i big. Zazzano viene ricordato anche da Francesco Cangiullo, poeta e compositore napoletano, che in un suo libro del 1938 dal titolo “Le novelle del varietà” ne elogia le notevoli qualità e ne traccia la singolare storia. L’autore scrive infatti che Zazzano lavorava come imbianchino, quando un agente teatrale che lo aveva visto esibirsi in una trattoria a Palermo, avendone apprezzato le doti gli propose di cantare al Trianon Viviani di Napoli. Il teatro era stato inaugurato alcuni anni prima (1911) dalla compagnia di Eduardo Scarpetta; e, in tempi successivi, vi si sarebbero esibiti anche Totò, Mario Merola, e i De Filippo. Lasciato il varietà che tanto successo gli aveva dato, dopo aver conosciuto una maestra di canto decise di passare all’opera lirica. Purtroppo andò male e il nostro Andrea Zazzano fu presto costretto ad uscire dal mondo dell’arte per tornare al suo vecchio mestiere di imbianchino. Ma un giorno, lavorando al Teatro Valle, fu ascoltato mentre cantava “Fenesta ca lucive…”; il suo talento era evidente e la sua voce magnifica; e così per lui si riaprirono le tende del palcoscenico e dei grandi teatri. Incise diversi dischi anche con un gruppo palermitano “Operette e Varietà” che rimarcarono ancor più il suo pregio artistico. Andrea Zazzano era figlio di Eduardo. Il padre, nato a Messina nel 1876, era venuto a Termini ancora giovane; ed aveva trovato lavoro come pontoniere; o meglio vigile urbano, come li chiamiamo oggi. La madre era invece Agostina Badalì, una bella ragazza termitana che, quando nasce Andrea, aveva poco meno di 20 anni. La giovane era figlia di Rosario, un emigrato che viveva in America; mentre la madre, Salvatora Di Natale, non essendosi riunita con il marito, viveva ancora nella nostra città. Eduardo ed Agostina si sposarono il 13 febbraio del 1909, stesso anno della nascita di Andrea, e andarono ad abitare in una decorosa casa in quella che allora si chiamava via San Francesco al numero 16; nelle vicinanze del Tribunale.

Ad Andrea seguiranno altri tre fratelli; Maria, Giuseppina e Rosario. Di quest’ultimo qualcuno probabilmente avrà ancora ricordi; perchè proprio qui a Termini Imerese e con il grado di brigadiere, fu apprezzato comandante del distaccamento dei Vigili del Fuoco quando la caserma si trovava al Belvedere. Andrea Zazzano moriva il 30 dicembre del 1970 a soli 61 anni; e le sue spoglie riposano oggi nel nostro cimitero comunale di Giancaniglia.
Alcune sue canzoni le potete ascoltare cercando su You-Tube “Andrea Zazzano tenore”. Avrete così modo di conoscere l’arte di un personaggio di cui poco si sa, ma la cui memoria andrebbe rivalutata perchè ha rappresentato un pezzo di storia della canzone italiana e di quella popolare di Termini Imerese.
CONTENUTO A CURA DI NANDO CIMINO


