In occasione della Giornata nazionale della memoria per gli Internati Militari Italiani (IMI), il Comitato Ottantesimo organizza un evento commemorativo il 20 settembre 2025, alle ore 10, nel cimitero di Termini Imerese.
L’iniziativa intende rendere omaggio ai circa 650.000 soldati italiani che, dopo l’8 settembre 1943, rifiutarono di aderire alla Repubblica Sociale Italiana o di combattere al fianco dei nazisti, e per questo furono deportati nei campi di concentramento del Terzo Reich. Questi uomini furono classificati come “internati militari” e sottoposti a durissime condizioni di prigionia, spesso privi di riconoscimento come prigionieri di guerra.
Il Comune di Termini Imerese si onora di avere un centinaio di IMI, e alcuni dei quali insigniti della
medaglia d’onore, altri deceduti nei campi i cui nomi sono ricompresi negli elenchi dei rimpatri del 1945
redatti dalla Croce Rossa, e nell’albo LeBi di ANRP e almeno 39 termitani risultano dalle varie commissioni
regionali per il riconoscimento delle qualifiche di partigiano.
Questi due ultimi elenchi reperibili online.
Gli Internati Militari Italiani
L’armistizio sottoscritto dall’Italia con le Forze alleate l’8 settembre 1943 non pose fine alla guerra al
contrario rappresentò l’inizio di una violenta occupazione da parte dell’esercito nazista nel centro nord
d’Italia.
I soldati italiani lasciati allo sbando, vennero facilmente catturati e disarmati sia sul suolo italiano che
straniero e deportati nei campi di concentramento tedeschi.
I tedeschi offrirono ai militari italiani la possibilità di tornare “ liberi” entrando a far parte dell’esercito
nazista Wermacht oppure dell’esercito fascista della Repubblica di Salò, costituitasi nel nord Italia dopo la
liberazione da parte dei tedeschi di Mussolini.
Più di 650.000 dei militari italiani rifiutarono qualsiasi forma di collaborazione con i nazisti e fascisti,
scegliendo consapevolmente la via dei lager.

Il 20 settembre 1943 con un provvedimento arbitrario ma con l’avallo del governo fantoccio di Mussolini,
Hitler,nel disprezzo delle norme del diritto internazionale modificò lo status di “prigionieri di guerra” in
quello di “ Italienische Militar-Internierte” cioè di INTERNATI MILITARI ITALIANI (IMI) al fine cosi di punire
il “tradimento” dell’8 settembre, non riconoscendo le prerogative a tutela dei prigionieri di guerra sancite
dalla Convenzione di Ginevra del 1929 ed eludendo i controlli della Croce Rossa internazionale e sfruttandoli
per il lavoro coatto nelle fabbriche tedesche per il riarmo ,nei campi di lavoro o nelle miniere.
Gli IMI vennero spersonalizzati del proprio nome, attribuendo a ciascuno un numero identificativo inciso
su una piastrina con accanto la sigla del campo di concentramento.
Molti di essi furono alloggiati in baracche sovraffollate, fredde, sporche e spesso la razione di cibo ricevuta
non era sufficiente per la sopravvivenza. A causa della carenza di igiene si diffusero epidemie di tifo e
tubercolosi e cosi circa 50.000 IMI morirono nei campi.
Dopo la liberazione e il rimpatrio molti di loro si chiusero nel più assoluto silenzio e non ebbero la forza di
raccontare nemmeno in famiglia i patimenti subiti . Soltanto a partire dagli anni 80° gli storici cominciarono
ad occuparsi di IMI , riconoscendo loro l’alto valore morale del loro sacrificio, quando si rifiutarono di
arruolarsi negli eserciti nazifascisti.
L’obiettivo della legge 13 gennaio 2025 n 6 che ha istituito la “Giornata dell’Internato Militare” è proprio
quello di fare conoscere questa tragica pagina della Storia, valorizzando questa “Resistenza senz’armi” che
ha pure contribuito alla libertà e alla Democrazia nel nostro paese.
