Probabilmente non si chiamavano ancora così; ma, in fatto di “Partecipanti anonimi”, la nostra città non è seconda a nessuno, anzi ne ha avuto dei validi antenati. Oggi svolgono la loro “missione” attraverso i social; in passato erano invece giornali e manifesti che si offrivano per dare spazio a coloro che, anonimamente, avevano qualcosa da dire. L’episodio che vi cito risale al 14 giugno del 1898; anno in cui la nostra Amministrazione Comunale sporge querela contro il giornale satirico “La Forbice” perchè nel suo numero 27 pubblicato due giorni prima, aveva “ospitato” un articolo a firma “Memento”, evidentemente un anonimo termitano, che rivolgeva al sindaco, Cavaliere Nicolò Formusa, calunnie e frasi ritenute ingiuriose.
“La Forbice”, di cui in foto vedete una copertina, era una gazzetta periodica che si stampava a Palermo; è il primo numero fu pubblicato agli inizi del 1848. Il costo era di un baiocco; moneta di rame in circolazione sin dal XV secolo e in uso anche nello Stato Pontificio fino al 1865. Il giornale aveva corrispondenti in tutte le provincie siciliane; ma anche in altre città ritenute importanti per la storia, la politica e i commerci; e Termini Imerese era una di queste. In verità, come riportato in una delle pagine, veniva data a tutti la possibilità di scrivervi, anche in anonimato, “(test)…purchè gli articoli non attacchino la religione e l’onor delle famiglie…”

A Palermo il giornalino si poteva acquistare in un punto vendita sotto il Palazzo Arcuri e pure nella stamperia di Francesco Giliberto allo Spedaletto. Non so dirvi da chi e dove potesse invece trovarsi qui a Termini Imerese; ma era sicuramente presente nei principali circoli cittadini frequentati da nobili e borghesi. Altro “Partecipante Anonimo” fu un tale, rimasto sconosciuto, che agli inizi del novecento fece affiggere per le vie di Termini un manifesto con frasi non certo eleganti contro i nostri politici. A stampare il manifesto era stata la tipografia dei Fratelli Amore che aveva la sua sede nelle vicinanze del Piano del Duomo. Anche in questo caso partirono querele; ma a farne le spese non ne fu l’autore ma proprio i tipografi che non avevano voluto svelare il nome del committente.


