Se uno dei coniugi spiffera tutto alla sua mamma

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Giusto che i genitori restino sempre un punto di riferimento, ma un nuovo nucleo deve costruire la propria autonomia e soprattutto evitare intrusioni nella privacy familiare

Giuliana ha un’abitudine che a volte crea problemi in famiglia: legatissima alla madre, le racconta tutto quello che succede a casa. Liti col marito Filippo, discussioni con i figli o fatti loro – tipo l’ultimo fidanzatino dell’adolescente -, aumenti di stipendio, costi di un nuovo elettrodomestico, malanni, diverbi con i vicini… Come si dice, “Non tiene in bocca un cece”.

Poco male, essendo la sua mamma. Se non fosse che lei, a sua volta, fa di queste confidenze l’argomento di conversazione con sua sorella e le nipoti… Risultato, tutto il parentado conosce la quotidianità di Giuliana e Filippo, e capita pure che uno zio chiami per sapere come è finita con i vicini di casa. Filippo è esasperato: vorrebbe che la moglie fosse un po’ più riservata, visto che i parenti sono così impiccioni…

«Il tema è quello dell’importanza dei confini familiari e della definizione dei rapporti» premette Benedetta Comazzi, psicologa a Milano. «Un aspetto fondamentale, quando si va a costituire un nuovo nucleo familiare, ma che viene tralasciato: si forma la coppia, si procede con le tappe fisiologiche della sua  crescita verso una nuova famiglia, ma raramente queste prevedono uno spazio per definire le “regole” che stabiliscono i confini, fondamentali per evitare situazioni incresciose. È chiaro che i genitori d’origine sono un punto di riferimento importante, ma è intrinseco nel processo di autonomia l’imparare a gestire per conto proprio i fatti della vita di coppia, soprattutto per tutelare il nuovo nucleo familiare. Bisogna capire che un genitore può non essere un buon confidente: nella situazione descritta non c’è un supporto, ma un’invasione, uno sconfinamento nella privacy della famiglia più giovane, perché ci si affida a una persona che in ha già dimostrato di non essere in grado di accogliere le informazioni che gli dò e di prendersene cura. Poter scegliere con chi condividere le informazioni che riguardano la nostra vita è un privilegio  da usare con consapevolezza: a volte tendiamo a diffondere notizie che ci riguardano a tutti, in un modo un po’ indistinto, e figuriamoci con un genitore, verso il quale si nutre una fiducia senza remore. Ma bisognerebbe imparare a distinguere con chi poter parlare di alcuni fatti ma non di altri e con chi mantenere un più stretto riserbo in generale».

Se però il coniuge continua a “confidarsi” nonostante le palesi invasioni della privacy della famiglia anche parte di parenti più lontani dei genitori, evidentemente non vive il disagio dell’altro: «Perché spesso c’è un bisogno di essere visti, considerati: un’esigenza legittima e atavica, di cui però non sempre siamo consapevoli e che perciò ci porta a mettere in atto comportamenti che sono più distruttivi che vantaggiosi – soprattutto quando coinvolgono altri, come in questo caso coniuge e figli. Dovremmo invece riconoscerlo, per prenderci cura di noi stessi in modo diverso, in modo da tutelare il nuovo nucleo familiare».  

Padre Giovanni Calcara, domenicano del convento San Domenico di Palermo, ricorda che «L’uomo lascerà suo padre e sua madre, si unirà alla donna e i due saranno una carne sola. Questa pienezza di comunione nella coppia rende la dignità del matrimonio una condivisione di vita totale. E ciò coinvolge anche la dimensione più personale della vita della coppia, compreso il sapersirelazionare nella giusta maniera anche e soprattutto con la famiglia d’origine.

Padre Giovanni Calcara

La nuova famiglia deve essere un sacrario inviolabile in cui i coniugi devono avere la capacità di agire secondo prudenza, per il bene della famiglia stessa.

Questo esige un comune accordo fra i coniugi nel decidere insieme se è il caso o no di raccontare ai propri genitori un fatto che li riguarda, dandosi punti di riferimento sulla sensibilità degli argomenti di cui parlare oppure no, dalle scelte affettive dei figli, ai successi sul lavoro, dalle preoccupazioni ai problematiche di salute alle difficoltà economiche… Conoscendo i propri genitori, è necessario avere più prudenza, tenendo conto che una cosa condivisa in buona fede può essere strumentalizzata per vantarsi oppure per giudicare i nipoti o genero o nuora o ancore distorta, per nascondere con bugie fatti di una certa gravità.

Ciò che succede in famiglia, deve rimanere all’interno della famiglia: i genitori ne sono fuori, sono la “famiglia di origine”, le fondamenta. Importanti, ma l’edificio che sorge sopra è un’altra cosa. Quando ci si apre con eccessiva disinvoltura, il rischio è di alimentare il chiacchiericcio, arrivando all’eccesso di cognate e cognati che si “spiano” reciprocamente sui social o attraverso pettegolezzi con i parenti in comune: così la serenità della famiglia può essere seriamente minata da una parola di troppo con un genitore che a sua volta parla troppo.

L’esperienza negativa dovrebbe insegnare che l’affetto è davvero tale quando l’altro mantiene la riservatezza su ciò che qualcuno gli racconta, anche senza raccomandazioni al segreto, perché spetta all’interessato, se vuole, raccontare lo stesso fatto ad altri amici o parenti. Ai genitori si può e si deve fare riferimento, per reciproco sostengo, ma vanno tenuti – in senso buono – a debita distanza dalle proprie scelte personali».

 

Mariateresa Truncellito

In “Maria con te”, n. 16, 20 aprile

 

Redazione

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