Termini Imerese: storie e segreti al monastero di Santa Chiara

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Il documento che vedete in foto racconta un altro frammento di storia della nostra città; una memoria popolare, come altre poco conosciuta, e non sempre adeguatamente indagata dai ricercatori. In questo caso vi parlo del ben noto Monastero di Santa Chiara; che edificato allo “scadere” del XV secolo, si dice sulle rovine di una sinagoga ebraica, fino a qualche anno fa ospitò una fervente comunità di Clarisse. Proprio dentro questo monastero il giorno due di luglio del 1820 moriva tale Donna Maria Emanuela Declavà di anni cinquantadue, originaria di Barletta.

Il suo decesso, per come riportano le carte, venne testimoniato da due sacerdoti; ovvero don Antonino Salemi che aveva casa nel Piano di Pipiritana, e don Vincenzo Ippolito che invece abitava nella stessa strada del monastero, oggi via Garibaldi. Anche se nel documento è specificata solo la sua condizione di nubilato, il fatto che la morte sia avvenuta in quel luogo e con la testimonianza di due sacerdoti, non lascia dubbi sul fatto che si trattasse di una suora. Maria Emanuela Declavà apparteneva ad una importante famiglia del Regno di Napoli.

La madre si chiamava Donna Maria Giuditta di Freymman, mentre il padre, Don Giuseppe Declavà era stato un uditore dei Reggimenti Svizzeri. Si trattava di una professione prestigiosa e di grande responsabilità che evidentemente aveva dato lustro alla intera famiglia. Quella di uditore in un reggimento Svizzero era infatti una figura di spicco che, a seconda del ruolo, aveva il compito di amministrare la giustizia militare ma anche di trattare delicati affari diplomatici. Gli Svizzeri, che ancora oggi vediamo all’opera nello Stato Pontificio, costituivano la principale ossatura dell’esercito borbonico ed erano perciò tenuti in grande considerazione. Evidentemente l’avere scelto il Monastero di Santa Chiara a Termini Imerese non doveva esser stato un fatto casuale; con molta probabilità, infatti, lo si riteneva luogo di assoluto prestigio e quindi in grado di accogliere figlie di famiglie altolocate che venivano indirizzate (a volte anche costrette), a far professione religiosa.

E in tal senso, sempre in quegli anni, nello stesso monastero termitano vediamo documentata la presenza di un’altra importante figura; ovvero quella di Suor Giovanna Francesca Muller, al secolo MariaGiovanna Giuseppa Antonia Muller, figlia di Don Giuseppe Ludovico Muller. Di lei sappiamo che era nata in Svizzera e precisamente a Nafles, piccolo borgo nel cantone di Glarona, dove era particolarmente attivo un convento di Cappuccini. In questo caso poco so dirvi della famiglia, che sicuramente doveva esser non meno considerabile dei già detti Declavà. Di più sappiamo invece della nobile famiglia di Suor Margarita; ovvero della clarissa Maria Margarita De Michele, deceduta nello stesso monastero il primo marzo del 1833 all’età di 77 anni, e figlia di Don Francesco De Michele, barone di San Giuseppe e Regio Secreto.

E queste circostanze, non di secondaria importanza, mi portano a ragionare in maniera diversa su ciò che era accaduto un secolo prima; ovvero quando sul finire del 1714, sempre nel nostro Monastero di Santa Chiara, era morta Suor Anna De Maredo e Barca. Di lei non si seppe mai la vera identità; ma si dice dovesse esser nata anch’essa da nobile famiglia, e addirittura che potesse esser stata la figlia segreta del re Vittorio Amedeo di Savoia. Leggenda? Forse si; ma forse pure no. Visto che è ormai accertato che il Monastero di Termini Imerese, almeno in quegli anni, fosse per certi versi considerato un luogo “selettivo” dove per potervi accedere non era secondario il ceto sociale delle famiglie di provenienza.

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