Settimana della Legalità a Petralia Sottana: ricordata Sara Campanella, simbolo di libertà e amore ferito

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“Mi amo troppo per stare con chiunque”: è questa la frase che Sara Campanella amava ripetere, e che oggi diventa il suo messaggio d’indipendenza, autodeterminazione e libertà. Parole che raccontano non solo un modo di essere, ma anche un’eredità da custodire e tramandare.

Per la quarta Settimana della Legalità, il Comune di Petralia Sottana, insieme ai sacerdoti Giuseppe Murè e Giuseppe Garofalo, ha scelto un tema urgente e doloroso: la violenza contro le donne. Una scelta che prende corpo e voce nel ricordo di Sara, giovane studentessa del Politecnico di Messina, uccisa brutalmente da un collega di corso.

Nel pomeriggio, presso l’aula del Consiglio Comunale, è stata accolta la famiglia di Sara, che ha voluto condividere la propria testimonianza con l’intera comunità. Presenti in video, con un messaggio di solidarietà, Stefania Petyx, nota inviata di Striscia la Notizia, e la professoressa Giovanna Corrao, educatrice e attrice radiofonica.

A commuovere profondamente i presenti è stata la voce di Cetty, la mamma di Sara, che con coraggio ha letto una lettera dedicata alla figlia, accompagnata dal marito e dal figlio Claudio. Ha raccontato una Sara appassionata, determinata, con il sogno di diventare tecnico di laboratorio biomedico: «Il Politecnico era la sua seconda casa», ha detto.

“Fin da piccola era pronta ad aiutare i compagni, rimaneva vicina ai più fragili. Sara credeva nei valori della solidarietà e della giustizia. Era bella fuori, ma ancora di più dentro: la sua bellezza d’animo si esprimeva nella sua estrema sensibilità”, ha ricordato Cetty, con la voce spezzata dalla commozione.

Uno dei ricordi più potenti è quello di Sara seduta sul divano, mentre diceva alla madre: “Mamma, la donna deve essere libera”. Una libertà che non significa egoismo, ma consapevolezza del proprio valore, una libertà che non ferisce, ma costruisce relazioni sane, rispettose, paritarie.

Nel corso della sua testimonianza, Cetty ha anche sottolineato la particolarità del femminicidio che ha spezzato la vita di Sara: «Non si trattava di un ex compagno, né di una relazione sentimentale finita. Il suo assassino era un collega di corso. Nessun legame, se non quello della condivisione degli spazi universitari. Ma per lui, Sara doveva essere sua. A tutti i costi».

Un’ossessione silente, mascherata da semplici tentativi di approccio, sfociata in una violenza efferata. «L’ha uccisa alle spalle, dopo aver pianificato tutto per sei mesi. Ma si sbagliava: pensava che morendo, Sara non sarebbe stata più di nessuno. E invece è diventata di tutti», ha detto Cetty, ricevendo un lungo applauso carico di amore e vicinanza.

Nel nome di Sara, la sua famiglia ha fondato l’Associazione “Sara Campanella”, che promuoverà iniziative di sensibilizzazione e sostegno, come l’apertura di uno sportello d’ascolto per aiutare le vittime di violenza a trovare il coraggio di denunciare.

La giornata si è conclusa con l’inaugurazione di un murales, una fiaccolata in Piazza Duomo in memoria di tutte le vittime di femminicidio, e un flash mob curato dalla scuola di danza della maestra Miriam Albanese. Emozionante anche il gesto del Soccorso Alpino, che ha fatto scendere dal campanile la bandiera italiana con l’immagine di Sara.

Infine, la celebrazione eucaristica ha chiuso un evento carico di emozione, dolore e speranza. Una giornata che ha trasformato il ricordo in azione, la sofferenza in impegno, l’amore ferito in una chiamata alla responsabilità collettiva.

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