Termini Imerese: sembrava un colpo messo a segno dai soliti noti, assolti

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Il Tribunale di Termini Imerese in composizione collegiale, presidente Dott. Potestio, dopo un processo durato più di 4 anni, ha assolto Pagano Vincenzo e Matassa Antonino, entrambi pluripregiudicati bagheresi, dall’accusa di riciclaggio e ricettazione di diverse parti meccaniche di automobili.

In sede di requisitoria, il P.M., aveva avanzato una richiesta di pena di 9 anni di reclusione per Pagano e di 8 anni per Matassa.

Le indagini prendono avvio a seguito di un arresto di Pagano per un furto di energia elettrica.

Proprio in occasione dell’arresto, i militari constatavano che, nell’abitazione erano presenti numerose parti di autovetture di sospetta provenienza; nello specifico: 52 sportelli; 10 cofani posteriori;10 monoblocco di motori; 1 blocco autoradio; 1 volante con blocco accensione per auto; 1 centralina elettrica. 

L’accusa di riciclaggio di una Ford Ka, è invece frutto di un servizio di osservazione dell’Arma durato un mese intero, 24 ore su 24, circa i movimenti sospetti notati su un casolare abbandonato nelle campagna di Bolognetta, attraverso la installazione di telecamere che inquadravano l’ingresso del luogo dove erano custodite delle carcasse di auto.

Tra i vari movimenti, hanno individuato l’ingresso di due soggetti sospetti, i quali si erano recati lì per apporre una targa “pulita”alla Ford Ka, rubata mesi prima sul territorio di Palermo al fine di nasconderne la provenienza illecita. 

I Carabinieri di Bolognetta, intervenuti in ausilio alle indagini dei Carabinieri di Bagheria, hanno identificato in Pagano il soggetto che aveva condotto la Ford Ka il giorno prima dentro il casolare per una maglietta a loro dire “particolare” indossata dal Pagano durante i controlli sul territorio in quei giorni. 

L’avvocato Raffaele Delisi, difensore di Pagano, durante il processo ha giustificato il possesso del proprio assistito di quei sportelli e di tutte le altri parti di autovetture, producendo la licenza e la iscrizione alla Camera di Commercio del proprio assistito, spiegando che in passato aveva svolto professionalmente e lecitamente l’attività di raccolta di metalli presso carrozzieri e meccanici. 

Con riguardo alle accuse di riciclaggio delle auto, i difensori, avvocati Raffaele Delisi, di Pagano e Paola Rubino di Matassa, in sede di discussione hanno dimostrato che la maglietta era l’unico elemento che riconducesse il Pagano agli autori del riciclaggio e che Matassa era stato coinvolto sol perchè era stato notato più volte in compagnia dell’amico Pagano. Le difese hanno spiegato che non vi era nessun altro elemento, né un tratto somatico, né un tatuaggio, che potesse portare a un riconoscimento certo dei propri assistiti.

I Giudici, non essendo stata provata al di là di ogni ragionevole dubbio né che gli sportelli rinvenuti al Pagano fossero di provenienza illecita, né che i due abbiano contraffatto l’autovettura rubata pochi mesi prima nelle periferie di Palermo, hanno pronunciato un’assoluzione per insufficienza di prove. 

L’avvocato Delisi dichiara:

«Un processo indiziario che ha comportato lo studio scrupoloso del fascicolo ed una meticolosa ricostruzione dei fatti. Nessun dettaglio è stato lasciato al caso, e soprattutto grazie alla ricostruzione della vecchia attività lavorativa del signor Pagano è stata smontata la tesi accusatoria che avrebbe portato ad una condanna oltremodo pesante per il mio assistito».

 

 

 
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