Confesso che ottenere questa intervista non è stato semplice. Ho dovuto attendere quasi tremila anni, superare qualche tempesta, evitare i Ciclopi, chiedere il permesso ad Atena e, soprattutto, aspettare che terminasse la proiezione del nuovo film Odissea. Ma alla fine ce l’ho fatta.
Posso quindi dire, con un pizzico di ironia, di essere stato l’unico ad aver intervistato Omero pochi minuti dopo l’uscita dalla sala cinematografica. Il grande poeta, ancora assorto nelle immagini appena viste, (con l’occasione ha miracolamente acquistato la vista) ha accettato di rispondere alle mie domande con la saggezza di chi, da quasi tre millenni, continua a raccontare il viaggio più famoso della storia dell’umanità.
Tra sorrisi, osservazioni acute e qualche bonaria frecciata al regista, Omero ha commentato questa nuova rilettura della sua opera immortale. Ne è nata un’intervista immaginaria,(con il sostegno di alcuni commenti pubblicati in rete) ma forse non troppo lontana da ciò che il vecchio cantore avrebbe davvero detto se avesse potuto sedersi davanti ad un microfono.
L’Intervista impossibile
Barbàra: Maestro Omero, finalmente ha visto il film ispirato alla sua Odissea. Qual è stata la sua prima impressione?
Omero: Mi sono trovato davanti a uno spettacolo grandioso. Il mare, le tempeste, le battaglie, le navi e gli eroi hanno una forza visiva che ai miei tempi poteva nascere soltanto nell’immaginazione di chi ascoltava i miei versi. Oggi quella fantasia ha trovato immagini potenti.
Barbàra: le è piaciuto?
Omero: Sì… ma non completamente. Un poeta deve essere sincero. Ho riconosciuto il cuore della mia storia: il desiderio di tornare a casa, l’amore di Penelope, il coraggio di Telemaco e l’inquietudine di Ulisse. Tuttavia, molte pagine del mio poema sono state cambiate, abbreviate o reinterpretate. È il destino di ogni opera che attraversa i secoli.
Barbàra: Alcuni spettatori sostengono che il film si discosti molto dal poema.
Omero: Hanno ragione. Ma un regista non è un copista. È un nuovo cantore. Christopher Nolan non ha voluto recitare i miei versi: ha raccontato il mio Ulisse con la sensibilità del suo tempo. Alcune scelte mi hanno sorpreso, altre le avrei evitate, ma non gli rimprovero il coraggio.
Barbàra: Che cosa avrebbe voluto vedere maggiormente?
Omero: Gli dèi. Nella mia Odissea gli uomini non sono mai soli. Atena protegge, Poseidone perseguita, Zeus osserva. Nel film la presenza divina appare molto più discreta, quasi nascosta. Eppure erano gli dèi a ricordare agli uomini che nessuno è padrone del proprio destino.
Barbàra: E Matt Damon nei panni di Ulisse?
Omero: Ha dato al mio eroe il volto di un uomo stanco, segnato dalla guerra e dal rimorso. È un Ulisse meno arrogante e più fragile. Mi è sembrata una lettura interessante, anche se il mio Odisseo sorrideva più spesso davanti alle difficoltà.
Barbàra: Qual è stata la scena che l’ha emozionata di più?
Omero: Il ritorno a Itaca. Perché il viaggio non è mai il mare. Il viaggio è il momento in cui si apre la porta della propria casa e ci si domanda se si è ancora gli stessi uomini partiti tanti anni prima.
Barbàra: E quella che l’ha convinta meno?
Omero: Alcuni episodi scorrono troppo velocemente. Ogni incontro di Ulisse era una lezione sulla natura umana. Quando si accorciano quelle tappe, si perde una parte dell’anima del viaggio.
Barbàra: Se potesse parlare con Christopher Nolan, che cosa gli direbbe?
Omero: Gli stringerei la mano. Gli direi: “Hai avuto l’audacia di raccogliere il mio canto dopo quasi tremila anni. Nessuno può pretendere che sia identico al mio. Ogni epoca riscrive i miti perché ogni epoca cerca se stessa.”
Barbàra: E ai giovani che vedranno prima il film e poi leggeranno il suo poema?
Omero: Direi loro di non fermarsi allo schermo. Il cinema può accendere una scintilla, ma il viaggio vero comincia tra le pagine. Nei versi troveranno un Ulisse ancora più contraddittorio, più ironico, più umano. Scopriranno che il mare dell’immaginazione è infinitamente più vasto di qualunque oceano mostrato dal cinema.
Barbàra: Maestro Omero, un’ultima domanda. Dopo quasi tremila anni, qual è il vero insegnamento dell’Odissea?
Omero: Che ogni uomo, prima o poi, affronta il proprio mare. Non importa quanto lungo sia il viaggio. Importa non dimenticare mai quale sia la propria Itaca. Perché chi perde la strada di casa, perde anche una parte di sé.


