Termini Imerese: la Madonna nei proverbi

2 min read
Sappiamo bene che in un passato, purtroppo ormai lontano, Termini Imerese si sosteneva essenzialmente di economia agricola. Erano quindi tanti i viddani che vivevano in contesti semplici, in cui anche la religiosità popolare si manifestava attraverso gesti e forme legate alla tradizione.
 
Era soprattutto la devozione nei confronti della Immacolata quella che più di tutti ne esaltava talune usanze; come quella relativa a proverbi e modi di dire che scandivano le lunghe e dure giornate di lavoro.
 
Una delle espressioni più ricorrenti di cui pure io ho personali ricordi era: “A Bedda Matri lu munnu sbrogghia; l’ammanta cu so velu e lu cummogghia”. Una bella frase con la quale si riponeva assoluta fiducia nella Madonna; in questo caso considerata capace di aggiustare (sbrogghia) tutti i mali, e risolvere i problemi, coprendoli (cummogghia) con il suo manto. Un altro diceva: “Priamu a tutti i santi ma cchiossài a Maronna, ca lesta ni senti”; in pratica era come se alla Madonna venisse attribuita una maggiore disponibilità all’ascolto. Poi c’era pure il classico “Lassa fari a Maronna, ca comu scura accussì agghiorna”.
 
Un modo di dire che in maniera generica intendeva anche significare come, avendo fede, ad un momento negativo ne può seguire un altro positivo. Mi ricordo pure di quando a qualcuno si diceva: “U Signuri t’aiuta e a Maronna t’accumpagna”. Potremmo in questo caso considerarla come una sorta di benedizione; che spesso, però, veniva rivolta anche a chi, ostinatamente, decideva di fare qualcosa di azzardato. Poi c’era pure qualche viddanu che volendo esagerare sentenziava: “Maronni e santi megghiu assai ca nenti”. In questo caso forse prevaleva il dubbio; e così, come dicevano i latini, “Melius abundare quam deficere”! – Quando agli inizi del novecento il fenomeno della emigrazione tolse tanti figli di Termini agli affetti dei propri genitori, le madri, accompagnandone la partenza, imploravano in lacrime la Madonna dicendo: “Bedda Matri Mmaculata lluminatici la strata”.
 
Concludo con un modo di dire folkloristico che poco ha a che vedere con la devozione; e che però la dice lunga sulle condizioni di vita delle famiglie di un tempo. Infatti quando le ristrettezze economiche, per poter far fronte a qualche diversa necessità, costringevano a togliere da una parte e mettere da un’altra, con rammarico si diceva: “Spogghia a Cristu e vesti a Maria”.
CONTENUTO E FOTO A CURA DI NANDO CIMINO
 
 

 
 
📰 Scopri cosa è successo oggi! clicca ora HimeraLive.it

Leggi anche: