Caccamo: un memorial per ricordare Benedetto Rizzo

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A Caccamo, a dieci anni dalla scomparsa, viene ricordato con un Memorial

Il Dr. Benedetto Rizzo uomo buono, professionista serio, educatore dei giovani”

 

Ormai da dieci anni, non sei più fra di noi. Infatti sei stato chiamato a condividere la visione e l’eredità dei “figli di Dio”, nel tempo senza fine, per contemplare quella verità in cui hai sempre creduto e per cui hai lottato.

Come non ricordare la tua persona e i valori che hai vissuto, pur nella condizione della debolezza umana di cui tutti facciamo esperienza? Il tuo stile di persona onesta e premurosa verso chiunque ti chiedeva un consiglio, un aiuto, una parola di conforto che non sapevi negare a nessuno, a qualunque costo. L’amore verso tua madre Carolina che veneravi per tutto quello che aveva saputo donarti e la dolce figura di tuo fratello Gregorio e tua sorella Giovanna. Verso la tua professione di farmacista che hai vissuto come missione verso il tuo prossimo. Verso il “Bene Comune” della tua amata Città di Caccamo che, invece, hai visto in mano di chi ha pensato al proprio tornaconto, interesse e prestigio personale calpestando i più elementari diritti della persona umana.

Non vorrei correre il rischio di fare un “panegirico” su di te, ma per amore della verità, non posso non ricordare che se a Caccamo esistono ancora il calcio e l’Istituto di scuola superiore è per merito tuo. Infatti, siamo nel 1975, dopo che scomparvero le società sportive della Cartagine e della San Giorgio, fosti tu ad accogliere la richiesta di tanti ragazzi che volevano giocare “u palluni” fondando la polisportiva “Real Caccamo”. Aggregando decine di ragazzi, affidandoli alla cura di Tano Andolina “u zu Tanu, u palermitanu”, regalandogli l’onore di una stagione unica della sua vita vita, di cui rimarrà grato fino alla morte. Poi c’erano il giovane avvocato Giovanni Di Blasi e il giovane studente Totò Miserendino e infine io il segretario fac totumminorenne e che quindi, non compariva negli atti fondativi, ma in ogni caso operativo in tutto quando necessario per mandare avanti le attività. La squadra di pallavolo durò poco, anche perché non c’erano strutture adeguate a Caccamo.

Il glorioso “Stadio comunale” era stato devastato, come fare per far giocare i giovani? Soprattutto dove?  Non ti sei scoraggiato, d’altronde eri abituato a combattere contro i “muri di gomma”, per cui per due stagioni sia la squadra giovanile che la maggiore giocarono prima a Trabia e poi a Sciara. Le ingenti spese necessarie (iscrizioni ai campionati, campo sportivo, viaggi, abbigliamento ecc. ecc.) erano tutte a tuo carico. La tua generosità era senza limiti, tra l’indifferenza generale, soprattutto dei politici locali che mai diedero una lira, come contributo, per quanto stavi facendo in maniera disinteressata verso il bene dei giovani e del tuo paese. Fino alla fine. Contro l’ostruzionismo dei politici ottenesti il “nulla osta” per poter ritornare a giocare a Caccamo presso lo “Stadio comunale”, appena restaurato. Ricordo ancora il viaggio in camion a Messina per prendere i legni delle porte che non c’erano e che nessuno voleva mettere, naturalmente sempre a tue spese. Potevamo giocare finalmente a Caccamo, rinnovando i fasti del calcio caccamese fino alla promozione in Eccellenza per gli Allievi e ottenendo la Seconda Categoria per la prima squadra. Molti di quei ragazzi continuarono a giocare per molti anni, qualcuno calcò anche i campi della serie D, come Peppuccio Ventura. Poi venne la “fusione”, o meglio la “concessione gratuita” del titolo all’Associazione Sportiva Caccamo guidata dal cav. Salvatore Catanese, di cui per poco tempo fosti vice-presidente.

Tanti giovani, oggi padri e nonni di famiglia, sono i testimoni e gli eredi di quanto hai fatto per loro aiutandoli a crescere da ogni punto di vista. Ripeto in maniera disinteressata, senza coinvolgerli, insieme alle loro famiglie, nelle tue convinzioni politiche di destra, oppure nelle tue sfortunate campagna elettorali che ti videro candidato a Sindaco e alla Camera dei Deputati. La tua onestà intellettuale e morale ti hanno permesso di mantenere ben distinte le tue convinzioni ideologiche dall’ambito del tuo interesse a promuovere il bene dei giovani.

Così per il mondo della scuola e quindi dell’istruzione a te, tanto a cuore. Infatti era stata decisa la chiusura dell’Ist. Magistrale malgrado la campagna stampa del cav. Giorgio Ponte condotta dalle colonne de “La Voce di Caccamo” e la generale indignazione che, però nessuno osava manifestare. Decidesti allora di fondare l’Istituto Tecnico Industriale “Pietro Spica”, con l’aiuto di giovani docenti fra i quali i professori Giovanni Panzeca e Ignazio Santangelo. La sistemazione era precaria, pochi gli iscritti, ma l’Amministrazione comunale guidata dal dr. Antonino Priolo non poteva permettere che altri usurpassero il monopolio e il merito di guidare un Istituto di scuola superiore a Caccamo. Per cui mentre prima non avevano mosso un dito per evitare il triste destino del Magistrale, ora era divenuto possibile ottenerne la riapertura dello stesso. L’Itis fu costretto a chiudere, ma in fondo avevi raggiunto il tuo scopo: non fare scomparire a Caccamo un Istituto scolastico di scuola superiore.

Poi tutto cambiò, le tue vicende personali e professionali ti portarono lontano dalla nostra Città, il tuo amato paese. Ma eri lo stesso nel cuore di tutti noi, dei tuoi giovani, di tutti quelli che ti hanno amato e guardato come un esempio da seguire. Da lontano ti informavi su tutto, anche e soprattutto, delle nostre vicende personali come quelle della vita cittadina, non facendo mai mancare i tuoi consigli, come le visite estive, in quei luoghi che erano la tua vita interiore, come la tua stessa anima. Era come una boccata d’aria che ti permetteva di andare avanti. Di formarti una nuova famiglia, di riaprire una tua farmacia.

Ricordo ancora, come se fosse oggi, perché fu l’ultima volta che ti ho visto, il nostro incontro a Verona, nel 2007, dove mi trovavo per il Convegno Ecclesiale Nazionale della Chiesa Italiana. Non eri cambiato per nulla: la stessa lunghezza e taglio dei capelli, come anche la barba e, l’immancabile borsello di cuoio marrone che portavi sottobraccio; lo stesso sguardo limpido e il sorriso dolce per nascondere la tua timidezza, ma che esprimeva ugualmente il sorriso del tuo cuore.

Sarai sempre così per noi, caro dr. Benedetto. In forza della nostra fede in Cristo, morto e risorto, giudice misericordioso, crediamo che adesso godi della ricompensa per tutto quello che su questa terra magari non hai avuto e che, certamente meritavi.

Riposa in pace. La tua memoria che oggi rinnoviamo, sia benedetta per sempre e in eterno!

Il tuo segretario, Pino Calcara

oggi Padre Govanni Calcara, o.p.

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