Ho chiesto ad Antonio Capitano, scrittore e divulgatore caccamese, che vive e lavora a Tivoli, cosa rappresenta il presepe napoletano per la tradizione natalizia. Ho ricevuto una risposta a forma di lettera.
In realtà facciamo spesso così, un modo antico e meraviglioso che abbraccia la cultura e le tradizioni.
A voi la lettera di Antonio, che rendo pubblica per i lettori di Himeralive sperando di farvi cosa gradita.
Cari lettori di Himeralive il mio augurio di un Natale sereno dal borgo medievale di Caccamo.
Grazie di seguire i miei articoli! Pippo Intile 
La lettera di Antonio Capitano, nella foto in evidenza con il Nobel per la Fisica Giorgio Parisi:
Caro amico,
davanti al presepe napoletano il mondo sembra farsi più piccolo e, allo stesso tempo, infinito. È come affacciarsi su un confine sottile dove il reale e il sacro si riconoscono. I borghi in miniatura non sono solo scenari: sono anime di pietra, case addossate l’una all’altra come per proteggersi dal tempo, vicoli che custodiscono il respiro antico di un paese.
In questo paesaggio, la Natività non trionfa: si nasconde. Nasce tra il rumore dei passi, tra le mani callose dei pastori, tra gli sguardi distratti di chi continua a vivere. Il Bambino è luce discreta, non abbaglia, ma scalda. Intorno a lui scorrono le vite comuni: il venditore, il musicista, il viandante. Non sono figure, ma simboli dell’umanità intera, frammenti di un popolo che il presepe conserva come una reliquia.
Il Barocco dona movimento e inquietudine, pieghe profonde, ombre accentuate. Nulla è fermo: tutto sembra sul punto di accadere. È il linguaggio di un’epoca che cerca Dio nella materia, nei gesti quotidiani, nella carne del mondo. Così il presepe diventa un racconto silenzioso, dove ogni personaggio è una domanda e ogni strada un cammino.
Ciò che più mi commuove è questa convivenza degli opposti: il divino che si fa fragile, l’eterno che abita il provvisorio, il cielo che sceglie un angolo di terra. Il presepe napoletano non celebra la perfezione, ma la vita, con le sue crepe, perché è proprio lì che la luce riesce a passare.
E forse, ogni anno, tornando a guardarlo, non cerchiamo altro che questo: riconoscerci, anche solo per un istante, in quel piccolo mondo che ci somiglia.
Con affetto carissimo Pippo, in fondo il presepe è un canto corale espresso nel silenzio di gesti che ci parlano di un piccolo mondo antico, più autentico e più giusto.
