Termini Imerese: “A nisciuta ra Maronna” nei ricordi di Giuseppe Navarra

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Nel suo libro “Termini com’era” il professore Giuseppe Navarra dedica un ampio capitolo alle feste calendariali. Ovviamente non poteva mancare quella della Immacolata che lui descrive così:
 
“La festa più sentita, più aspettata dai Termitani. Ritornavano a casa i congiunti risiedenti in ogni parte d’Italia e degli Stati Uniti, i quali generalmente sposavano e portavano con se la moglie. Tutti avevano il desiderio di vestirsi a festa per quel giorno, e le numerose sarte e le modiste erano state occupate per diversi mesi. C’era aria di festa in città; i vecchi ringraziavano la Madonna di avere loro concesso un altro anno di vita; i venditori di candele e torce di cera avevano immagazzinato quintali e quintali di merce, e altrettanto avevano fatto i friggitori di panelle e i gestori di botteghe di generi alimentari.
 
Uno scampanio festoso verso il mezzodì…annunziava che il simulacro della Madonna era stato tolto dalla nicchia dove era stato tenuto per un anno intero. La Chiesa Madre era stracolma di fedeli pervasi da entusiasmo che, all’apparire della statua, esprimevano la loro commossa contentezza ed esaltazione. Il simulacro veniva poi portato fuori dalla chiesa con una rapida puntata al Belvedere, per poi essere riportato in chiesa e collocato nell’abside, dove nel pomeriggio, veniva caricata di una quantità indicibile di catene d’oro, orologi, anelli, collane, orecchini, che erano stati offerti alla Madonna per grazia ricevuta. La notte avrebbero vegliato due confratelli della Congregazione muniti di doppietta.
La sera stessa cominciavano le sacre funzioni, ed il suono dei sacri bronzi ne annunziava l’ora. Un sacerdote leggeva la coroncina, e l’organo ed il coro ritmavano con mottetti, finiti i quali saliva sul pulpito l’oratore sacro che si sceglieva, anno per anno, tra i più bravi predicatori d’Italia; ad ascoltarli accorreva una fittissima schiera di fedeli i quali si accalcavano persino nelle cappelle delle navate laterali. Finiti la predica, cominciava un concertino all’organo a cui seguiva il Tantum Ergo e benedizione Eucaristica; le stesse funzioni si ripetevano fino al giorno 7 dicembre, ma la funzione vespertina assumeva speciale solennità”.
 
Questo è quello che scriveva il professore Navarra attingendo ai suoi personali ricordi relativi ai primi anni del novecento. Da allora tante cose sono cambiate.
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