Termini Imerese: si litiga per il Carnevale e la Madonna

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Si avvicina il carnevale, e questo mi ha fatto venire in mente i tempi in cui proprio qui a Termini Imerese, anche le feste erano motivo di litigi e discussioni. Tutto nasce dal fatto che la città è sostanzialmente divisa in due parti, e cioè quella bassa e quella alta; ovvero “gnusu e ‘nzusu” per come le chiamiamo noi. Questa situazione era aggravata dal fatto che, almeno anticamente, le due zone erano diverse pure come categorie sociali. Infatti nell’area bassa abitavano in gran parte pescatori e gente dedita a lavori marinareschi, mentre in quella alta primeggiavano pastori e contadini.

Ormai, di fatto, le due classi sono quasi del tutto scomparse; ma rimane ancora vivo il ricordo di quei tempi; e le rivalità, non del tutto sopite, sono ancora oggi latenti. Immaginate che fin negli anni sessanta del novecento c’erano accesi contrasti non solo fra gli abitanti, ma pure fra il clero. Non parliamo poi dei politici che se ne dicevano di tutti i colori. I ragazzi, a loro volta, organizzati in bande, si sfidavano a colpi di pietre; la chiamavano “a serra”.

Come se si trattasse di una competizione, si arrivò a fare persino due processioni del Venerdì Santo; e anche nei manifesti, a secondo dove si svolgevano gli eventi, non si scriveva solo città di Termini Imerese, ma si specificava città di Termini Alta o città di Termini Bassa. Le discussioni relative alle feste, che spesso degeneravano in liti, nascevano soprattutto in occasione del Carnevale o del Festino per il Beato Agostino Novello; ma anche per l’Immacolata. Era infatti considerato motivo di “sgarro” qualora al Carnevale di Termini bassa sfilasse anche un pupazzo in meno; o se, per il festino, si facessero fuochi d’artificio solo in quella alta.

Le “regole” dovevano essere rispettate anche in occasione della Immacolata; guai infatti se, come succedeva da tempo immemorabile, e il documento che vedete in foto risalente al 1770 ne è la prova, qualcuno avesse pensato di non portare la Immacolata del Duomo nella “parrocchiale chiesa” della Consolazione; a quei tempi considerata anch’essa come la Madrice di Termini Bassa. E anche qui, per parità di trattamento, si pretendeva quindi un apparato all’altezza della situazione, e la presenza di un predicatore di riconosciute qualità.
Oggi Termini Imerese è cambiata sia dal punto di vista urbanistico che sociale; ma in fondo, su talune cose, è sostanzialmente rimasta “paesana”. E tutto sommato, in un’epoca in cui spesso se ne fa terra bruciata, mantenere vive le tradizioni, anche quelle campanilistiche legate alla propria identità territoriale, ovvero l’essere di gnusu o di ‘nzusu, potrebbe non risultare un male.

CONTENUTO A CURA DI NANDO CIMINO

Redazione

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