Pane, pace e bellezza: a Montemaggiore Belsito la tavolata di San Giuseppe diventa opera d’arte

3 min read

C’è un giorno in cui la piazza Roma di Montemaggiore Belsito smette di essere solo uno spazio urbano. Diventa altare, diventa abbraccio, diventa messaggio. È il giorno della tavolata di San Giuseppe, il momento in cui la comunità imbandisce la propria devozione e la offre al mondo come un dono prezioso. Quest’anno, però, quella bellezza antica ha trovato una declinazione nuova e necessaria: la pace.

La piazza come cornice, il pane come preghiera

Immaginate Piazza Roma a maggio. Il cielo di Sicilia è già una promessa di luce, e le pietre antiche del borgo madonita fanno da quinta naturale a uno spettacolo che non ha regia, ma un’anima profonda. Tavoli lunghissimi coperti da tovaglie bianche ricamate a mano, il profumo del pane caldo che si mescola all’aria fresca delle colline: è il rito che trasforma il cibo in carità e la tradizione in identità.

Qui non si apparecchia solo per nutrire il corpo, ma per alimentare la memoria. Ogni forma di pane è una preghiera scolpita nella farina:

• I cuddureddi intrecciati con maestria.

• Le croci e gli attrezzi del falegname, omaggio all’umiltà del Santo.

• I pesci, simboli millenari di abbondanza.

Tredici portate, nessuna traccia di carne, solo i frutti della terra che diventa ricca quando è condivisa: dalla pasta con finocchietti e sarde alle arance, fino alle sfinci dorate. È la Quaresima che si fa gioia; è San Giuseppe Patriarca che si fa padre di tutti.

L’opera del Prof. Militello: quando l’arte spezza il pane per la pace

Quest’anno la Tavolata ha parlato una lingua universale grazie all’installazione del Professore Francesco Militello. Al centro della piazza, tra i piatti colmi e i sorrisi dei “virgineddi”, l’arte ha preso forma di colomba.

L’artista madonita ha trasformato la materia umile in un messaggio politico e spirituale: un ramo d’ulivo che si fa parola, un’opera toccante che guarda dritto negli occhi il nostro tempo ferito dai conflitti.

“L’arte non può fermare le bombe, ma può ricordare agli uomini perché non dovrebbero tirarle”, sembra sussurrare l’opera di Militello.

Mentre il mondo alza muri, Montemaggiore mette in piazza un tavolo. Mentre altrove si distrugge, qui si spezza il pane, rispondendo al rumore delle armi con un silenzio che urla speranza.

Una bellezza imbandita che cura

La Tavolata non è semplice folklore, è resistenza culturale. È il paese che si stringe attorno ai suoi figli e dichiara: noi siamo ancora capaci di cura. Le donne del borgo, custodi di un sapere ancestrale, lavorano per giorni impastando all’alba e cucinando ricette che non si trovano sui libri, ma nel DNA della memoria.

Piazza Roma, con il municipio che veglia e le case affacciate come in un anfiteatro, è la cornice perfetta. La bellezza qui non è costruita artificialmente: è imbandita. È nei gesti rituali, nel vapore che sale dai piatti e nel sole che accarezza i ricami delle nonne.

Un ringraziamento corale

Il successo di questo evento è il frutto di un mosaico di sforzi. L’organizzazione impeccabile è stata curata dal Comitato Volontari San Giuseppe, mentre un plauso speciale va al gruppo artistico per la sensibilità e la dedizione.

Il progetto ha preso vita grazie alla partecipazione attiva di: Anna Cirrincione, Ina Gullo, Angela Ingrassa, Angela Vitale, Sabrina Virga, Mariarita Dolce, Assunta Lo Cicero, Anna Drago, Sebastiana Russomaria, Manuela Giambrone e Francesca Gullo.

Quando il sole cala, resta nell’aria un profumo che sa di antico e di futuro insieme. È il profumo della pace. Montemaggiore Belsito brilla oggi come un piccolo diamante, ricordando a tutti che un altro mondo è possibile, partendo da un borgo, da un’opera d’arte e da un pezzo di pane condiviso.

Testo di: Giuseppe Mesi

Foto di: Loredana Pace

Leggi anche: