Si va dai genitori che proiettano la propria ipocondria sui figli a chi vive l’incubo quotidiano
dei parenti più anziani… Un conto è l’essere sempre vigili, un altro è cadere nella fobia
Eleonora e Carlo sono due genitori che, oltre a una certa ipocondria propria, condividono
anche l’apprensione per la salute dei figli. Alla prima linea di febbre si agitano e chiamano
il pediatra o consultano siti di medicina, sono sempre attenti a evitare che i bambini si
siedano dove è sporco, tocchino alimenti senza essersi lavati le mani, sudino troppo
durante i giochi, accarezzino un gattino e così via. Se in generale la prevenzione in Italia
è ancora abbastanza negletta – poco esercizio fisico, poca attenzione all’alimentazione
sana e equilibrata, poco sonno… – sono invece molti i papà e le mamme che danno subito
l’antibiotico al primo starnuto del bambino o lo tengono a casa da scuola o da sport e
attività appena lamenta un mal di pancia. Ma ci sono anche moglie che spingono i mariti a
continui check-up, uomini che fanno altrettanto con i loro genitori, scorrazzando gli anziani
tra geriatria e specialisti vari. È vero che la salute è la cosa più importante, ma a volte, per
qualcuno, sembra diventare un’ossessione…
«Da un pinto di vista statistico, l’ipocondria
– termine caduto un po’ in disuso, perché oggi si parla di “disturbo d’ansia di malattia” è
equipresente negli uomini e nelle donne», premette Benedetta Comazzi, psicologa a
Milano. «Anche se è diversa la sua la gestione, c’è anche chi non fa mai un esame proprio
perché ha paura di scoprire qualcosa che non va. In sostanza si manifesta con la paura la
convinzione di avere o che gli altri abbiano una patologia, magari non diagnostica o
comunque grave. Ciò causa comportamenti compensatori o rassicuranti, come fare molte
visite o esami o compulsare i siti di medicina. Spesso nasce da una distorsione delle
normali sensazioni del nostro corpo: c’è un ascolto molto accentuato che, di fatto
comporta un non ascolto, perché un semplice segnale – un foruncolo, un prurito, un
arrossamento… – viene interpretato alla luce di queste preoccupazioni e paure e spinge ad
andare a vedere se uno specialista o il “dottor Google” può confermare le nostre ansie o
rassicurarci. Questo disturbo di frequente è espressione di un bisogno di controllo: si
spostano le proprie preoccupazioni da qualcosa di astratto, di non tangibile, a qualcosa di
più concreto, cioè il corpo, su cui posso provare ad avere un controllo. È un disturbo che si
collega anche a pensieri rimuginanti e ossessivi, e a convinzioni errate.
Può essere
causato da diversi fattori: biologici, c’è chi è predisposto per ereditarietà genetica;
psicologici, perché magari ci sono stati eventi che hanno creato traumi, come la malattia o
la perdita di una persona cara; forme di pensiero un po’ distorte, come l’essere predisposti
a mettere in atto errori cognitivi legati alla drammatizzazione, al catastrofismo, all’estremo,
al bianco e nero; e fattori ambientali, cioè crescere e vivere in un contesto famigliare dove
c’è iper-attenzione verso il corpo o dove si parla molto delle malattie.
Ovviamente dipende
dal grado di gravità di questa ossessione, ma se inficia la quotidianità, rovina le relazioni
familiari, professionali e amicali, impedisce ai bambini di fare… i bambini, un percorso
psicoterapeutico di stampo cognitivo-comportamentale può aiutare a gestire meglio questi
pensieri e il bisogno di controllo, eventualmente affiancato da una terapia farmacologica
che agisce sull’ansia. Il tutto affiancato da un’educazione alla salute che dovrebbe
cominciare dalla scuola primaria».
Per padre Giovanni Calcara, domenicano del convento San Domenico di Palermo, «Il libro
della Sapienza parla dello spirito che è vigile, attento, ma anche prudente e consapevole
del proprio agire. Oggi ci si comporta sotto l’input delle emergenze e si finisce per non
rendersi più conto della realtà. Il Covid ha aumentato l’attenzione verso l’igiene e i rischi di
contagi, ma i ricercatori sottolineano anche che l’ossessione per l’igiene e la perdita di
contatto con la terra e la natura potrebbero essere alla base dell’aumento esponenziale di

allergie e intolleranze nei bambini. Su un altro piano, mentre l’altro un tempo significava
socialità, amicizia, abbraccio lo stare insieme, “gomito a gomito”, il completamento di sé,
oggi talvolta c’è la paura che l’altro mi possa contaminare, fino al paradosso di preferire le
relazioni virtuali, molto meno ansiogene. Papa Francesco ha invitato a “sporcarsi le mani
con il mondo” toccando e lasciandoci toccare dalla realtà dell’altro. Ancora più importante
crescere i nostri figli con questo spirito di saggezza, vivendo la realtà non come nemica,
ma come parte integrante di noi, immagine di Dio e della bellezza del Creato».
Mariateresa Truncellito
In “Maria con te” n. 37 del 14 settembre
