Lecito preoccuparsi che la persona che gli fa girare la testa non voglia approfittarsi, ma
bisogna anche chiedersi se il trasporto non nasca da un senso profondo di solitudine che i
figli non riescono a colmare
Il nonno si è innamorato: la figlia lo ha scoperto perché, quando parla della nuova vicina
arrivata qualche mese fa nel condominio, gli brillano gli occhi. È una bella signora di età
adeguata ma, oltre a essere turbata dall’idea che il padre non si rassegni alla vecchiaia
“sentimentale”, la figlia teme che lui possa essere vittima di una approfittatrice, come
riportato spesso dalla cronaca locale, o anche che semplicemente possa soffrire per una
delusione, se non venisse corrisposto o la relazione finisse presto.
Comprensibile la
preoccupazione. Ma se invece quello del padre – e di tanti anziani che cercano
“compagnia” – fosse solo bisogno di colmare un profondo senso di solitudine che i figli
ignorano? «Il rischio che qualcuno possa approfittare della solitudine e del bisogno di
emozioni che hanno tutte le persone, a qualsiasi età, certamente c’è. Di più se la persona
fa anche uso di whatsapp, messenger o altri social ormai abbastanza diffusi anche tra gli
over 70. E quindi queste preoccupazioni da parte dei figli sono legittime», concorda
Benedetta Comazzi, psicologa a Milano. «Però più di una volta anch’io ho avuto pazienti
anziani innamorati come ragazzini e con gli occhi che brillavano: perché i sentimenti non
vanno in pensione. Non lasciamoci condizionare da pregiudizi e stereotipi secondo i quali
l’innamoramento non sia cosa “per vecchi” e non si possano più avere pulsioni passionali.
Non è così: secondo Freud, la pulsione di vita e la pulsione di morte le abbiamo dal giorno
zero fino all’ultimo, perché appartengono all’essere umano. Tutti abbiamo bisogno di
essere amati, a qualsiasi età. E se oggi, grazie alla scienza e al miglioramento delle
condizioni sociali, abbiamo dato più giorni alla vita, è necessario anche dare vita ai giorni».
Il fatto che il nonno cerchi compagnia è legittimo, così come lo è il timore della figlia di
doversi trovare a gestire qualcosa che non vorrebbe affrontare o non si sente in grado di
gestire. «Ma è possibile che metta le mani avanti troppo presto: magari suo padre è
perfettamente in grado di gestire la situazione senza farsene travolgere o fiutando da solo
eventuali “pericoli”», continua l’esperta.
«Subentra cioè un desiderio di protezione verso
l’anziano che è giusto, però invece di sminuire il suo desiderio di sentimento sarebbe più
utile cercare di supportarlo nell’esplorazione del suo bisogno, così che questa ricerca di
compagnia possa essere fatta con consapevolezza, accortezze e la giusta attenzione.
Non si può, anche in nome del desiderio (o bisogno proprio?) di proteggere qualcuno (o
magari se stessi…) negare all’altro i suoi bisogni, perché sarebbe un atto egoistico. Si può
manifestare la preoccupazione per eventuali rischi, ma da affrontare insieme: anche
prevenendo la solitudine, per esempio incoraggiando il genitore a frequentare un centro
anziani nella zona, l’università della terza età o altri luoghi aggregativi dove possa fare
conoscenze in sicurezza».
Per padre Giovanni Calcara, domenicano del convento San Domenico di Palermo,
«L’allungarsi della vita media pone questioni che in passato erano eccezioni. La
componente affettiva caratterizza la persona dalla culla alla morte: il cuore non va in
pensione, come i sentimenti, o l’affetto che che si vorrebbe provare ancora dopo che si è
amato un coniuge per tutta la vita ed è venuto a mancare. Questa dimensione affettiva
non può essere colmata dal rapporto con i figli – che magari per i loro impegni di famiglia e
lavoro non sempre possono essere vicini e disponibili per i genitori – o da semplici rapporti
con gli amici con cui si gioca a carte. È normale la ricerca di una vicinanza, di una persona
con cui condividere un percorso della vita che resta, degli hobby comuni, degli interessi,

una gita o un pomeriggio di ballo, andare al cinema o a un concerto o uscire insieme in
trattoria. E succede anche nelle residenze per gli anziani che nascano storie d’amore,
perché nemmeno i compagni di stanza o gli infermieri, per quanto solleciti, possono
colmare questi bisogni interiori Naturalmente, considerando che davvero ci sono truffe di
ogni genere a danno degli anziani, che – proprio per il bisogno di compagnia e ascolto
spesso finiscono per esserne facilmente vittime – i figli faranno bene a vigilare sulla
situazione, magari cercando di informarsi con il vicinato o con la parrocchia o, meglio,
cercando di conoscere direttamente l’interessata, così da accertarsi della sua sincerità,
oltre che del legittimo sentimento del padre. Se non c’è nulla di anomalo, se il papà è
perfettamente equilibrato e sano mentalmente, non si capisce perché si dovrebbe
ostacolare una relazione sentimentale – che aiuta la persona a ritrovare il sorriso, la
serenità, l’interesse alla cura di sé che magari il tempo ha assopito – solo in nome
dell’anagrafe o del disagio che un figlio, seppure adulto, può provare al pensiero che il
proprio padre possa amare qualcun altro dopo la propria madre.
Va detto che spesso
dietro questo disagio si cela una preoccupazione più di tipo economico, che il padre possa
lasciare la casa o affidare pensione e risparmi a questa persona: ma allora è lecito aiutare
papà a capire, prima di iniziare una nuova relazione, come sistemare le questioni
ereditarie sui diritti dei figli, lasciandolo libero di determinarsi per quanto concerne il resto».
Mariateresa Truncellito
In “Maria con te” n. 21 del 25 maggio


