L’uomo abita nel corpo del Dio vivente: la filosofia investiga il Dio-universo nella complessità della vita




La musica è la voce di Dio, ecco perché l’uomo in tutta la sua evoluzione sente viva nella testa la connessione con i propri sensi.

A tal proposito l’uomo coglie la musica grazie alla matematica nelle sue varianti sonore sulla terra, soprattutto nelle frontiere già scoperte, dove l’aria funge da spartito musicale non visibile all’occhio che non investiga lo spirito ed il proprio universo nascosto.

L’uomo, d’altronde, non riesce ad ascoltare i suoni nello spazio, li non ci sono suoni, li non si può abitare, li non esiste nessuna condizione per la sopravvivenza del genere umano.

Nei fatti il genere umano non è capace di vivere in un piccolo sistema di cellule dove lo spazio non crea le condizioni necessarie per udire la voce di Dio, questo gli viene concesso solo sul pianeta terra.

Infine, per un fisico ed un matematico, lo spazio non è altro che un insieme di sistemi solari e buchi neri, per l’appunto non è altro che il corpo di Dio composto dalla vita di cui sono nati tutti gli esseri che abitano l’occhio umano che investiga il divino con gli strumenti della scienza.

Così, la musica traduce il pensiero del Dio vivente dove atomi e nuclei fanno parte integrante della vita umana, non dimentichiamo che anche il dolore fisico emette un suono, perché l’uomo abita nel corpo del divino ed il divino si autoripara quando comprende che qualcosa non funziona per come dovrebbe.

Infatti, si comunica con Dio grazie alla forza dello spirito per mezzo della fede. Alcuni esseri che vivono sulla terra invece diventano parassiti per l’esistenza del genere di appartenenza, ecco perché Dio con il tempo ne affretta l’estinzione nel complesso sistema solare d’appartenenza, in conclusione: noi apparteniamo e viviamo nella mente e nei pensieri del Dio-universo.

Infine, le scienze e le religioni tutte, queste sono al servizio dell’uomo per vivere ed abitare nella presenza del Dio vivente che desideriamo scoprire all’interno delle nostre piccole vite, come piccoli esecutori predestinati della sua volontà, se coscienti della preziosità del dono della vita sulla terra.


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