Termini Imerese, via Calabrò: una strada “maledetta”

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CONTENUTO A CURA DI NANDO CIMINO

Seminascosta tra le tante del quartiere, a Termini Imerese esiste ancora oggi una stradina che si dipana tra la via Errante e la salita Valligiani; poco sotto la ex via del Cavaliere oggi Gregorio Ugdulena. Si chiama via Calabrò; un nome particolare che fa riferimento a quello di una famiglia che vi abitava e che doveva essere ben conosciuta. Si trattava, con ogni probabilità, di gente che proveniva da altri posti; e della cui presenza a Termini c’è però traccia già nella seconda metà del settecento.

Non è da escludere che il cognome Calabrò possa essere stato in origine una ‘nciuria; ed in effetti gli esperti ci dicono che esso doveva riferirsi al fatto che provenissero dalla Calabria.

Non so dirvi se abitassero tutti nella strada che ancora oggi ne porta il nome; ma quello dei Calabrò di Termini, almeno stando ai documenti, era un parentado parecchio largo. Tra i tanti, spiccava per importanza tale Don Castrenze. Si trattava di un giovane ecclesiastico che svolgeva il ruolo di beneficiale; ovvero una sorta di amministratore di beni immobili dati in gabella se terre, o in affitto se case, i cui introiti servivano per il sostentamento del clero. Ma Don Castrenze non era il solo a vestire abiti religiosi; infatti c’era pure una Suor Maria Nazarena Calabrò, carmelitana morta il 27 marzo del 1825.

La storia singolare è però quella che accade nel 1827; anno in cui, purtroppo, come fosse stata una maledizione trovarono la morte ben quattro componenti dello stesso gruppo di congiunti. Morì, a soli trenta anni, proprio Don Castrenze; seguito da Maria, figlia di Mastro Leonardo Calabrò che di mestiere faceva l’apparatore. Poi ancora il piccolo Carlo di soli undici giorni; e ancora Giacomo, pure lui bambino di soli cinque anni, a sua volta figlio di Giuseppe Calabrò che faceva il macinatore.

Per quest’ultimo si trattava addirittura di un secondo dramma; infatti solo pochi anni prima, e precisamente nel 1821, la moglie Vincenza Gaeta aveva dato alla luce un’altra bambina che però era morta subito dopo il parto. Non so dirvi se vi abitassero altri componenti di questa numerosa famiglia; ma proprio Giuseppe Calabrò risultava essere domiciliato in una antica e pregevole palazzina ancora oggi esistente, che fa angolo con la via Errante; e il cui principale ingresso si trova proprio ad inizio della strada che ne porta il nome.

Sempre a proposito della via Calabrò si racconta che agli inizi del novecento, nottetempo, in questa strada ebbe a consumarsi anche un delitto. Due uomini si sfidarono in duello rusticano per contendersi una donna conosciuta in una vicina saletta da ballo. E’ un ricordo tramandato a voce e di cui sino ad oggi non ho trovato prove; di contro è però documentata l’esistenza in quella zona proprio di un locale adibito a feste. Un certificato risalente al 1907 ci conferma infatti che al n° 11 di Via Errante, e quindi proprio a pochi passi dalla stessa via Calabrò, aveva aperto una pubblica sala da ballo, che era gestita da tale Geronimo Sciurca.

Fin negli anni sessanta del novecento la via Calabrò era abbastanza frequentata. Tanti infatti la utilizzavano come scorciatoia per arrivare dalla via Errante direttamente alla via Ugdulena senza dover salire su, fino a San Carlo. E forse per questo motivo c’era pure chi, come tale Giuseppe Militello, al numero 16 vi manteneva un piccolo negozio di tessuti. Oggi la stradina appare semideserta e con poche case abitate. Diverse infatti si trovano in stato di abbandono; anche se il loro aspetto vetusto sembra ancora voler raccontare momenti lontani di quel suo antico passato.

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