Caccamo, Antonio Capitano: la commedia di Dante innalza la dignità dell’uomo

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Himera Live

Ho contattato per Himeralive lo scrittore e saggista caccamese Antonio Capitano che oggi presenterà un suo lavoro sul Sommo Poeta Dante, in particolare il canto undicesimo del Purgatorio.

Antonio, è sempre un piacere ritrovarsi e discettare di cultura e della “Commedia” di Dante Alighieri. Alcuni passaggi basilari del tuo saggio

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Antonio Capitano e il premio nobel Giorgio Parisi

«L’idea portante del saggio è mia, ma insieme al caro amico Stefano Adami abbiamo scelto di rileggere in chiave rovesciata il canto XI del Purgatorio, dando voce a chi, come Guinizzelli, Giotto, Provenzano Salvani, Omberto Aldobrandeschi, Cavalcanti e Cimabue, nella tradizione resta spesso sullo sfondo. Ognuno di loro offre la propria versione dei fatti, ma il filo conduttore è il Purgatorio come luogo della seconda possibilità: lo spazio in cui si riconoscono le sconfitte e si ammettono i propri errori.
Il Padre Nostro, capovolto, viene posto a conclusione della nostra analisi come gesto corale di consapevolezza dei propri limiti e delle proprie mancanze. In questo quadro risplende la figura di san Francesco, autenticamente gloriosa e sottratta alla caducità umana: l’antitesi della vanagloria e della superbia. La rinuncia ai beni, resa sublime da Giotto, diventa così il manifesto di una grandezza che coincide con la vera rivoluzione interiore. Su tutto domina l’arte, che attraverso l’immediatezza della rappresentazione figurativa conduce a quel “visibile parlare”, meravigliosa creatura dantesca capace di rendere concreta e luminosa la verità spirituale. Il canto insegna che il talento, quando c’è, va riconosciuto, ma chi lo possiede non deve limitarsi all’eccellenza tecnica: la vera grandezza nasce dall’umiltà, dal restare con i piedi per terra. Il potere, qui, appare effimero, e la sete di dominio o di supremazia non dovrebbe mai tradursi in offesa o umiliazione. È un canto di straordinaria bellezza, che continua a risuonare nella vita quotidiana e in ogni contesto umano».

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 Antonio, quanto è attuale in questo nostro momento storico Dante?

«In questo momento storico la Commedia di Dante parla con una forza sorprendentemente attuale. Dai suoi versi emerge innanzitutto l’idea della responsabilità personale: ogni anima è chiamata a riconoscere i propri errori, a fare i conti con le proprie scelte e a intraprendere un cammino di consapevolezza e di riscatto. In un’epoca segnata da crisi, smarrimento e conflitti, Dante ci ricorda che non esiste rinascita senza verità, né salvezza senza il coraggio di guardare dentro se stessi.

Traspare poi il valore dell’umiltà, contrapposta alla superbia e alla sete di potere che attraversano ogni tempo. Il Purgatorio, in particolare, ci insegna che la grandezza autentica non sta nel dominio, ma nel riconoscimento dei propri limiti e nella capacità di trasformare la colpa in occasione di crescita.
Infine, la Commedia lancia un messaggio universale di speranza: anche nel buio più fitto dell’Inferno è possibile intravedere una via d’uscita, purché ci si affidi alla ragione, alla fede, alla bellezza e all’arte, che per Dante diventano strumenti di elevazione e di dialogo tra umano e divino. È un invito, oggi più che mai, a riscoprire il senso del cammino, della giustizia e della dignità dell’uomo».

Nella foto in evidenza Antonio Capitano con Stefano Adami

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