Incendio a Cerda: tre associazioni unite per salvare contrada Canna FOTO

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Himera Live

La località di Contrada Canna, nel comune di Cerda, è stata quasi messa in ginocchio dagli incendi. In una notte di luglio in cui il caldo ha picchiato duro e il vento ha fatto il resto, il territorio si è trasformato in un inferno.

Le fiamme sono partite rapide, spinte da raffiche che non hanno dato tregua e alimentate da una terra secca come carta. In poche ore il fuoco si è propagato velocemente, devastando terreni, uliveti e recinzioni. Ha lambito le case, mettendo in grave pericolo le persone e gli animali della zona.

Dietro al disastro, purtroppo, c’è la mano di chi, senza scrupoli, approfitta delle condizioni meteorologiche avverse per innescare i roghi. Ma davanti a questa distruzione si è sollevata una risposta che profuma di Sicilia vera: quella della solidarietà.

Quando le divise contano nella forza del cuore

In prima linea non c’è stato spazio per “chi comanda” e “chi segue”. Non c’è stato il colore di una pettorina più importante di un altro. A Contrada Canna sono arrivate e si sono messe fianco a fianco tre diverse realtà del territorio:

  • La Protezione Civile, con la sua esperienza e capacità organizzativa.

  • La Poefi di Pollina, sempre pronti e professionali.
  • L’Associazione Giovanile Rigenerha di Montemaggiore Belsito, con la forza e la voglia di esserci dei giovani.

  • Le Giubbe d’Italia di Cefalù, con il coraggio e la tenacia di chi non molla mai.

Tre nomi, tre storie, tre divise diverse. Ma un unico, grande obiettivo: spegnere, salvare, proteggere.

I volontari hanno lavorato per ore avvolti dal fumo acre. Hanno tirato tubi, spalato terra e creato fasce tagliafuoco a mano. Hanno messo in sicurezza le abitazioni che rischiavano di essere inghiottite e hanno tirato fuori dalle stalle animali terrorizzati – pecore, cani, cavalli – portandoli in salvo lontano dalle lingue di fuoco. Nessuno ha chiesto gradi, nessuno ha guardato chi fosse arrivato prima. C’era solo da fare.

“Non ci siamo nemmeno accorti di chi aveva cosa addosso” racconta uno dei volontari a fine intervento, con la faccia nera di fuliggine e gli occhi stanchi. “L’importante era che quell’altro avesse un tubo in mano anche lui. Che coprissimo un fronte in più. Che un animale in più ce la facesse.”

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Diventare “una sola divisa” contro il disastro

Ed è proprio questo il senso profondo dell’intervento. In un momento in cui sale la rabbia per gli incendi dolosi e si pensa alla devastazione di terreni che ci metteranno anni a rinascere, la risposta più forte è stata la coesione. Persone che hanno scelto di diventare “una sola divisa”, invisibile ma fatta di sudore e volontà.

Perché quando brucia la terra, brucia anche la salute di chi ci vive. Bruciano le case, i ricordi, il lavoro di una vita. Ci vanno di mezzo gli animali che non sanno come scappare e le famiglie che la notte non riescono più a dormire.

La forza di questa operazione non è stata solo nei mezzi e nelle manichette. È stata nella capacità di tre associazioni di azzerare le differenze e fare squadra, capendo che di fronte al fuoco non esistono bandiere, esistono solo mani.

Il tempo della ricostruzione e della comunità

“Uniti per un unico scopo. Uniti per un unico obiettivo.” Sembra uno slogan, ma a Contrada Canna questa è stata la cronaca della notte.

Ora il fuoco è spento. Inizia il tempo del bilancio dei danni e della ricostruzione. Ma inizia anche il tempo del ricordo e del ringraziamento per chi c’era. Per chi non ha badato alla propria divisa, ma ha indossato quella di tutti. Perché il vero coraggio, a volte, non è solo sfidare le fiamme: è ricordarsi di essere comunità anche quando tutto intorno brucia.

Giuseppe Mesi

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