Nella parte bassa di Termini, a pochi passi dal mare, c’era anticamente un luogo putrido e malsano popolarmente detto “u funnu i porci”. Era da quelle parti che scaricavano le fogne della città; che poi, senza alcun trattamento, finivano direttamente in mare tra esalazioni nauseabonde. Nei pressi, giusto per completare l’opera, e da qui l’origine del nome, con il tempo si era formata anche una sorta di discarica a cielo aperto dove alcuni piccoli allevatori lasciavano liberamente sguazzare i loro maiali.
Inutile dire che quella parte di costa risultasse altamente inquinata. Ma al contempo era proprio li che tanti, camminando a piedi scalzi e con i pantaloni rivoltati, affondavano le loro mani nella sabbia melmosa alla ricerca di “accelli” e “pappagghiuna”; o, qua e la tra gli scogli, di deliziosi “ranituli”. Finita la “caccia” i cercatori si trasformavano in venditori; e iniziavano il loro giro per le strade gridando ad ogni angolo “…Vi purtaiu i ranituli vugghiuti” ! Nessuno si poneva il problema della salubrità del prodotto; e tutti compravano queste “prelibatezze” che venivano mangiate anche in strada con l’aiuto di uno spillo, spesso fornito pure dallo stesso venditore.
Ma u “funnu i porci” non era solo sinonimo di degrado ambientale. Infatti, sempre da quelle parti, ogni sera, complice il buio più totale, in una stradina adiacente al campo sportivo sostavano diverse auto dentro le quali, clienti occasionali, si appartavano con prostitute “prelevate” al viale della stazione. Era li infatti che fin verso la metà degli anni settanta, alcune di queste povere donne, che in genere giungevano in treno dai centri vicini, si riunivano per offrire le loro prestazioni.
Ed è proprio di quei tempi la frase tutta termitana, che con fare ingiurioso veniva rivolta a qualche donna quando al culmine di una lite gli si diceva: “Va fai a pulla a stazioni”!
Cambiata la conformazione dell’intera zona, oggi “u funnu i porci” rimane solo un luogo della memoria, che racconta di un passato della nostra città ormai consegnato alla storia. CONTENUTO A CURA DI NANDO CIMINO

