Se i figli imitano nel look (e non solo) l’amico del cuore

5 min read

Nell’adolescenza è normale cercare modelli di comportamento. Ma quando tendono a
spegnere ogni senso critico i ragazzi vanno incoraggiati a cercare la propria identità e a
valorizzarla

Alessia segue la moda, come tutte le quattordicenni. Ma adesso sempre più spesso vuole
scarpe e abiti «Come quelli di Giada». Giada è la classica compagna di classe carina e
popolare – pratica danza e pallavolo, può stare fuori fino a tardi, ha spesso un fidanzatino
“di turno”, è molto spigliata – e Francesca, la mamma di Alessia, ha l’impressione che sia
diventata un modello per sua figlia, una da copiare in tutto e per tutto: l’ultima richiesta,
vuole smettere col nuoto e passare alla pallavolo…. Succede anche ai genitori di figli
maschi, e non sempre l’amico da imitare – magari il più spavaldo, quello che già fuma o ha
atteggiamenti aggressivi – corrisponde a ciò che noi adulti vorremmo per i nostri ragazzi.
Ma quando un figlio o una figlia vuole assomigliare a tutti i costi a un compagno leader,
copia il suo look e sembra non abbia personalità indipendente, è un problema o è solo una
fase transitoria della crescita? Che fare per svincolare da una influenza eccessiva?
«Durante l’adolescenza è normale che ci sia un fenomeno di emulazione», rassicura
Benedetta Comazzi, psicologa a Milano. «Sia delle celeb di cui i ragazzini si infatuano
diventandone grandi fan, sia all’interno del gruppo dei pari. Direi che è quasi auspicabile
che ciò accada: significa che sta avvenendo il passaggio durante il quale il ragazzino o la
ragazzina si sta staccando dall’aderenza totale al modello genitoriale per cercare di
andare nel mondo e trovare la propria identità, e ciò passa anche attraverso
l’identificazione con i pari. D’altra parte, è altrettanto normale che il genitore si preoccupi
per la paura di crescere un figlio non sufficientemente forte, solido e autonomo, che non
abbia un suo pensiero, una sua personalità».

Cosa si può fare? «Sostenerlo nella
scoperta della sua identità e dei suoi punti di forza», risponde la psicologa. «Insegnandogli
ad ascoltarsi, ma anche valorizzandone le capacità, aiutandolo a vedere ciò che lui o lei
fanno fatica a vedere in quel momento in cui non ci si piace e si vedono solo i propri difetti
o ciò che non va perché non corrisponde, per esempio, ai modelli dei social. Madri e padri
dovrebbero incoraggiare i figli e le figlie a chiedersi in che cosa valgo? in che cosa sono
bravo? quali sono le mie risorse e i miei punti di forza?». Gli adolescenti devono ancora
sviluppare un senso critico rispetto alle conseguenze delle proprie azioni, rispetto a ciò
che è giusto e ciò che è sbagliato, «A cosa mi fa bene e a cosa mi fa male: e quindi è
possibile che non si rendano conto di quanto possa essere disfunzionale copiare in tutto
qualcun altro, a volte magari scegliendo un “modello” discutibile. È importante supportare il
figlio per aiutarlo a formarsi questa consapevolezza, soprattutto quando i comportamenti
dell’“idolo” del momento non sono così edificanti. Perché lo imiti? Hai voglia di praticare
pallavolo perché lo fa lei o perché ti sei divertita praticandola? Anche a costo di apparire
rompiscatole o incapaci di comprendere, perché il compito del genitore è dare il limite e far
capire il perché, mentre il compito del figlio adolescente è cercare di infrangerlo…».

Per padre Giovanni Calcara, domenicano del convento San Domenico di Palermo, «I
modelli comportamentali non sempre aiutano il ragazzo nello sviluppo della sua natura
psicologica o affettiva, soprattutto se legati alla dinamica del gruppo (o peggio e
malauguratamente del branco) in cui c’è un leader che si impone sugli altri non solo per la
sua personalità, ma per il suo modo di comportarsi o di vestirsi. Il ragazzo che non ha
ancora maturato una sua idealità di vita, una sua visione del mondo e delle cose, può
adagiarsi nel dire “Se lo fa lui e ha successo, lo posso fare anch’io” per avere la stessa
popolarità o per non essere catalogato nella sua diversità. E invece è la differenza che

rende è originale la persona, che fa sì che scelte e comportamenti siano dettati dalla
propria visione di vita, dai propri ideali e valori. Farlo capire ai ragazzi dipende anche
dall’infondere loro fiducia e stima di sé, così da renderli capaci di sostenere un confronto e
non conformarsi, anche nelle scelte successive, dalla scuola superiore alla facoltà
universitaria, alla professione. Non distinguersi, non far valere le proprie ragioni per
adattarsi invece a quelle degli altri può essere “comodo”, ma non è l’autenticità della vita e
dei sentimenti che, se repressi, prima o possono anche diventare causa di traumi, di
problemi comportamentali. Quindi è necessario affiancare i figli e le figlie perché imparino
a essere loro stessi e capire se cambiamenti repentini in gusti o comportamenti siano il
risultato di leggi dettate dal branco o scelte autonome: cominciando con il non dare soldi
perché si comprino quello che vogliono, ma magari accompagnarli a fare shopping, anche
questo è un modo per ascoltarli».

Mariateresa Truncellito
In “Maria con te” n. 15, 13 aprile

Leggi anche: