Quei ragazzi “stregati” dal fascismo

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Nel look, sui social, in raduni per strada: sono tanti gli adolescenti che scelgono come idoli Mussolini o Hitler. Per immaturità, o superficialità, specie se manca una figura genitoriale, o educativa, di valore

C’è qualcosa di inquietante — e allo stesso tempo rivelatore — nei ragazzini che scelgono Adolf Hitler o Benito Mussolini come “idoli”, spesso senza sapere quasi nulla della storia che c’è dietro quei nomi. Li incontriamo sui social, nei videogiochi, nelle chat di classe: citano frasi a caso, imitano pose ridicole, alzano il braccio nel saluto romano, usano simboli con la leggerezza con cui si indossa una maglietta alla moda. Non cercano davvero un’ideologia: cercano un travestimento, un brivido, un personaggio “forte” da ostentare in un mondo che li vuole costantemente visibili. Eppure, dietro quel gioco superficiale, si nasconde un vuoto educativo che parla più di loro che del passato: un vuoto che rischia di trasformare la storia — e le sue tragedie — nell’ennesimo meme da condividere. Perché il vero allarme non è che i ragazzi guardino ai dittatori… ma che non sappiano riconoscere cosa è pericoloso davvero. «Da sempre ci sono ragazzini attratti ed esaltati da personaggi storici di cui in realtà sanno poco – compreso cosa hanno causato con le loro scelte in termine di perdite di vite umane e distruzione – ma che sono diventati l’emblema della negatività e del male, che hanno una loro attrattiva», conferma Benedetta Comazzi, psicologa a Milano.

«Ciò avviene per due ragioni. La prima, è che nell’adolescenza non si è ancora sviluppata una capacità cerebrale di valutazione realmente critica e di attribuire il giusto peso ai fatti e alle loro conseguenze: anche nell’agire, i ragazzini non pensano a ciò che succederà dopo. E questo è alla base del loro idolatrare persone che hanno commesso atti terribili: una a sorta di superficialità, dettata però da un’immaturità cerebrale. L’altra ragione è legata alla ricerca e al bisogno di identificarsi in figure potenti.

Il meccanismo è un po’ simile a quello che spinge altri a entrare nei fan club dei cantanti pop: c’è la necessità di identificarsi in qualcuno, ma con in più il grande bisogno di autorità che hanno gli adolescenti». Sembra un paradosso, perché l’autorità la combattono, la rifiutano e se un genitore è autoritario non gli va bene. «Ma di fatto il potente, il “grande” della storia affascina per ciò che riuscito a fare. E ciò risponde anche al bisogno di sentirsi forti, autonomi in un’età in cui si è fragili perché si sta passando da una fase di dipendenza a una in cui si deve decidere da soli e prendersi le proprie responsabilità». Poi, forse, i ragazzini sanno bene chi erano i dittatori e cosa hanno fatto: «Ma c’è anche il gusto della provocazione, e della ricerca di una propria personalità: scelgo un modello negativo sapendo che mio papà lo odia e così non aderisco al suo, perché lo devo mettere in discussione a tutti i costi».

Contrastare l’attrazione di alcuni adolescenti verso figure storiche negative non significa riempirli di divieti o lezioni di storia, ma costruire un dialogo. Ribadiamolo: quasi mai c’è una scelta ideologica, c’è un vuoto, un bisogno di forza, di identità o di ribellione. Il compito dei genitori è da un lato ascoltare senza giudicare, per capire quali bisogni profondi si nascondano dietro quella provocazione; dall’altro offrire modelli alternativi più forti e più veri, figure capaci di incarnare coraggio e carisma senza scendere nella violenza. È un lavoro fatto di storie, di esempi positivi, di conversazioni quotidiane e di piccoli spazi di responsabilità da affidare ai ragazzi. Perché quando un adolescente si sente visto, competente e libero di esprimersi, le ombre del passato smettono di esercitare il loro fascino.

«Oggi viviamo in una crisi di identità, di ruoli educativi e di vere figure “generative”, cioè apportatrici di civiltà, di valori, del senso della convivenza pacifica e del rispetto», commenta padre Giovanni Calcara, domenicano del convento San Domenico di Palermo.

Padre Giovanni Calcara

«Tutto è alla portata di tutti, quindi si relativizzano le tragedie del passato, facendole passare come cose superate, non contestualizzandole nell’epoca, nel momento storico e sociale e quindi non dando a esse il giusto peso. Diventa una moda – come portare i capelli colorati – assumere a modelli di comportamento figure che hanno espresso regimi totalitari (ma anche cantanti, calciatori o influencer) trasformate facilmente in miti. Soprattutto quando manca una figura paterna, genitoriale o educativa di valore. Le tragedie sono dimenticate, di più quando anche tra chi adolescente non è più da un pezzo si sostiene che i dittatori “in fondo hanno fatto anche cose buone” e ci sono siti e social che fanno propaganda. Mancano certezze, bastano poche frasi ben piazzate per risultati credibili e convincenti, ed ecco che i valori della democrazia e del rispetto vengono squalificati e risorgono istanze pericolose, compreso il razzismo, l’odio verso gli immigrati, i poveri, i disabili».

Mariateresa Truncellito

In “Maria con te” n. 3 del 18 gennaio

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