Termini Imerese: “si fa” monaca a otto anni

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CONTENUNTO A CURA DI NANDO CIMINO

Probabilmente non ci crederete; ma la storia popolare di Termini Imerese riporta anche di questo fatto che ebbe a verificarsi in un passato ormai lontano. Ve ne scrivo per come mi fu riferito alcuni anni fa dal compianto Aldo Bacino; attento ricercatore e divulgatore di storia locale, che ne ebbe notizia per averlo letto su un registro manoscritto conservato da un privato collezionista, nel quale erano annotati i nomi di tutte le novizie e delle converse che entravano nel nostro convento di Santa Chiara. Siamo intorno alla metà del seicento; e ad essere mandata in clausura, presumo non con suo piacere, fu tale Geronima Giovanna Salerno, una bambina di soli otto anni.

Ma il fatto curioso è che insieme a lei venne “rinchiusa” anche la sorella più grande (si fa per dire); infatti Vincenza, così si chiamava, di anni ne aveva “ben” dieci! Di Geronima Giovanna Salerno non è riportata la città di origine; ma il cognome è ancora oggi ben diffuso qui a Termini. Tra il seicento e il settecento l’usanza di rinchiudere bambine negli istituti religiosi era cosa molto comune.

Lo si faceva non solo per invogliarle sin da piccole ad intraprendere la vita monastica, ritenuta socialmente “gratificante”; ma spesso per togliere dalla povertà figlie alle quali, oltre all’indispensabile sostentamento, non era possibile garantire una dote.
Al contrario c’erano casati nobili o famiglie dell’alta borghesia, che mandavano le figlie in convento per dare loro una educazione esclusiva, adeguata al rango, e pure per garantirne la verginità in attesa di un futuro matrimonio, ovviamente combinato. Infatti, in quegli anni, e proprio per tale scopo, gran parte dei conventi erano provvisti di un educandato.

Questo miscuglio tra “alta” e “bassa gente” creava chiaramente delle disparità tra le stesse ragazze; e così, mentre le più povere, e anche con modi “ruvidi”, erano destinate a espletare i servizi più umili, quelle di famiglie ricche venivano coccolate e protette. Alla fine comunque non tutte diventavano suore. Cosa che invece accadde alla nostra Geronima Giovanna che, a differenza della sorella morta giovanissima, fece addirittura carriera. Fu lei infatti che proprio all’interno del nostro monastero di Santa Chiara di Termini Imerese, nel 1688 e nel 1690 ebbe a ricoprire il ruolo di Badessa.

E a proposito di monache concludo con due detti popolari sul tema, che fanno parte del nostro folklore siciliano.

“La tonica nun fa monicu, diceva mastru Minicu. Ca comu vai vistuta, accussì si carculata”

Indovinello:
“U zu monacu du cummentu ci l’avia longa un parmu, la za monaca ci chiancìa ca cchiù longa la vulìa” – Risposta: A curuna du rusariu

Redazione

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